Giustizia

Diliberto "Processo breve, scelta gravissima"
 

di Giampiero Cazzato

da "La Rinascita della Sinistra"
del 25 gennaio 2010

 

Cè da sperare che la promessa sia mantenuta, che il Pd, alla Camera, faccia davvero quella «battaglia durissima» che ha annunciato dopo l’approvazione del processo breve nell’emiciclo di palazzo Madama. C’è da sperare, nulla di più, perché la ruspa berlusconiana in questi mesi si è mossa pressoché indisturbata e, a parte pochi, deboli, lamenti ed una sostanziale condivisione-subalternità del Pd sull’obiettivo di rimettere robustamente mano all’architettura costituzionale, poco si è visto.

Il processo breve è l’ultimo (per ora) capitolo del «delirio immunitario» del Cav, come ha sottolineato a caldo il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. Il reuccio di Arcore ha fatto sapere che di presentarsi in tribunale per i provvedimenti che lo vedono coinvolto non ne tiene voglia, «se andassi mi troverei di fronte a dei plotoni di esecuzione». Provocazioni, come quella di fingere che il processo breve a lui non piace.

Se di plotone di esecuzione si vuole davvero parlare eccolo lì, già bello e allineato, pronto ad crivellare di colpi la democrazia italiana e quell’insegna fastidiosa, “la legge è uguale per tutti”, che ancora campeggia nelle aule di tribunale. Mentre il Senato dà il primo sì al processo breve a Montecitorio parte l’iter per il legittimo impedimento, altra norma proteggi-Silvio. E se non bastasse il buon Angelino Alfano, guardasigilli su misura, affila le lame contro le procure e il Csm. Il governo vuole arrivare alla separazione delle carriere e ci vuole arrivare nel 2010 «l’anno delle riforme». Anno orribile il 2010, che inizia con una norma che di colpo cancella migliaia di processi (dal crack Parmalat ai morti della Tyssen solo per citarne due), smantella il sistema giudiziario al solo scopo di evitare che Silvio Berlusconi sia condannato da un tribunale della Repubblica. Mai sia, piuttosto si cambiano i tribunali e pure la Repubblica. Nel frattempo, come denunciano i magistrati, la criminalità organizzata, la mafia, i colletti bianchi, i grandi speculatori brindano.

Diliberto raccoglie il grido d’allarme delle toghe: «Il processo breve avrà conseguenze gravissime. Verranno cancellati circa 100 mila processi, primi fra tutti quelli che coinvolgono il presidente del Consiglio, e il risultato sarà che a rimetterci saranno soltanto i poveri cristi che non potranno pagarsi una schiera di avvocati di grido. Il tentativo - prosegue Diliberto - è lo stesso da sempre: asservire i magistrati agli interessi del premier minacciandoli e rendendo loro impossibile un sereno svolgimento del lavoro».

E torniamo alla battaglia delle opposizioni parlamentari. È ancora possibile oggi parlare di confronto sulle riforme senza essere presi a pernacchie nella pubblica piazza? No che non lo è. E allora sarebbe il caso di dire forte e chiaro che quella che la maggioranza ha votato è una norma palesemente incostituzionale, che viola il principio della uguaglianza davanti alla legge. L’ennesima norma incostituzionale, la più disgustosa.



Nel paese di Pinocchio
di Elias Vacca
da "La Rinascita della Sinistra"