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Con Orazio Licandro, responsabile Organizzazione del Pdci,
abbiamo analizzato la situazione politica attuale e lo stato del
Paese e della sinistra in un autunno sicuramente “caldo”.
Il Paese in crisi, ogni giorno aumenta il numero di
disoccupati e cassa integrati, e la risposta del Presidente del
Consiglio è un nuovo attacco alla Costituzione....
Aggiungo che c’è anche un salto di qualità rispetto al passato.
Cioè oltre al tradizionale conflitto con la Magistratura,
Berlusconi ha aggiunto un inedito conflitto con il Presidente
della Repubblica. Poi lo scontro con il Presidente della Camera
ed il fatto, anch’esso inaudito, di una Camera che fa la
serrata. Siamo sull’orlo del collasso istituzionale. Berlusconi
non ci sta a vedersi cuocere a fuoco lento, mentre dispone di
ricchezza, potere e un fuoco mediatico potentissimo. Così lancia
una nuova offensiva proponendo riforme istituzionali che
archivierebbero definitivamente la nostra Costituzione
repubblicana. Anche il presidenzialismo a cui pensa Berlusconi
si avvicina più al profilo di un monarca che a quello di un
Presidente della Repubblica.
Quanto ha pesato in questa nuova offensiva la vicenda “lodo
Alfano”?
Ha pesato in quanto priva di uno schermo protettivo il
Presidente del Consiglio. Ma c’è anche un’altra vicenda, cioè la
riapertura delle inchieste sulle stragi di mafia, inchieste che
Berlusconi ha bollato come “eversive”.
In questo quadro politico preoccupante, chi è e chi fa
opposizione?
Finora di opposizione parlamentare non se ne è vista
traccia.
E Di Pietro?
Di Pietro è insufficiente, perché lontano dall’affrontare,
ad esempio, temi sociali. Mentre su altre questioni,
penso a quella importantissima del federalismo fiscale,
che se attuato nelle forme proposte ridurrà in schiavitù
il Mezzogiorno, l’Idv ha votato addirittura con la maggioranza.
In Parlamento non c’è più la sinistra, anzi non ci
sono più nemmeno i laici, altrimenti i dibattiti sui temi
etici, sulla ricerca, avrebbero altri esiti.
Il Paese si trova in una situazione difficile, la crisi
economica si abbina ad un restringimento generale degli spazi
democratici, della partecipazione, cosa può fare la sinistra,
anche se fuori dal Parlamento?
Ci troviamo di fronte ad una disgregazione del tessuto
sociale del Paese dovuta alla crisi, alla perdita di posti di
lavoro, a nuove forme di povertà. Tutto ciò ha contribuito
a plasmare negativamente il volto della società, aumentando
paure, egoismi, annullando la solidarietà. È
necessario rimettere in piedi una sinistra che possa
agire per un cambiamento vero e profondo dell’Italia. I
comunisti venuti fuori dalla disfatta dell’Arcobaleno
hanno compreso questa necessità, cercando di raggiungere
subito, il prima possibile forme di unità, iniziando dai
comunisti per poi comprendere altre forze di sinistra. Ci
è stato risposto che i tempi della riunificazione tra i
due partiti – Pdci e Prc – non erano maturi, quindi oggi
siamo impegnati al massimo nella costruzione della Federazione.
Quali sono i tempi e i modi della Federazione?
Certamente la Federazione non è l’unità dei comunisti ma
un luogo dove i comunisti saranno uniti e alle elezioni
non si contenderanno, dividendolo, l’elettorato comunista
e progressista. L’assemblea di avvio della Federazione si
terrà a dicembre, subito dopo saremo già in campagna elettorale
per le regionali. Un altro appuntamento in cui purtroppo si
rischierà che i temi affrontati non saranno quelli del buon
governo delle Regioni e dei bisogni reali e importanti dei
cittadini, ma piuttosto un ennesimo referendum su Berlusconi.
Allora è necessario impegnarsi e recuperare tanti compagni alla
partecipazione ed al lavoro politico con lo spirito e la
passione di un tempo. Penso ad un coinvolgimento reale, che non
si esaurisca nel tratto populistico rappresentato anche dalle
Primarie del Pd, fatto comunque positivo. Dobbiamo lavorare per
una partecipazione che inizi e viva nelle scuole, nei luoghi di
lavoro, nelle piazze e non finisca con il passaggio in un
gazebo.
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