Insieme per un nuovo inizio

"Ripartiamo da partecipazione e passione"

Intervista a Orazio Licandro
 

di Alessandra Valentini

da "La Rinascita della Sinistra"
del 6 novembre 2009

 

Con Orazio Licandro, responsabile Organizzazione del Pdci, abbiamo analizzato la situazione politica attuale e lo stato del Paese e della sinistra in un autunno sicuramente “caldo”.

Il Paese in crisi, ogni giorno aumenta il numero di disoccupati e cassa integrati, e la risposta del Presidente del Consiglio è un nuovo attacco alla Costituzione....

Aggiungo che c’è anche un salto di qualità rispetto al passato. Cioè oltre al tradizionale conflitto con la Magistratura, Berlusconi ha aggiunto un inedito conflitto con il Presidente della Repubblica. Poi lo scontro con il Presidente della Camera ed il fatto, anch’esso inaudito, di una Camera che fa la serrata. Siamo sull’orlo del collasso istituzionale. Berlusconi non ci sta a vedersi cuocere a fuoco lento, mentre dispone di ricchezza, potere e un fuoco mediatico potentissimo. Così lancia una nuova offensiva proponendo riforme istituzionali che archivierebbero definitivamente la nostra Costituzione repubblicana. Anche il presidenzialismo a cui pensa Berlusconi si avvicina più al profilo di un monarca che a quello di un Presidente della Repubblica.

Quanto ha pesato in questa nuova offensiva la vicenda “lodo Alfano”?

Ha pesato in quanto priva di uno schermo protettivo il Presidente del Consiglio. Ma c’è anche un’altra vicenda, cioè la riapertura delle inchieste sulle stragi di mafia, inchieste che Berlusconi ha bollato come “eversive”.

In questo quadro politico preoccupante, chi è e chi fa opposizione?

Finora di opposizione parlamentare non se ne è vista traccia.

E Di Pietro?

Di Pietro è insufficiente, perché lontano dall’affrontare, ad esempio, temi sociali. Mentre su altre questioni, penso a quella importantissima del federalismo fiscale, che se attuato nelle forme proposte ridurrà in schiavitù il Mezzogiorno, l’Idv ha votato addirittura con la maggioranza. In Parlamento non c’è più la sinistra, anzi non ci sono più nemmeno i laici, altrimenti i dibattiti sui temi etici, sulla ricerca, avrebbero altri esiti.

Il Paese si trova in una situazione difficile, la crisi economica si abbina ad un restringimento generale degli spazi democratici, della partecipazione, cosa può fare la sinistra, anche se fuori dal Parlamento?

Ci troviamo di fronte ad una disgregazione del tessuto sociale del Paese dovuta alla crisi, alla perdita di posti di lavoro, a nuove forme di povertà. Tutto ciò ha contribuito a plasmare negativamente il volto della società, aumentando paure, egoismi, annullando la solidarietà. È necessario rimettere in piedi una sinistra che possa agire per un cambiamento vero e profondo dell’Italia. I comunisti venuti fuori dalla disfatta dell’Arcobaleno hanno compreso questa necessità, cercando di raggiungere subito, il prima possibile forme di unità, iniziando dai comunisti per poi comprendere altre forze di sinistra. Ci è stato risposto che i tempi della riunificazione tra i due partiti – Pdci e Prc – non erano maturi, quindi oggi siamo impegnati al massimo nella costruzione della Federazione.

Quali sono i tempi e i modi della Federazione?

Certamente la Federazione non è l’unità dei comunisti ma un luogo dove i comunisti saranno uniti e alle elezioni non si contenderanno, dividendolo, l’elettorato comunista e progressista. L’assemblea di avvio della Federazione si terrà a dicembre, subito dopo saremo già in campagna elettorale per le regionali. Un altro appuntamento in cui purtroppo si rischierà che i temi affrontati non saranno quelli del buon governo delle Regioni e dei bisogni reali e importanti dei cittadini, ma piuttosto un ennesimo referendum su Berlusconi. Allora è necessario impegnarsi e recuperare tanti compagni alla partecipazione ed al lavoro politico con lo spirito e la passione di un tempo. Penso ad un coinvolgimento reale, che non si esaurisca nel tratto populistico rappresentato anche dalle Primarie del Pd, fatto comunque positivo. Dobbiamo lavorare per una partecipazione che inizi e viva nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle piazze e non finisca con il passaggio in un gazebo.

 

 

 



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