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Oliviero Diliberto chiede “più coraggio” a
Rifondazione comunista sulla strada della riunificazione con i
Comunisti italiani. “Ci sono momenti – dice – nei quali i gruppi
dirigenti si valutano dalla capacità di essere all’altezza delle
sfide”. E questo, insiste, è uno di quei momenti. La vittoria
della Linke in Germania, però, non c’entra. Quella – spiega il
segretario del Pdci – è un’altra storia. E comunque non c’è
bisogno di andare lontano per cercare la ragioni della
riunificazione. Basta guardare in casa nostra dove “ci sono
tante urgenze da affrontare” e non presentarsi con una voce sola
è controproducente. “Io – dice Diliberto – non ho nessuna voglia
di tornare a fare il cespuglio”.
La Linke vince in Germania, i comunisti in
Italia sono divisi e fuori da tutto.
Guardi, io analizzo le cose per come sono e non
per come vorrei che fossero e la Linke e la Germania hanno una
loro specificità che non consente paragoni. E, comunque, per
trovare le ragioni di una unificazione tra noi e il Prc basta
guardare in casa nostra senza andare troppo lontano. Abbiamo di
fronte a noi una crisi economica devastante che pagano i
lavoratori, una crisi istituzionale che sta degradando le regole
democratiche, c’è un degrado morale con in più il pericolo di
cancellazione di qualunque voce critica non soltanto dal
Parlamento ma anche dai media. Ecco, di fronte a tutto ciò, ci
ritroviamo con due partiti piccoli che si chiamano comunisti. Mi
pare una follia.
E però a sinistra del Pd rimanete ancora
separati in casa.
Il rischio di un processo lento e che non suscita
passioni c’è. Io ho proposto un anno fa il partito unico tra Prc
e Pdci, mi sembrava la cosa più di buon senso. È passato un anno
e stiamo ancora discutendo di federazione. Siamo già in ritardo,
però, perché l’urgenza delle cose dovrebbe essere più forte
anche della volontà dei singoli dirigenti.
Dica la verità: cosa rimprovera a Ferrero ?
Gli chiedo più coraggio. Ci sono momenti nei
quali i gruppi dirigenti si valutano dalla capacità di essere
all’altezza delle sfide. Vorrei evitare che certe discussioni
bizantine ci allontanassero di più dalla nostra gente. A volte
sembra esserci una scarsa consapevolezza delle urgenze sociali
delle quali ho detto prima.
Ferrero ha detto che il bipolarismo serva solo
a Berlusconi e che serva una legislatura di garanzia
costituzionale con all’ordine del giorno la riforma elettorale
proporzionale e la legge sul conflitto di interesse.
Sono d’accordo. Aggiungerei che sarebbe bene
stabilire regole anche nel campo della informazione e restituire
efficienza alla giustizia, soprattutto per i cittadini normali.
Pensa anche lei come Rutelli a un governo del
presidente ?
No. Penso a un accordo tra le forze che si
ispirano alla Costituzione repubblicana. Poi, però, fatte le
regole si torna a votare.
A proposito di Rutelli, dice che il Pd è
troppo a sinistra.
Almeno lo fosse, di sinistra! Invece ha una
vocazione centrista. Sui contenuti sono tutti d’accordo su un
liberismo ben temperato. Differenze, tra i tre candidati, ci
sono soltanto sul piano delle alleanze.
Lei per chi fa il tifo tra i tre ?
Io sto dalla parte di chi viene dalla mia storia,
peraltro senza averla rinnegata come hanno fatto altri.
Proprio da lì verrebbe il pericolo individuato
da Rutelli.
Tra i principali sponsor di Bersani c’è Letta:
non credo ci siano i pericoli immaginati da Rutelli. E me ne
dispiace. |