DEMOCRAZIA: A colpi di fiducia e decreti legge
 

Nel paese di Pinocchio

Come un presidente “da fiaba” viola la Carta costituzionale

Il legislatore è sempre più l’esecutivo. L’iniziativa legislativa del governo è ormai preponderante rispetto a quella parlamentare
 

di Elias Vacca

da "La Rinascita della Sinistra"
del 30 luglio 2009

 

C’era. una volta... un re, diranno i nostri lettori. No, cera una volta il parlamento, la divisione dei poteri anche tra esecutivo e legislativo, il dibattito parlamentare sulle leggi. Oggidì invece, nel Paese di Pinocchio, non c'è più la tradizionale ripartizione dei poteri propria delle democrazie borghesi: legislativo, esecutivo, giudiziario. Con alcune aggravanti antropologiche e culturali tutte italiane, peraltro.

Anzitutto possiamo affermare che il parlamento non è più lo specchio del Paese. Al massimo è una rappresentazione mediatica dei capibastone dei partiti che si autoabilitano ad eleggere e degli elettori di quei partiti. Sì, lo so che qualcuno starà pensando di querelarmi perché gli ricordo che alcuni onorevoli figuri sono la sua immagine riflessa nello specchio delle istituzioni, ma se ha votato per uno dei partiti che quei figuri li hanno portati in parlamento, tante. Sappia l’ignoto lettore che lo ritengo complice della catastrofe antropologica da cui le nostre istituzioni sono gravate, e ne ho pure le prove.

Alcune forze politiche pur presenti in modo diffuso su tutto il territorio nazionale non sono più presenti in parlamento. La somma di coloro che non partecipano al voto e di quelli che pur avendo votato vengono defraudati della rappresentanza, attraverso quella peculiare forma di rapina che va sotto il nome di "soglia di sbarramento", mette in discussione la stessa validità sostanziale delle elezioni. Mette in crisi i cardini della democrazia rappresentativa. Per esempio: se le ultime elezioni europee fossero state un referendum sarebbero andate a ramengo per mancanza di quorum. Sottraendo dai voti espressi quelli bianchi, nulli ed attribuiti a liste taglieggiate dalla soglia di sbarramento, un italiano su due non ha domandato o comunque ottenuto rappresentanza in Europa. E vedrete che pian piano il bipolarismo esasperato, le soglie di sbarramento, le liste bloccate e lo sputtanamento sistematico delle assemblee elettive porterà ad esprimersi con il voto men che la metà degli italiani. Altro che specchio del Paese.

I parlamentari del resto dal 2006 non sono più eletti, sono nominati e "ratificati" dagli elettori. Non è detto naturalmente che le liste bloccate siano in sé una sciagura. Magari sarebbe meglio entrare nel merito della qualità delle liste, dei criteri per la formazione delle stesse e del metodo democratico nella selezione dei designati. Insomma rispetto alla deriva opposta dell’eccesso di personalizzazione del voto, o alla manifesta disparità nel concorrere all’elezione a seconda delle disponibilità economiche o della propensione al voto clientelare, che fanno la differenza nel voto con preferenza, sono semplicemente l’altra faccia della medaglia. Va comunque sottolineato che le liste bloccate sono percepite dall’opinione pubblica e dal corpo elettorale come un'ulteriore colpo alla democrazia rappresentativa.

Dunque il potere legislativo, che sia pure attraverso il meccanismo della delega elettorale è sempre stato esercitato e deve essere esercitato dal popolo, è in mano a deputati e senatori scelti secondo criteri non verificabili e semplicemente ratificati attraverso il voto. Una specie di voto di fiducia. Quei deputati e senatori dovrebbero poi, almeno in linea teorica, "fabbricare le leggi". Dovrebbero cioè promuoverle, discuterle, emendarle, approvarle. Ed in funzione di tale loro attività vengono remunerati e dovrebbero perfino essere giudicati dai loro elettori. In realtà ciò accade con sempre minor frequenza. Anzi non accade praticamente più.

Il legislatore è sempre più il governo. L’iniziativa legislativa del governo è ormai largamente preponderante rispetto a quella parlamentare (per non parlare dell'assoluta assenza dell’iniziativa legislativa popolare pur contemplata dalla Costituzione). In questo senso la Costituzione è reiteratamente violata, anzi violentata. Inoltre è sistematico il ricorso alla delega e alla decretazione d'urgenza, anche nei casi nei quali i presupposti degli articoli 76 e 77 della Costituzione non ricorrono affatto.

Con l’uso abnorme della decretazione d’urgenza fa pendant il ricorso sistematico al voto di fiducia, anche su materie con le quali la fiducia (che è una cosa seria come recitava un vecchio slogan pubblicitario) non centra affatto. Vuoi perché l’opposizione esercita, secondo il burattinaio in capo, con intollerabile pervicacia (e magari lo facesse sul serio) l’opposizione parlamentare, vuoi perché la maggioranza è un vulcano di emendamenti (nella maggior parte dei casi si tratta di banale accattonaggio parlamentare) il rispetto del termine di sessanta giorni imposto per norma costituzionale alla conversione dei decreti in leggi dello stato "impone" il ricorso alla fiducia. La dialettica parlamentare e la ragion stessa d’essere del parlamento, che è per l’appunto il luogo dove si parla nel senso di discutere e non di dare aria ai denti, non esiste più.

Alla fine, riassumendo tutte le forzature e le violazioni costituzionali di cui sopra, vien fuori uno schema per cui un tizio, padrone assoluto del partito di maggioranza relativa, sceglie i parlamentari che dovranno ratificare le norme che il governo (anch’esso scelto per la maggior parte da quel tizio) propina. In una situazione così è difficile dar torto al tizio m questione quando trae l’unica conclusione possibile: il parlamento non serve più a nulla. Siccome pago (generosamente e con i soldi vostri) una pletora di persone per darmi ragione e siccome quelli che invece pagate sempre voi per darmi torto non ne incocciano una, perché non risparmiamo un po' di soldi e incominciamo a dimezzarne il numero?? Poi potremmo anche pensare di azzerarne il numero, così risparmiamo anche sulle elezioni.

È uno schema piuttosto collaudato in Italia. Prima si violano sistematicamente le norme, con particolare preferenza per quelle penali e fiscali, poi, preso atto della sistematica e diffusa violazione di esse, si decide di abrogarle. È stato così con il falso in bilancio, con i condoni fiscali ed edilizi, con l’indulto e siamo ben avviati anche nel campo costituzionale.

C’era una volta... un re, diranno i miei piccoli lettori. No, c’era una volta un pezzo di legno. Un padre falegname lo trasformò in burattino e poi lui si trasformò, a forza di ragionare bene o male con la propria testa, in un bambino vero.

C’era una volta... un re. No, c’era una volta un pezzo di... bugiardo, diranno i miei piccoli e-lettori, che oltre ad essere un bugiardo matricolato trasformava i parlamentari in burattini. Li portava nel paese dei balocchi (o dei balossi) e anziché tirarli fuori trasformati in somari ce li teneva dentro trasformati in burattini. Anzi alcuni venivan fuori secondo la versione tradizionale: trasformati in somari (secondo alcune versioni della fiaba erano già somari prima) Quelli che riuscivano ad essere contemporaneamente burattini e somari li trasformava in ministri.

Ma questa naturalmente è solo una fiaba.



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