L'intervista a
OLIVIERO DILIBERTO

Una tappa essenziale per tutti i comunisti

Finalmente insieme
dopo tanti anni di divisioni


di Fabio Giovannini

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 9 aprile 2009

 

Il nostro incontro si svolge a pochi giorni dalla presentazione del nuovo simbolo dei comunisti per le elezioni europee. Quali sono secondo te le prime reazioni a questa lista finalmente unitaria?

Durante le assemblee percepisci che nel corpo militante sia nostro sia di Rifondazione, e ancora di più tra gli elettori, vi è un grande entusiasmo. C’è entusiasmo perché è il primo fatto politico di ricongiungimento dopo tanti anni di divisioni e di rancori. Noi abbiamo perseguito questo obiettivo con molta tenacia, verrebbe da dire quasi con caparbietà. Però quando poi i risultati arrivano, ripagano della fatica e in qualche caso anche delle amarezze.

L’accordo per le europee è già un grande risultato. Questo accelera la possibilità di una riunificazione dei due partiti ?

Per noi la lista comune era e rimane una prospettiva politica: si tratta cioè di una tappa, importantissima ma pur sempre una tappa, rispetto al progetto politico della riunificazione dei due partiti comunisti in Italia. Francamente non ha davvero nessun senso che i due partiti continuino a essere separati o a volte persino in lotta tra di loro. Dentro Rifondazione c'è un dibattito sul "dopo" ed evidentemente questo dibattito potrà avere uno sbocco positivo o meno sulla base dell’esito delle elezioni.

Con il varo della lista comunista può crescere l’ottimismo sulla possibilità di superare il 4 per cento ?

Noi non dobbiamo avere paura, perché i comunisti sono molto al di sopra di quella percentuale e l’entusiasmo che ha suscitato il simbolo comune è un abbrivio che dobbiamo sfruttare. La motivazione per la quale abbiamo fatto la lista insieme non è certamente la soglia di sbarramento, perché noi abbiamo proposto la lista unitaria con Rifondazione addirittura nelle europee del 2004 e poi abbiamo ribadito l’esigenza di unità in ogni occasione, ben prima che si parlasse di soglia di sbarramento. Credo che lo stesso ragionamento vada fatto nei territori, è un punto politico di primaria importanza. Non verremmo capiti da nessuno se lo stesso giorno, votando europee e amministrative, noi andassimo alle europee con un simbolo comune e alle provinciali e comunali divisi. C’è obiettivamente l’esigenza di andare a liste comuni anche alle amministrative, nonostante anni difficili nei rapporti tra noi e Rifondazione, non in tutti i luoghi ma sicuramente in alcuni. Con quali argomenti faremmo la campagna elettorale delle amministrative per sostenere una lista di partito, mentre viceversa a livello europeo andiamo insieme ad altre forze ? A me sembra un fatto di elementare buon senso, prima ancora che una considerazione politica. Vanno superate delle resistenze e su questo dobbiamo incalzare  ovunque Rifondazione. Siamo stati noi del Pdci, quasi ovunque, ad aver proposto la lista insieme, abbiamo dato un’indicazione nazionale su questo: in qualche caso Rifondazione ha accettato, in altri no. Non c’è dubbi che ci sia grande rammarico nei territori dove Rifondazione non ha accettato, la cosa ovviamente ci dispiace. Ma non ne faremo motivo di polemica perché dobbiamo marciare uniti alle europee, il cui esito è essenziale proprio per il "dopo".

Quali saranno i temi politici principali su cui si dovrà fare la campagna elettorale dei comu-nisti ?

Sintetizzo con uno slogan; più Stato, più pubblico, meno mercato, meno privato. In Europa si decidono ormai molte questioni che hanno una immediata ricaduta nella vita dei singoli Stati. La crisi è una crisi globale, pesantissima. Coloro che l’hanno creata, e cioè la grande finanza internazionale, ne devono rispondere: altrimenti gli unici che pagheranno la crisi saranno i "soliti noti" e cioè i settori più deboli della popolazione.La disperazione è palpabile, si stanno perdendo milioni di posti di lavoro. E in alcuni paesi, come la Francia, manca persino il sistema di protezioni sociali che, se pure molto colpite e provate, comunque ancora esistono in Italia, penso alla cassa integrazione. Noi chiediamo uno straordinario intervento pubblico nell'economia per salvare i posti di lavoro. Intervento pubblico che deve essere finanziato, secondo noi, con un’imposta patrimoniale progressiva così come per altro recita la Costituzione italiana. E pensando al futuro occorre un massiccio intervento nel campo della cultura, della scuola, dell’università, dell’innovazione. Perché il futuro del nostro paese e della vecchia Europa si giocherà proprio sulla capacità di essere competitivi nel senso migliore della parola e cioè non abbassando i salari ma offrendo prodotti migliori degli altri. Da questo punto di vista il governo italiano è disastroso. Siamo indietro ormai in tutte le classifiche mondiali, i migliori tra i paesi in via di sviluppo hanno investimenti in questi settori strategici infinitamente più incisivi dei nostri. Un paese come la Francia, che è governato dalla destra, ha varato alla fine del 2008 un progetto di investimento nel campo della cultura di un miliardo di -euro, cosa per noi fantascientifica con il governo Berlusconi. Devo dire che pesano anche i limiti, i ritardi e le incomprensioni del governo Prodi che non ha investito quanto avrebbe dovuto proprio in una prospettiva di sviluppo per il futuro, non per l’immediato. Una classe dirigente degna di questo nome deve pensare al futuro, non solo al presente. Nell’immediato bisogna tamponare gli effetti della crisi, cioè la disoccupazione di massa, con un intervento pubblico nell’economia e nel lavoro. Quindi vanno modificate le cause della crisi attraverso interventi strutturali sul sistema finanziario, sulle banche, con la riacquisizione da parte del pubblico del controllo sul sistema creditizio. Ma guardando al dopodomani serve un investimento sull’intelligenza delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi.

Sul piano dei rapporti internazionali, che ruolo vedi per l’Europa sulle questioni della pace in particolare nell’area mediterranea ?

L’Europa al momento, avrebbe detto Metternich, è una questione geografica. Nel senso che su tutte le grandi questioni ha fatto sentire poco o nulla la sua voce. Penso non solo al dramma palestinese, ma a tutta la politica mediterranea. Se si vogliono creare le condizioni per una nuova politica di pace e cooperazione, l’Europa deve far sentire al governo israeliano innanzitutto che non si seguiranno pedissequamente le sue decisioni. È del tutto evidente che il processo di pace al momento non c’è più. Soltanto con delle pressioni, e secondo noi con delle sanzioni, verso il governo israeliano si potrà arrivare a una soluzione pacifica ed equa. Ma l’Europa fino adesso non ha fatto quasi niente.

Dunque abbiamo molto lavoro davanti a noi, per una campagna elettorale importante e sotto certi aspetti decisiva. E questa volta torniamo di fronte agli elettori con il simbolo della falce e martello...

Dobbiamo valorizzare il simbolo della nostra lista unitaria,  un simbolo antico e nuovo insieme. Ora il simbolo va fatto vivere, va veicolato: in tutte le manifestazioni, in tutti gli appuntamenti di partito bisogna propagandare questo nuovo simbolo che è di pari dignità tra i due partiti. Ne dobbiamo essere orgogliosi, perché è un risultato innanzitutto del Pdci che ci ha creduto. Possiamo dire che proprio la nostra tenacia consente oggi, dopo il disastro del 2008, di guardare con maggiore fiducia al nostro futuro, e quando dico nostro intendo il futuro di tutti i comunisti in Italia.



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