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Oliviero Diliberto è esausto. Partito da Roma, è
appena arrivato in Calabria per una riunione politica. “Ho
impiegato sette ore. Questi sono i trasporti in Italia”, si
lamenta al telefono il segretario del Partito dei comunisti
italiani. Impossibile non fargli notare che fino a un anno e
mezzo fa il ministro dei Trasporti era Alessandro Bianchi, un
tecnico indicato proprio dal Pdci, sebbene poi passato, strada
facendo, al Partito democratico. “Ma proprio la sostituzione di
Bianchi era un buon motivo per sapere che le cose andassero
meglio”, replica Diliberto, e forse non solo per amor di
battuta. Resta comunque un dubbio: è più sfiancante e frustrante
attraversare l’Italia in treno o farlo con lo scopo dichiarato
di far rinascere un grande partito comunista italiano? “Io
voglio rifare il Pci, è vero. Basta vedere cosa è successo ai
diritti dei lavoratori dopo la sua fine: soppressione della
scala mobile, abbassamento delle pensioni con introduzione del
sistema contributivo, precarizzazione del lavoro. Ora siamo
addirittura alla proposta di inibire il diritto allo sciopero.
Ma non sono pazzo. So che non è più un obiettivo realistico una
forza del 30 per cento. Mi basterebbe ridare vita a un partito
comunista di media dimensione, come Rifondazione a metà anni
Novanta. Ci manca. Manca ai lavoratori di questo paese”.
A giudicare dalle ultime politiche non si
direbbe.
Il disastro del 2008 è figlio della proterva
scelta, che noi non condividevamo, di non usare la falce e
martello nel simbolo. E per sostituirlo con cosa? Quell’orrido
Arcobaleno. Mi faceva e mi fa un tale orrore, quel simbolo, che
ormai ho timore di guardare il cielo dopo la pioggia per paura
di vederne uno.
I partiti comunisti si sono estinti in tutto
il mondo occidentale.
A ben guardare solo in Francia e in Italia. In
Portogallo e Grecia godono di buona salute e il presidente di
Cipro è un comunista.
Con tutto il rispetto non sono paesi molto
all’avanguardia.
E lo saremmo noi? Prendiamo l’anomalia italiana.
Prima era l’esistenza del più grande partito comunista
d’occidente. Oggi siamo l’unico paese in cui manca persino un
partito socialista.
E non sono collegate le due cose ?
Ciò che imputo di più a Occhetto è che, se
proprio si doveva sciogliere il Pci, si doveva almeno dire
cos’era il nuovo soggetto: un partito socialdemocratico. Io ero
in disaccordo, ma avrei capito quella scelta. Avrebbe consentito
di fare i conti proprio con Craxi e la questione socialista.
Invece si è scelta la confusione, la melassa da don Milani a
Martin Luther King, la perversa coerenza di citare
indifferentemente grandi liberali come Einaudi e Antonio
Gramsci, ma avendo cura di presentarlo come un bizzarro eretico
e non come quel comunista a tutto tondo che era.
Dovrebbe essere d’accordo con Bertinotti
allora, che sta provando a far nascere un partito socialista
riformista.
Alleandosi con chi? Con i socialisti
filoatlantici e favorevoli alla legge Biagi? Auguri. Mi pare un
approdo piuttosto nebuloso. Questa rincorsa a una Bolognina con
vent’anni di ritardo è una tragedia che si ripete in farsa. Dopo
la caduta del muro di Berlino c’era perlomeno una urgenza
epocale. Ma adesso perché? Ci siamo arrabbiati per diciotto
anni, dopo la svolta di Occhetto, per scoprire che qualcuno non
ci credeva nemmeno.
Bertinotti non ci credeva?
Passare dal movimentismo più spinto alla
presidenza della Camera è parso un salto mortale carpiato, una
mutazione genetica.
Anche Pietro Ingrao fu presidente a
Montecitorio da comunista.
Ma non poteva fare il ministro. Bertinotti
avrebbe potuto chiedere il Lavoro. Non sarebbe stato meglio? E
poi parlare di “indicibilità del comunismo”, lui, per dodici
anni segretario del Prc. Questa è schizofrenia.
Ma se l’esigenza è un forte partito di
sinistra, che ragione c’è di continuare a invocare il comunismo
nel nome della ditta ?
Serve un orizzonte, un punto di vista
radicalmente critico dell’esistente. Non basta una buona
gestione del capitalismo.
E l’orizzonte cosa sarebbe? L’abolizione della
proprietà privata?
Casomai, l’abolizione della proprietà privata dei
mezzi di produzione.
A quello sta già pensando la crisi globale.
Eh no, non si può parlare delle ricette
anti-crisi senza ricordare che è il mercato capitalistico che ha
prodotto questo disastro. Se non ci fosse stato quel sistema non
ci sarebbero interi paesi su lastrico. Ma ha visto cosa sta
succedendo nei paesi dell’est Europa?
Non che quarant’anni di socialismo reale li
avessero lasciati molto meglio.
Sul lastrico ci sono finiti dopo la caduta del
socialismo, con un sistema allucinante di privatizzazione. In
Ungheria a causa della finanziarizzazione sfrenata sta crollando
lo Stato. Dico, lo Stato. Oggi le ragioni del comunismo sono
ancora più forti.
Anche in Italia.
Certo. A ben vedere cos’era il Pci? Era un
moderno partito del lavoro che, non rinnegando una prospettiva
di cambio radicale della società, però faceva politica nelle
condizioni date.
In attesa della rivoluzione.
Mi accontenterei della piena attuazione
dell’articolo 3 della Costituzione, l’impegno a rimuovere gli
ostacoli che impediscono una reale uguaglianza tra le persone.
Mi va bene anche l’iniziativa privata in economia, purché sia
subordinata a fini di utilità generale.
Adesso c’è parecchio traffico a sinistra. Con
la proposta dell’assegno ai disoccupati ora vi fa concorrenza
anche il Pd di Franceschini.
Rispetto a Veltroni, svoltare a sinistra è
facilissimo. Quelli del Pd dovrebbero però anche avere coraggio
e dire “siamo stati coglioni”. Perché quando lo abbiamo proposto
noi, l’assegno, hanno detto no.
Salva qualcosa della stagione veltroniana ?
Veltroni ha sbagliato tutto. L’analisi del paese.
Il sistema di alleanze. Criticava la litigiosità dell’Unione e
si è alleato con il re degli attaccabrighe, Di Pietro,
regalandogli una formidabile rendita di posizione. E poi è un
altro schizofrenico. Un giorno voleva fare le riforme con
Berlusconi, il giorno dopo chiamava Scalfaro in piazza a dire
che Berlusconi è un dittatore.
Pure lei tifa D’Alema per una svolta a
sinistra del Pd ?
L’impressione è che sia stato connivente rispetto
a tutte le scelte di Veltroni. Sono amico di D’Alema, ne ho
stima. Ma non ne ha azzeccate molte ultimamente.
A proposito di litigi, lei e Ferrero non avete
ancora ufficializzato la lista unitaria per le europee e già
siete ai ferri corti.
L’ultima intervista di Ferrero al Corriere mi ha
fatto molto arrabbiare, perché dava un’idea satellitare dei
nostri rispetto a Rifondazione. Un’idea che non si giustifica
mai, perché il rispetto reciproco è fondamentale, ma tantomeno
ora, che loro hanno il tre e noi il due.
L’alleanza è in forse ?
No, è grottesco che continuino ad esserci due
partiti comunisti. Ma non mi faccio nemmeno demoproletarizzare.
E delle imprese di Vendola che pensa?
Vendola, avendo aperto ufficialmente all’Udc, sta
sposando una linea incomprensibile per un uomo di sinistra. Lo
lasci fare a Rutelli. Così non ci capisce più nessuno. La cosa
peggiore da fare all’opposizione è prefigurare alleanze che
fanno incazzare ancora di più il nostro popolo. |