Per l'unità dei Comunisti

La sfida di Oliviero

Intervista al segretario,
Oliviero Diliberto

di Fabio Giovannini e Manuela Palermi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 5 febbraio 2009

 

Diliberto sta partendo per la sua terra, la Sardegna. L’aspettano nove iniziative in tre giorni, un tour de force estenuante in vista delle elezioni amministrative: dal Sulcis a Iglesias, da Carbonia a tanti piccoli centri in provincia di Nuoro. Riusciamo a incontrarlo di corsa con la valigia in mano.

Ma vogliamo che risponda a qualche domanda sulla vicenda forse più grave e inquietante degli ultimi giorni, l’accordo tra Veltroni e Berlusconi per uno sbarramento del 4% alle prossime elezioni europee, un favore del cavaliere al segretario del Pd per fargli recuperare un po’ di voti a sinistra visto lo stato comatoso che gli danno tutti i sondaggi e averne in cambio qualche vantaggio per sé.

Segretario qual è il tuo giudizio sul patto tra il capo del governo e il capo dell’opposizione parlamentare sulla legge per il rinnovo del parlamento europeo ?

Hanno posto in essere un’accelerazione sulla legge elettorale europea a poca distanza dal voto. Non s’era mai vista una cosa del genere. È una vera e propria nefandezza. Credo che sia chiaro non solo al cosiddetto ceto politico, ma all’intero popolo della sinistra, lo scambio che s’è consumato tra Partito democratico e Pdl. Se fosse ancora vivo Pajetta, non esiterebbe a parlare di “legge truffa”. Il Pd di Veltroni è mosso da una forma di furente accanimento verso la sinistra. Vuole cancellarla costi quel che costi. E quel che costa è già evidente, è sotto gli occhi di tutti.

Primo: Veltroni non fa opposizione parlamentare. E vi sembra poco quando siamo di fronte ad una crisi economica acuta, in cui vengono lasciate le mani libere a Berlusconi con la conseguenza che a rimetterci saranno prima di tutto i lavoratori?

Secondo: la Cgil rifiuta di firmare un accordo con governo e Confindustria che cancella il contratto nazionale, l’elemento più alto della solidarietà operaia, e diminuisce ulteriormente il salario perché dall’inflazione saranno esclusi i costi derivanti dall’energia. E il Pd che fa? Si schiera nei fatti con l’accordo separato sottoscritto da governo e Confindustria con Cisl, Uil e Ugl, il sindacato di destra, e non basta.

Vai avanti.

Potrei farvi un lungo elenco, ma mi limito ad alcuni punti fondamentali. Veltroni sta svendendo diritti e principi fondamentali sui temi delicatissimi. Chissà, forse non se ne accorge, il che sarebbe ancora più pericoloso, ma qualcuno del suo partito dovrebbe avvertirlo. Guardate la vicenda del federalismo. Vi pare un caso che i Democratici si sono astenuti in Parlamento? Su un tema che corre il rischio di dividere il Paese tra ricchi e poveri? Ma via! E senza sapere quel che costerà, come saranno ripartite le risorse. E pensate alla disponibilità che viene data sulla riforma della giustizia senza che siano coinvolti i magistrati. Anzi, contro i magistrati. E le intercettazioni? Chi è che non vuole le intercettazioni in Italia? Berlusconi. Sulla vigilanza Rai è scoppiato un teatrino che aveva qualcosa di grottesco ed ora si accingono a consegnare ufficialmente al capo del consiglio il controllo e la gestione totale dell’informazione. Di conflitto di interessi non si parla più, ovviamente. E c’è un’ultima cosa, la più grave di tutte e la più imperdonabile: le cosiddette riforme costituzionali “condivise”. È un osceno baratto.

Quello che tu denunci è un problema serissimo di democrazia.

Certo, non è da oggi che lo faccio. Cancellarci dal parlamento italiano prima, e poi da quello europeo, è un modo per togliere dal paese la voce dei comunisti. Veltroni non vuole nessuno a sinistra e vuole essere libero di farsi gli accordi con Berlusconi. Non ce la fa attraverso il consenso popolare. Ha perso alle elezioni nazionali, ha consegnato il Paese a Berlusconi e i sondaggi lo danno vertiginosamente in calo. E allora ricorre a trucchi, alle leggi elettorali truffa. C’è davvero un problema serissimo di democrazia. Perché la democrazia si fonda sulla rappresentanza e l’accordo tra Berlusconi e Veltroni ha l’obiettivo di eliminare una serie di sensibilità politiche, culturali, sociali e persino, aggiungo con un termine antico, ideologiche, che esistono nella società, e che non verrebbero più rappresentate ove non superassero la soglia di sbarramento.

L’argomento cui ricorrono, e che potrebbe avere una certa presa sull’elettorato, è quello della semplificazione politica. Che ne pensi ?

Posso capire il richiamo alla semplificazione in tema di governo, anche se non lo giustifico affatto, perché la logica della semplificazione ha sempre qualcosa di autoritario. Ma ammettiamo che abbia un senso. Questo può valere se si tratta appunto del governo, cioè delle elezioni politiche nazionali, in nome delle parole d’ordine che tanto piacciono le destre e a Veltroni: governabilità, efficienza, comando. In questo Paese ci sono stati due grandi partiti di massa, il Pci e la Dc, c’era il proporzionale puro senza soglia di sbarramento, e la governabilità c’è sempre stata. Ma pure ammettendo che le loro ragioni abbiano un qualche senso, varrebbero, ripeto, solo per il parlamento nazionale. Che centra il parlamento europeo? Caso mai lì si pone l’esigenza contraria, quella della massima rappresentatività. Chiamiamo le cose con il loro nome. È semplicemente un’operazione di killeraggio.

E allora segretario come se ne esce ?

Io sono convinto che se si vuole diventare grande bisogna pensare in grande, non avere paura. Pur comprendendo e denunciando la nefandezza dell’operazione, io sono per accettare la sfida della soglia di sbarramento. E accettarla significa mettere mano, politicamente e non solo elettoralmente, a un progetto.

Qual è questo progetto ?

Il progetto è quello che abbiamo individuato al nostro congresso di Salsomaggiore, dopo la pesante sconfitta elettorale. Lì, mesi fa, quando ancora non si parlava, non si pensava neanche a una soglia di sbarramento, noi abbiamo proposto a tutti comunisti, e quindi prioritariamente e Rifondazione comunista, di rimettere assieme i comunisti. Un’operazione politica, non certo un cartello elettorale. Un’operazione politica per opporre alla destra dilagante, alla deriva del Pd, all’assenza di opposizione parlamentare, la possibilità del cambiamento. La crisi economica e democratica che sta colpendo l’Italia pretende un’assunzione di responsabilità. Basta con gli orticelli, con i rancori, con le vecchie polemiche. I comunisti devono unirsi per costruire una forza in grado di proporre al Paese un’alternativa. Sul lavoro, sui diritti civili, sulla pace. La nostra è una posizione politica limpida e, lasciatemelo dire, generosa. Noi ci mettiamo a disposizione di un processo di unità dei comunisti per ridare forza e dignità ad un Paese massacrato dalle politiche berlusconiane. Abbiamo presentato questa proposta a Rifondazione comunista nel luglio del 2008. non abbiamo nessuna intenzione di fare marcia indietro.

Rifondazione sta vivendo un passaggio molto difficile, segnato da una pesante scissione. Quali possibilità concrete ci sono che si arrivi a un accordo tra Prc e Pdci per presentarsi insieme alle elezioni europee ?

Ho fiducia che i compagni e le compagne di Rifondazione comunista comprendano che questa è l’unica strada possibile. L’unica alternativa che viene proposta al Paese. Mi sembrerebbe davvero insensato e grottesco andare divisi alle elezioni europee con il rischio o addirittura la certezza che nessuno superi la soglia. E voglio aggiungere che dopo la sconfitta elettorale del 2008 sarebbe politicamente incomprensibile - anche al di là della legge elettorale, lo dico con forza - se permanessero le vecchie divisioni e ci fossero due falci e martello sulla scheda, opposte e inevitabilmente in concorrenza tra loro. Faremmo un favore a Veltroni e, ne sono convinto, la gente di sinistra, che è ancora tanta, non ce lo perdonerebbe.

E infatti tra i militanti di due partiti è molto sentita l’esigenza dell’unità dei comunisti.

È così. Un processo unitario - anche graduale, per tappe, sperimentato dalle iniziative e dalle lotte, coinvolgendo i militanti e i simpatizzanti - riaccenderebbe tante speranze. In questo Paese, se vince la politica di Veltroni, si corre il rischio di morire berlusconiani. L’unità può ravvivare energie, consensi. Dovremmo sempre ricordare la grande manifestazione dell’11 ottobre scorso a Roma. Lì un popolo di comunisti e di sinistra ha chiesto esplicitamente l’unità dei due partiti. Non dimentico la gente che gridava “uno, un solo partito comunista!”. Una piazza strapiena, una grande emozione. È dovere di tutti, nostro e di Rifondazione, rispondere positivamente a quella richiesta politica.

Quando prevedi che ci saranno notizie più sicure per quanto riguarda il nostro rapporto con Rifondazione?

Ci sono contatti continui e sono positivi. Poi, naturalmente, come dicevate, ci sono problemi legati essenzialmente alle difficoltà interne di Rifondazione comunista. Ma io sono fiducioso. Sono moltissime le cose che ci legano, a cominciare dall’analisi della sconfitta alle elezioni nazionali, sui limiti che ha avuto l’Arcobaleno, sul fatto che non sia riproducibile. Comunque bisognerà decidere in fretta, a breve. Occorre iniziare la campagna elettorale, attrezzare le strutture periferiche… noi continueremo a chiedere un processo unitario a Rifondazione comunista senza stancarci, perché la nostra è una scelta strategica, indipendente dalla legge elettorale. Noi insisteremo sulla prospettiva unitaria fino all’ultimo minuto utile. Tuttavia bisogna fare presto.

Un editoriale del Manifesto intitolato “Saltiamo un giro”, ha proposto nei giorni scorsi di non presentare liste di sinistra elle europee, puntando invece alla ricostruzione dal basso. Cosa ne pensi ?

Succedono davvero cose strane a sinistra. È il sintomo di uno sbandamento. La proposta è surreale. Che significa “saltare un giro”? che gli racconti all’elettorato, che ti vuoi prendere una vacanza? O, cosa più verosimile, che hai paura? Avere una rappresentanza al parlamento europeo significa esercitare un ruolo in un contesto che diventerà sempre più importante, quello dell’Unione europea. C’è anche un problema materiale con cui bisogna fare i conti. La politica costa perché costa la democrazia. E senza soldi la politica non si fa, noi stessi come partito non potremmo sopravvivere. Di soldi ne fa a meno Berlusconi perché ne ha di suoi. Ne fanno a meno quelli, compreso il Pd, che possono contare sul finanziamento di imprese e padroni. Noi no. Noi viviamo di militanza. Quindi a me la proposta di non presentarsi alle europee sembra letteralmente suicida.

Segretario, tu hai definito una nefandezza la scelta del Pd di accordarsi con il Pdl sulla legge elettorale europea. I comunisti italiani fanno parte di numerose giunte insieme al centrosinistra e si avvicinano anche importanti elezioni amministrative. Il patto tra Berlusconi e Veltroni potrà avere delle ricadute a livello locale ?

Confesso che, per quanto mi riguarda, rimetterei in discussione tutto. E grazie al Pd, Berlusconi prenderebbe anche città e regioni che sono storicamente di sinistra. Quello che mi sento di rispondere è che tratteremo caso per caso. Ma aggiungo, sapendo quel che dico, non dò nulla per scontato. Quando qualcuno tenta di ucciderti, hai il dovere di reagire. L’accordo tra Berlusconi e Veltroni può certo avere ripercussioni a livello locale, dove tra l’altro ci sono problemi oggettivi di programma e di credibilità del Pd. Il Partito democratico, con questo gruppo dirigente che spero venga cambiato al più presto, sta portando al massacro non solo se stesso, ma tutto ciò che si oppone a Berlusconi. Anche per via della gigantesca questione morale che abbiamo visto esplodere ormai in tutta Italia. Che, se non risolta, non potrà vederci indifferenti.

Alcuni esponenti del Pd hanno preso posizione contro l’accordo Veltroni-Berlusconi sulla legge elettorale europea. È possibile che in quel partito si moltiplichino i dissensi verso una linea politica che mira a distruggere la sinistra ?

Noi apprezziamo quanti non condividono la scelta omicida che sta facendo il gruppo dirigente nazionale del Pd. Ci sono state prese di posizione, ma francamente troppo timide. Una scelta omicida come quella di Veltroni va fermata con decisione e molti del Pd dovrebbero averne maggiore consapevolezza. Viene portata aventi lucidamente ed ha il chiaro obiettivo - lo ripeto - di cancellare qualunque forma di opposizione di sinistra. Il che, tra l’altro, significa regalare ulteriori consensi a Di Pietro e Berlusconi. La posizione del Pd non è solo incomprensibile, è irresponsabile.