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Diliberto sta partendo per la sua terra, la
Sardegna. L’aspettano nove iniziative in tre giorni, un tour de
force estenuante in vista delle elezioni amministrative: dal
Sulcis a Iglesias, da Carbonia a tanti piccoli centri in
provincia di Nuoro. Riusciamo a incontrarlo di corsa con la
valigia in mano.
Ma vogliamo che risponda a qualche domanda sulla
vicenda forse più grave e inquietante degli ultimi giorni,
l’accordo tra Veltroni e Berlusconi per uno sbarramento del 4%
alle prossime elezioni europee, un favore del cavaliere al
segretario del Pd per fargli recuperare un po’ di voti a
sinistra visto lo stato comatoso che gli danno tutti i sondaggi
e averne in cambio qualche vantaggio per sé.
Segretario qual è il tuo giudizio sul patto
tra il capo del governo e il capo dell’opposizione parlamentare
sulla legge per il rinnovo del parlamento europeo ?
Hanno posto in essere un’accelerazione sulla
legge elettorale europea a poca distanza dal voto. Non s’era mai
vista una cosa del genere. È una vera e propria nefandezza.
Credo che sia chiaro non solo al cosiddetto ceto politico, ma
all’intero popolo della sinistra, lo scambio che s’è consumato
tra Partito democratico e Pdl. Se fosse ancora vivo Pajetta, non
esiterebbe a parlare di “legge truffa”. Il Pd di Veltroni è
mosso da una forma di furente accanimento verso la sinistra.
Vuole cancellarla costi quel che costi. E quel che costa è già
evidente, è sotto gli occhi di tutti.
Primo: Veltroni non fa opposizione parlamentare.
E vi sembra poco quando siamo di fronte ad una crisi economica
acuta, in cui vengono lasciate le mani libere a Berlusconi con
la conseguenza che a rimetterci saranno prima di tutto i
lavoratori?
Secondo: la Cgil rifiuta di firmare un accordo
con governo e Confindustria che cancella il contratto nazionale,
l’elemento più alto della solidarietà operaia, e diminuisce
ulteriormente il salario perché dall’inflazione saranno esclusi
i costi derivanti dall’energia. E il Pd che fa? Si schiera nei
fatti con l’accordo separato sottoscritto da governo e
Confindustria con Cisl, Uil e Ugl, il sindacato di destra, e non
basta.
Vai avanti.
Potrei farvi un lungo elenco, ma mi limito ad
alcuni punti fondamentali. Veltroni sta svendendo diritti e
principi fondamentali sui temi delicatissimi. Chissà, forse non
se ne accorge, il che sarebbe ancora più pericoloso, ma qualcuno
del suo partito dovrebbe avvertirlo. Guardate la vicenda del
federalismo. Vi pare un caso che i Democratici si sono astenuti
in Parlamento? Su un tema che corre il rischio di dividere il
Paese tra ricchi e poveri? Ma via! E senza sapere quel che
costerà, come saranno ripartite le risorse. E pensate alla
disponibilità che viene data sulla riforma della giustizia senza
che siano coinvolti i magistrati. Anzi, contro i magistrati. E
le intercettazioni? Chi è che non vuole le intercettazioni in
Italia? Berlusconi. Sulla vigilanza Rai è scoppiato un teatrino
che aveva qualcosa di grottesco ed ora si accingono a consegnare
ufficialmente al capo del consiglio il controllo e la gestione
totale dell’informazione. Di conflitto di interessi non si parla
più, ovviamente. E c’è un’ultima cosa, la più grave di tutte e
la più imperdonabile: le cosiddette riforme costituzionali
“condivise”. È un osceno baratto.
Quello che tu denunci è un problema
serissimo di democrazia.
Certo, non è da oggi che lo faccio. Cancellarci
dal parlamento italiano prima, e poi da quello europeo, è un
modo per togliere dal paese la voce dei comunisti. Veltroni non
vuole nessuno a sinistra e vuole essere libero di farsi gli
accordi con Berlusconi. Non ce la fa attraverso il consenso
popolare. Ha perso alle elezioni nazionali, ha consegnato il
Paese a Berlusconi e i sondaggi lo danno vertiginosamente in
calo. E allora ricorre a trucchi, alle leggi elettorali truffa.
C’è davvero un problema serissimo di democrazia. Perché la
democrazia si fonda sulla rappresentanza e l’accordo tra
Berlusconi e Veltroni ha l’obiettivo di eliminare una serie di
sensibilità politiche, culturali, sociali e persino, aggiungo
con un termine antico, ideologiche, che esistono nella società,
e che non verrebbero più rappresentate ove non superassero la
soglia di sbarramento.
L’argomento cui ricorrono, e che potrebbe
avere una certa presa sull’elettorato, è quello della
semplificazione politica. Che ne pensi ?
Posso capire il richiamo alla semplificazione in
tema di governo, anche se non lo giustifico affatto, perché la
logica della semplificazione ha sempre qualcosa di autoritario.
Ma ammettiamo che abbia un senso. Questo può valere se si tratta
appunto del governo, cioè delle elezioni politiche nazionali, in
nome delle parole d’ordine che tanto piacciono le destre e a
Veltroni: governabilità, efficienza, comando. In questo Paese ci
sono stati due grandi partiti di massa, il Pci e la Dc, c’era il
proporzionale puro senza soglia di sbarramento, e la
governabilità c’è sempre stata. Ma pure ammettendo che le loro
ragioni abbiano un qualche senso, varrebbero, ripeto, solo per
il parlamento nazionale. Che centra il parlamento europeo? Caso
mai lì si pone l’esigenza contraria, quella della massima
rappresentatività. Chiamiamo le cose con il loro nome. È
semplicemente un’operazione di killeraggio.
E allora segretario come se ne esce ?
Io sono convinto che se si vuole diventare grande
bisogna pensare in grande, non avere paura. Pur comprendendo e
denunciando la nefandezza dell’operazione, io sono per accettare
la sfida della soglia di sbarramento. E accettarla significa
mettere mano, politicamente e non solo elettoralmente, a un
progetto.
Qual è questo progetto ?
Il progetto è quello che abbiamo individuato al
nostro congresso di Salsomaggiore, dopo la pesante sconfitta
elettorale. Lì, mesi fa, quando ancora non si parlava, non si
pensava neanche a una soglia di sbarramento, noi abbiamo
proposto a tutti comunisti, e quindi prioritariamente e
Rifondazione comunista, di rimettere assieme i comunisti.
Un’operazione politica, non certo un cartello elettorale.
Un’operazione politica per opporre alla destra dilagante, alla
deriva del Pd, all’assenza di opposizione parlamentare, la
possibilità del cambiamento. La crisi economica e democratica
che sta colpendo l’Italia pretende un’assunzione di
responsabilità. Basta con gli orticelli, con i rancori, con le
vecchie polemiche. I comunisti devono unirsi per costruire una
forza in grado di proporre al Paese un’alternativa. Sul lavoro,
sui diritti civili, sulla pace. La nostra è una posizione
politica limpida e, lasciatemelo dire, generosa. Noi ci mettiamo
a disposizione di un processo di unità dei comunisti per ridare
forza e dignità ad un Paese massacrato dalle politiche
berlusconiane. Abbiamo presentato questa proposta a Rifondazione
comunista nel luglio del 2008. non abbiamo nessuna intenzione di
fare marcia indietro.
Rifondazione sta vivendo un passaggio molto
difficile, segnato da una pesante scissione. Quali possibilità
concrete ci sono che si arrivi a un accordo tra Prc e Pdci per
presentarsi insieme alle elezioni europee ?
Ho fiducia che i compagni e le compagne di
Rifondazione comunista comprendano che questa è l’unica strada
possibile. L’unica alternativa che viene proposta al Paese. Mi
sembrerebbe davvero insensato e grottesco andare divisi alle
elezioni europee con il rischio o addirittura la certezza che
nessuno superi la soglia. E voglio aggiungere che dopo la
sconfitta elettorale del 2008 sarebbe politicamente
incomprensibile - anche al di là della legge elettorale, lo dico
con forza - se permanessero le vecchie divisioni e ci fossero
due falci e martello sulla scheda, opposte e inevitabilmente in
concorrenza tra loro. Faremmo un favore a Veltroni e, ne sono
convinto, la gente di sinistra, che è ancora tanta, non ce lo
perdonerebbe.
E infatti tra i militanti di due partiti è
molto sentita l’esigenza dell’unità dei comunisti.
È così. Un processo unitario - anche graduale,
per tappe, sperimentato dalle iniziative e dalle lotte,
coinvolgendo i militanti e i simpatizzanti - riaccenderebbe
tante speranze. In questo Paese, se vince la politica di
Veltroni, si corre il rischio di morire berlusconiani. L’unità
può ravvivare energie, consensi. Dovremmo sempre ricordare la
grande manifestazione dell’11 ottobre scorso a Roma. Lì un
popolo di comunisti e di sinistra ha chiesto esplicitamente
l’unità dei due partiti. Non dimentico la gente che gridava
“uno, un solo partito comunista!”. Una piazza strapiena, una
grande emozione. È dovere di tutti, nostro e di Rifondazione,
rispondere positivamente a quella richiesta politica.
Quando prevedi che ci saranno notizie più
sicure per quanto riguarda il nostro rapporto con Rifondazione?
Ci sono contatti continui e sono positivi. Poi,
naturalmente, come dicevate, ci sono problemi legati
essenzialmente alle difficoltà interne di Rifondazione
comunista. Ma io sono fiducioso. Sono moltissime le cose che ci
legano, a cominciare dall’analisi della sconfitta alle elezioni
nazionali, sui limiti che ha avuto l’Arcobaleno, sul fatto che
non sia riproducibile. Comunque bisognerà decidere in fretta, a
breve. Occorre iniziare la campagna elettorale, attrezzare le
strutture periferiche… noi continueremo a chiedere un processo
unitario a Rifondazione comunista senza stancarci, perché la
nostra è una scelta strategica, indipendente dalla legge
elettorale. Noi insisteremo sulla prospettiva unitaria fino
all’ultimo minuto utile. Tuttavia bisogna fare presto.
Un editoriale del Manifesto intitolato
“Saltiamo un giro”, ha proposto nei giorni scorsi di non
presentare liste di sinistra elle europee, puntando invece alla
ricostruzione dal basso. Cosa ne pensi ?
Succedono davvero cose strane a sinistra. È il
sintomo di uno sbandamento. La proposta è surreale. Che
significa “saltare un giro”? che gli racconti all’elettorato,
che ti vuoi prendere una vacanza? O, cosa più verosimile, che
hai paura? Avere una rappresentanza al parlamento europeo
significa esercitare un ruolo in un contesto che diventerà
sempre più importante, quello dell’Unione europea. C’è anche un
problema materiale con cui bisogna fare i conti. La politica
costa perché costa la democrazia. E senza soldi la politica non
si fa, noi stessi come partito non potremmo sopravvivere. Di
soldi ne fa a meno Berlusconi perché ne ha di suoi. Ne fanno a
meno quelli, compreso il Pd, che possono contare sul
finanziamento di imprese e padroni. Noi no. Noi viviamo di
militanza. Quindi a me la proposta di non presentarsi alle
europee sembra letteralmente suicida.
Segretario, tu hai definito una nefandezza
la scelta del Pd di accordarsi con il Pdl sulla legge elettorale
europea. I comunisti italiani fanno parte di numerose giunte
insieme al centrosinistra e si avvicinano anche importanti
elezioni amministrative. Il patto tra Berlusconi e Veltroni
potrà avere delle ricadute a livello locale ?
Confesso che, per quanto mi riguarda, rimetterei
in discussione tutto. E grazie al Pd, Berlusconi prenderebbe
anche città e regioni che sono storicamente di sinistra. Quello
che mi sento di rispondere è che tratteremo caso per caso. Ma
aggiungo, sapendo quel che dico, non dò nulla per scontato.
Quando qualcuno tenta di ucciderti, hai il dovere di reagire.
L’accordo tra Berlusconi e Veltroni può certo avere
ripercussioni a livello locale, dove tra l’altro ci sono
problemi oggettivi di programma e di credibilità del Pd. Il
Partito democratico, con questo gruppo dirigente che spero venga
cambiato al più presto, sta portando al massacro non solo se
stesso, ma tutto ciò che si oppone a Berlusconi. Anche per via
della gigantesca questione morale che abbiamo visto esplodere
ormai in tutta Italia. Che, se non risolta, non potrà vederci
indifferenti.
Alcuni esponenti del Pd hanno preso
posizione contro l’accordo Veltroni-Berlusconi sulla legge
elettorale europea. È possibile che in quel partito si
moltiplichino i dissensi verso una linea politica che mira a
distruggere la sinistra ?
Noi apprezziamo quanti non condividono la scelta
omicida che sta facendo il gruppo dirigente nazionale del Pd. Ci
sono state prese di posizione, ma francamente troppo timide. Una
scelta omicida come quella di Veltroni va fermata con decisione
e molti del Pd dovrebbero averne maggiore consapevolezza. Viene
portata aventi lucidamente ed ha il chiaro obiettivo - lo ripeto
- di cancellare qualunque forma di opposizione di sinistra. Il
che, tra l’altro, significa regalare ulteriori consensi a Di
Pietro e Berlusconi. La posizione del Pd non è solo
incomprensibile, è irresponsabile. |