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ROMA - Reduce dalla manifestazione di Damasco,
Maurizio Musolino non perde tempo: da Fiumicino il responsabile
del Pdci per il Medio Oriente si precipita a piazza Vittorio per
partecipare al corteo italiano contro «il massacro di Gaza».
Roma o Damasco «non c' è differenza, è la stessa
lotta», quella «per il popolo palestinese». Ma perché è andato
fino a Damasco? «Perché la Siria è uno dei pochi Paesi arabi che
continua ad essere a fianco del popolo palestinese». Ne è
convinto Musolino. Venerdì dalla capitale siriana aveva detto
che quella nazione «ha la consapevolezza e l' orgoglio di essere
l' unico Stato della regione a dire "no" alle politiche
statunitensi». E una volta concluso il viaggio conferma: «Lì
ospitano mezzo milione di profughi palestinesi e sono al loro
fianco. Per questo ho marciato con loro».
Invitato dal partito comunista siriano («ma il
biglietto l' ho pagato io») Musolino è stato l' unico italiano a
partecipare al corteo di Damasco: «Eravamo tanti: 7 mila, ma
"reali" perché lì non si usa gonfiare le cifre». Un corteo e una
riunione con i «cugini» comunisti siriani, o almeno con una
parte di loro: «Noi siamo in contatto solo con uno dei due
partiti locali che si rifanno al comunismo. Un po' come noi e
Rifondazione».
E con loro ha parlato, oltre che della guerra a
Gaza, anche della «vecchia linea italiana» nei confronti del
Medio Oriente: «In Siria c' è molto rimpianto per le vecchie
posizioni della Dc e dei socialisti: era una linea di dialogo
molto apprezzata da Damasco. Ora c' è molta delusione e si
moltiplicano gli appelli perché il nostro Paese riapra un
discorso con gli arabi, senza guardare solo ad Israele e agli
americani». |