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Un massacro. L’attacco di Israele contro la
striscia di Gaza non è solo l’ennesimo atto di inaudita violenza
contro il popolo palestinese. Siamo di fronte al tentativo di
annientarne definitivamente ogni resistenza con l’obiettivo di
arrivare a distruggere la sua stessa identità.
I governanti israeliani hanno cercato l’alibi di
un attacco contro Hamas, non diversamente da come negli anni
settanta fecero gli Usa contro le dittature sudamericane,
mirando così ad annientare una intera generazione di dirigenti
politici e di combattenti. Basta guardare quel che succede con
gli occhi della verità e non con la maschera degli opportunismi
e delle alleanze indicibili: uno dei più grandi leader della
resistenza palestinese, Marwan Bargouti, è da anni in prigione;
ogni giorno vengono occupati dai coloni pezzi di territorio
palestinese; e Hamas, democraticamente eletto dal popolo
palestinese, viene decimato giorno dopo giorno. Risuonano parole
rovinose che hanno segnato profondamente e negativamente i
rapporti tra occidente e medio oriente. La democrazia da
esportare, lo scontro tra civiltà… Continuando nella politica
fallimentare e pericolosa di Bush, Israele pensa di poter
decidere chi deve rappresentare i palestinesi, ignorando le
democratiche volontà del popolo. L’obiettivo è solo uno: quello
di scegliersi gli interlocutori per poter imporre una pace
capestro ad un popolo piegato.
Quello che avviene sotto gli occhi del mondo è
atroce. Con i missili e l’artiglieria pesante si uccide un
popolo intero, come un’enorme mattanza dove i corpi dei bambini
straziati diventano lo strumento per terrorizzare chi resiste
nella sua terra. E invece la conseguenza sarà solo quella di un
aumento del terrorismo, così com’è successo in Iraq. Quando un
popolo deve difendersi e non ha armi, non esita a utilizzare la
sua stessa vita. È atroce.
Siamo di fronte a crimini contro l’umanità che,
se esistesse una comunità internazionale degna di questo nome,
dovrebbero comportare l’isolamento morale prima ancora che
politico, economico e militare dello stato di Israele. L’Onu,
bloccato ancora una volta dai veti degli Usa, continua con gli
inutili e tardivi appelli ad un’inutile e impossibile tregua.
L’Unione Europea è divisa. Neanche le pur prudenti posizioni di
Sarkozy e Brown riescono ad affermarsi. In Italia la deludente
posizione del presidente Napolitano non ha bilanciato in alcun
modo le gravi e complici posizioni del governo Berlusconi.
Quello che servirebbe è evidente: l’isolamento
del governo di Israele fino a quando non saranno rispettati i
diritti umani e le risoluzioni dell’Onu, cancellando inoltre gli
accordi militari che lo legano alla Nato. Tutto ciò andrebbe
fatto a difesa dei palestinesi, ma anche nell’interesse di
Israele perché, come dimostra la guerra in Libano, l’illusione
di una soluzione esclusivamente giocata sulla forza sta
trasformando quello stato in una realtà militarista dove
comandano i fondamentalisti religiosi che impongono politiche
razziste e colonialiste.
Le bombe su Gaza ma anche il muro dell’apartheid,
gli omicidi ma anche i posti di blocco, non sono solo crimini ma
anche il segno di uno stato a cui tutto è concesso. È una
politica suicida, quella di Israele, che evoca sempre nuovi
nemici ed alimenta la violenza cieca ed il fondamentalismo.
Siamo convinti da sempre che solo dalla
realizzazione del diritto dei palestinesi ad avere un proprio
Stato; solo dalla speranza di un futuro per i milioni di
palestinesi della diaspora; solo dal diritto e non dalla forza
possa nascere una soluzione vera.
I comunisti non mancheranno mai di far sentire il
loro dolore e la loro profonda solidarietà con i palestinesi. E
non ci faremo ingannare dalle campagne di disinformazione e di
deformazione della realtà che ogni giorno vediamo sui
telegiornali, siano essi Rai o Mediaset. Perché chi oggi non ha
il coraggio di stare nettamente dalla parte delle vittime è
oggettivamente complice degli assassini. |