COMUNISTI

PdCI, ultimatum a Ferrero: "Liste con noi, si decida"

Intervista a Diliberto: riuniamoci, il tempo stringe

di Daniela Preziosi

Da "il manifesto"
del 9 novembre 2008

 

È nata l'associazione 'per la sinistra'. I vendoliani però, allontanano l'idea di una scissione dal Prc. Oliviero Diliberto, si allontana anche l'ipotesi dell'unità dei comunisti alle europee, Prc-Pdci ?

Non entro nella discussione del Prc, che guardo con rispetto ma anche con molta apprensione, visto che dal suo esito derivano conseguenze per tutta la sinistra. La nostra linea è semplice: intanto rimettiamo assieme i due partiti comunisti. Fa sorridere l'idea di quelli che vogliono mettere insieme tutta la sinistra, ma non vogliono riunificare i due partiti comunisti, le due forze più affini. Naturalmente, non auspico la scissione: vorrei che tutta Rifondazione si rimettesse con noi.

La sua è la linea del congresso Pdci. Ma quello del Prc, soffertissimo, ha votato di andare alle europee con il proprio simbolo: un'altra linea politica. Per cambiarla, non dovrebbero convocare un nuovo congresso?

Un altro congresso sarebbe una farsa, un suicidio. Dovremmo continuare a discutere su noi stessi mentre Berlusconi cambia la faccia delle democrazia italiana? E mentre il Pd è lacerato da quattro o cinque linee diverse al suo interno, anche sulle alleanze? Dobbiamo mettere in campo una forza in grado di rispondere alla domanda di opposizione che viene dalla base. Il mese di ottobre - le manifestazioni dell'11, del 25 e quella gigantesca del 30 sulla scuola - ci consegna un problema e un'opportunità: quella di essere all'altezza della domanda di lotta che viene dal nostro popolo. Partiamo dall'unico dato certo: l'arcobaleno è stato un fallimento. Chi lo ripropone è fuori dal mondo. Non c'è spazio politico fra i comunisti e il Pd. L'abbiamo verificato anche al voto siciliano: a Catania il Pdci da solo ha preso più dell'arcobaleno. E dico Catania perché è la città di Claudio Fava, il portavoce nazionale di Sd. Noi abbiamo avanzato la nostra proposta: ora Rifondazione deve darsi una mossa. Arrivare alla vigilia delle europee senza un progetto politico significa rifare un cartello elettorale. E così perdere. Se qualcuno vagheggia la riedizione dell'arcobaleno, esplicita o mascherata, andiamo da soli.

Ferrero dice: se ne parla a febbraio.

Capisco e rispetto il travaglio interno al Prc. Né voglio creare difficoltà a Ferrero. Ma il tempo stringe. Invito i compagni della maggioranza del Prc a dare delle risposte. Ci sono momenti in cui i gruppi dirigenti devono prendersi delle responsabilità.

Insisto: ma il Prc ha fatto la scelta di correre con il proprio simbolo ad un congresso.

La politica va avanti, non si ferma ai congressi. E comunque l'idea di presentarsi alle europee con due simboli molto simili è grottesca. Figuriamoci se poi si aggiungesse un terzo simbolo di sinistra...

A proposito: state pensando a ritrovare una 'falcemartello' comune?

Il problema è politico, non grafico. E comunque qualsiasi proposta avanzassi ora, la brucerei. Il Pdci affronterà laicamente qualunque ipotesi...

Claudio Grassi, numero due del Prc, dice: le nostre liste sono aperte...

Appunto, affronteremo laicamente qualunque ipotesi, salvo quella di chiedere ai comunisti italiani di andare sotto il simbolo di Rifondazione, ovviamente. Grassi lo sa bene.

Per il Prc e il Pdci tornare insieme dopo dieci anni, non è mettere indietro le lancette dell'orologio?

No, in questi anni sono successe molte cose. Dieci anni sono un'era politica che si è conclusa nel 2008 con il disastro dell'arcobaleno. Ora possiamo guardare avanti. Ma innanzitutto, dobbiamo verificare se la maggioranza del Prc vuole questa riunificazione.

L'attuale maggioranza Prc ha sostenuto la segreteria di Bertinotti e di Giordano. Un percorso politico pieno di distanze da voi: penso alla scelta della nonviolenza, della Sinistra europea, al rapporto con Cuba...

Ma oggi nella maggioranza ci sono due componenti determinanti che non hanno condiviso quelle scelte.

Ha ragione chi dice che la linea del Prc la detta Essere comunisti?

Stavo solo dicendo che si sono rimescolate le carte. E la segreteria di Ferrero non si può ascrivere alla continuità con Bertinotti. Comunque, le cose che ci uniscono sono più di quelle che ci dividono. E con quello che succede, mettersi a spaccare il capello in quattro...

A sinistra del centrosinistra, eravate la 'tendenza culturale' più unitaria. Perché oggi non credete alla possibilità di alleanza con il Pd?

Quel centrosinistra non c'è più. La scelta del Pd ha scavato un solco con la sinistra. Non è detto che resti così per sempre ma, un domani, un eventuale rapporto con il Pd passa per la sconfitta dell'attuale dirigenza. Alle prossime amministrative valuteremo caso per caso, sui programmi.

Fra chi vuole l'alleanza con il Pd ci sono quelli della vostra minoranza interna.

Una minoranza che - segnalo - a differenza di quella del Prc, che ha avuto il 48 per cento, ha preso il 13. La loro è una scelta suicida, ma il suicidio è la scelta propria di chi la compie.

Perché tenete tanto alla falcemartello? Non è un simbolo 'esclusivo', lontano e che allontana, persino incomprensibile per gli studenti che si mobilitano in questi giorni?

Perché questa politica melassa in cui tutti tendono ad assomigliarsi, io credo che, sia meglio avere un'identità forte. Invito tutti a guardare anche fuori dall'Italia. Quando i ragazzi gridano 'un altro mondo è possibile' non chiedono una politica 'riformista' ma una società radicalmente diversa. Forse sono comunisti inconsapevoli. I nostri percorsi possono incrociarsi. Ma se anche noi abdichiamo all'idea di cambiare il mondo, non li incroceremo mai.



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