|
È nata l'associazione 'per la sinistra'. I
vendoliani però, allontanano l'idea di una scissione dal Prc.
Oliviero Diliberto, si allontana anche l'ipotesi dell'unità dei
comunisti alle europee, Prc-Pdci ?
Non entro nella discussione del Prc, che guardo
con rispetto ma anche con molta apprensione, visto che dal suo
esito derivano conseguenze per tutta la sinistra. La nostra
linea è semplice: intanto rimettiamo assieme i due partiti
comunisti. Fa sorridere l'idea di quelli che vogliono mettere
insieme tutta la sinistra, ma non vogliono riunificare i due
partiti comunisti, le due forze più affini. Naturalmente, non
auspico la scissione: vorrei che tutta Rifondazione si
rimettesse con noi.
La sua è la linea del congresso Pdci. Ma
quello del Prc, soffertissimo, ha votato di andare alle europee
con il proprio simbolo: un'altra linea politica. Per cambiarla,
non dovrebbero convocare un nuovo congresso?
Un altro congresso sarebbe una farsa, un
suicidio. Dovremmo continuare a discutere su noi stessi mentre
Berlusconi cambia la faccia delle democrazia italiana? E mentre
il Pd è lacerato da quattro o cinque linee diverse al suo
interno, anche sulle alleanze? Dobbiamo mettere in campo una
forza in grado di rispondere alla domanda di opposizione che
viene dalla base. Il mese di ottobre - le manifestazioni
dell'11, del 25 e quella gigantesca del 30 sulla scuola - ci
consegna un problema e un'opportunità: quella di essere
all'altezza della domanda di lotta che viene dal nostro popolo.
Partiamo dall'unico dato certo: l'arcobaleno è stato un
fallimento. Chi lo ripropone è fuori dal mondo. Non c'è spazio
politico fra i comunisti e il Pd. L'abbiamo verificato anche al
voto siciliano: a Catania il Pdci da solo ha preso più
dell'arcobaleno. E dico Catania perché è la città di Claudio
Fava, il portavoce nazionale di Sd. Noi abbiamo avanzato la
nostra proposta: ora Rifondazione deve darsi una mossa. Arrivare
alla vigilia delle europee senza un progetto politico significa
rifare un cartello elettorale. E così perdere. Se qualcuno
vagheggia la riedizione dell'arcobaleno, esplicita o mascherata,
andiamo da soli.
Ferrero dice: se ne parla a febbraio.
Capisco e rispetto il travaglio interno al Prc.
Né voglio creare difficoltà a Ferrero. Ma il tempo stringe.
Invito i compagni della maggioranza del Prc a dare delle
risposte. Ci sono momenti in cui i gruppi dirigenti devono
prendersi delle responsabilità.
Insisto: ma il Prc ha fatto la scelta di
correre con il proprio simbolo ad un congresso.
La politica va avanti, non si ferma ai congressi.
E comunque l'idea di presentarsi alle europee con due simboli
molto simili è grottesca. Figuriamoci se poi si aggiungesse un
terzo simbolo di sinistra...
A proposito: state pensando a ritrovare una 'falcemartello'
comune?
Il problema è politico, non grafico. E comunque
qualsiasi proposta avanzassi ora, la brucerei. Il Pdci
affronterà laicamente qualunque ipotesi...
Claudio Grassi, numero due del Prc, dice: le
nostre liste sono aperte...
Appunto, affronteremo laicamente qualunque
ipotesi, salvo quella di chiedere ai comunisti italiani di
andare sotto il simbolo di Rifondazione, ovviamente. Grassi lo
sa bene.
Per il Prc e il Pdci tornare insieme dopo
dieci anni, non è mettere indietro le lancette dell'orologio?
No, in questi anni sono successe molte cose.
Dieci anni sono un'era politica che si è conclusa nel 2008 con
il disastro dell'arcobaleno. Ora possiamo guardare avanti. Ma
innanzitutto, dobbiamo verificare se la maggioranza del Prc
vuole questa riunificazione.
L'attuale maggioranza Prc ha sostenuto la
segreteria di Bertinotti e di Giordano. Un percorso politico
pieno di distanze da voi: penso alla scelta della nonviolenza,
della Sinistra europea, al rapporto con Cuba...
Ma oggi nella maggioranza ci sono due componenti
determinanti che non hanno condiviso quelle scelte.
Ha ragione chi dice che la linea del Prc la
detta Essere comunisti?
Stavo solo dicendo che si sono rimescolate le
carte. E la segreteria di Ferrero non si può ascrivere alla
continuità con Bertinotti. Comunque, le cose che ci uniscono
sono più di quelle che ci dividono. E con quello che succede,
mettersi a spaccare il capello in quattro...
A sinistra del centrosinistra, eravate la
'tendenza culturale' più unitaria. Perché oggi non credete alla
possibilità di alleanza con il Pd?
Quel centrosinistra non c'è più. La scelta del Pd
ha scavato un solco con la sinistra. Non è detto che resti così
per sempre ma, un domani, un eventuale rapporto con il Pd passa
per la sconfitta dell'attuale dirigenza. Alle prossime
amministrative valuteremo caso per caso, sui programmi.
Fra chi vuole l'alleanza con il Pd ci sono
quelli della vostra minoranza interna.
Una minoranza che - segnalo - a differenza di
quella del Prc, che ha avuto il 48 per cento, ha preso il 13. La
loro è una scelta suicida, ma il suicidio è la scelta propria di
chi la compie.
Perché tenete tanto alla falcemartello? Non è
un simbolo 'esclusivo', lontano e che allontana, persino
incomprensibile per gli studenti che si mobilitano in questi
giorni?
Perché questa politica melassa in cui tutti
tendono ad assomigliarsi, io credo che, sia meglio avere
un'identità forte. Invito tutti a guardare anche fuori
dall'Italia. Quando i ragazzi gridano 'un altro mondo è
possibile' non chiedono una politica 'riformista' ma una società
radicalmente diversa. Forse sono comunisti inconsapevoli. I
nostri percorsi possono incrociarsi. Ma se anche noi abdichiamo
all'idea di cambiare il mondo, non li incroceremo mai. |