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I comunisti ci sono, sono tanti e vogliono un
grande partito comunista. Si può riassumere così il messaggio
del bellissimo corteo di sabato scorso a Roma. Pochi si
aspettavano una partecipazione così enorme, dopo la sconfitta
elettorale di aprile e con alcune forze della sinistra logorate
da divisioni interne. Anche tra gli organizzatori non mancavano
le perplessità e i dubbi, c’era chi non riteneva necessario in
questo momento un corteo. E fino all’ultimo i mezzi di
informazione hanno tentato di oscurare la nostra manifestazione
contro il governo Berlusconi, dando notizia solo dell’iniziativa
concomitante di Antonio Di Pietro. Qualcuno (Riccardo Barenghi
su La stampa) aveva addirittura predetto che in piazza avrebbero
sfilato solo “zombies”.
Invece la risposta è stata eccezionale.
Centinaia di migliaia di compagni venuti da tutta Italia, un
corteo straordinario, combattivo e nello stesso tempo
propositivo come non si ricordava dai tempi delle grandi
manifestazioni organizzate dal Pci.
C’erano tante associazioni territoriali, tanti
soggetti diversi della sinistra. Ma quello di sabato è stato un
corteo e una piazza soprattutto di comunisti. E di comunisti
molto determinati a rivendicare con orgoglio la propria
identità, come hanno dimostrato le contestazioni agli esponenti
vendoliani e allo stesso Bertinotti, le cui frasi sul comunismo
diventato “indicibile” venivano bocciate persino dalle magliette
ironiche di alcuni compagni. Il serpentone che si è snodato
attraverso la capitale era gremito di bandiere rosse con la
falce, il martello e la stella, le nostre bandiere dei Comunisti
italiani e quelle di Rifondazione. Questa volta in corteo non
c’erano solo spezzoni separati, divisi per il partito di
appartenenza: i compagni si univano, si mischiavano, le bandiere
del Pdci e di Rc erano l’una accanto all’altra, si confondevano.
Quando dal palco ha preso la parola Ciro
Argentino, il nostro compagno operaio, per invitare i comunisti
all’unità, tutta la piazza è esplosa gridando “uno! uno! un
partito!” e si è ascoltato un vecchio slogan diventato
attualissimo: “Non c’è vittoria non c’è conquista senza un
grande partito comunista”. Si rimprovera spesso alla piazza di
essere emotiva e irrazionale: questa volta invece la piazza ha
dimostrato una grande saggezza. Ha indicato che si deve
costruire un unico partito comunista, più grande di noi, più
grande di Rifondazione. Ha detto a tutti che una forza comunista
in Italia è ancora possibile ed è necessaria. |