V Congresso regionale

 

Relazione introduttiva
del segretario regionale,
Carlo Carlini
(con le linee di indirizzo politico
a livello regionale)
 

Trento, lì 13 luglio 2008

 

Care compagne e cari compagni,

Prima di iniziare, oltre alla carissima compagna Rita Frapporti, che ha lasciato davvero un vuoto enorme a Riva, vorrei ricordare quello splendido compagno che ha fatto parte del Comitato Regionale e che ha sempre creduto nell’unità dei Comunisti, parlo di Enzo. E vi invito a un minuto di silenzio.

[…]

Ancor prima di passare ai saluti e ai ringraziamenti, vorrei dire ancora almeno una parola a proposito di Enzo: egli spesso mi ricordava che suo padre, che non era comunista, spesso diceva: “lo ha detto un comunista, quindi è vero”, proprio per sottolineare quanto grande fosse la diversità e la credibilità dei comunisti e io credo che proprio a questa diversità dobbiamo puntare per ripartire e io, anche nel corso di questo congresso, a questa diversità cercherò di richiamarmi costantemente e di richiamare l’attenzione dei compagni.

[…]

la mia relazione introduttiva cercherà più che altro per punti di toccare almeno due nodi – snodi cruciali.

Il primo, la situazione politica generale con un richiamo all’impianto del documento politico congressuale, approvato dal Comitato Centrale, e soprattutto a ciò che lo permea, spiegando anche la ragione della presenza di un altro documento.

Il secondo, un abbozzo di analisi, ma anche di valutazione della situazione politica provinciale, all’interno della quale individuare un percorso di agibilità rispetto a quelli che, anche qui in Trentino,non potranno che essere i punti fermi del nostro agire ed essere  Comunisti: un cimento non certo facile in questa nostra realtà.

1. Spunti sul documento politico

Il 18, il 19 e il 20 luglio si svolgerà il V Congresso Nazionale del nostro a partito a Salsomaggiore: è un congresso straordinario.

Straordinario per il contesto politico in cui si tiene. Straordinario per le responsabilità che impone e per la linea che deve determinare.

È necessario avere piena consapevolezza  del cambio di fase politica e agire di conseguenza.

Eccezionale è la gravità della situazione, elevatissimo è il rischio di involuzione democratica: il rischio è, con il ritorno senza freni di Berlusconi, l’avvento di un inedito “regime reazionario di massa”.

Per parte nostra riteniamo che nessuna continuità, nessun minimalismo, nessun mimetismo è oggi possibile.

Il centrosinistra come lo abbiamo conosciuto non esiste più.

La forze di Sinistra come le abbiamo conosciute, anche per certi aspetti non esistono più: sono uscite – e lo dico con un eufemismo - fortemente lacerate dalla fallimentare esperienza dell’Arcobaleno: c’è chi cerca un approdo nel PD, chi si attarda ad auspicare l’avvento di una indistinta formazione di sinistra, e c’è anche – non dobbiamo nascondercelo – un personale politico che pensa solo a come riciclarsi e ora lancia appelli non più credibili, dato il proprio passato, e chi infine rischia, e penso tanto più anche alla nostra realtà, la deriva localistica.

Dato tutto ciò, dato che è mutata radicalmente la fase, è necessario non aggiornare, ma modificare profondamente la linea politica.

Proprio per favorire una profonda discussione all’interno del Partito, rispetto alle decisive scelte da compiere, per questo Congresso Nazionale il Comitato Centrale non solo ha approvato a larghissima maggioranza il proprio documento politico, ma ha invitato  i compagni, che lo ritenessero opportuno, a presentare eventualmente anche altri documenti, purché non a livello proprio individuale: ecco perché c’è anche un altro documento. Il che, per un partito che si richiama al “centralismo democratico”, è invero un po’ ai limiti, ma data l’eccezionalità della situazione, si è voluto davvero favorire la più libera e approfondita discussione. [a proposito di centralismo democratico, il suo significato vero e proprio…]

Perché poi, una volta che la decisione sarà stata presa, una volta partiti non ci sarà più tempo ed occasione per cambiare rotta e lunga, come ha ribadito a più riprese Oliviero Diliberto, sarà la “traversata del deserto”.

Il Congresso che è alle porte è dunque un’occasione di chiarezza vera e di selezione di organismi dirigenti che siano adeguati alla traversata da compiere, ben sapendo che chi inizia il cammino difficilmente potrà vederne la meta.

Parlavo di fase politica, di situazione politico-istituzionale e sociale che in Italia è radicalmente mutata.

L’esito elettorale di aprile ha consegnato al Paese il Parlamento più a destra della storia repubblicana, senza la sinistra, senza i comunisti.

È cambiata un’epoca, secondo una logica ben chiara: forti con i deboli e deboli con i forti.

Pertanto, in un tale contesto, quella che era la risposta di ieri alla richiesta di unità a sinistra, oggi si tradurrebbe in un pannicello caldo: con chi si farebbe la confederazione della sinistra adesso ?

Con i verdi che affermano che è stato un errore dialogare con la Sinistra e che, per es., a livello locale, in particolare in Alto Adige, si aprono alle liste civiche e ai malumori di qualche esponente politico che proviene dalla SVP ?

Con ciò che rimane della SD, che, da quando ha visto sfilacciarsi il collegamento prima più stretto con alcune aree della CGIL, tanto più, si è attaccata come una ventosa a RC, e persegue una ipotesi liquidatoria delle identità e delle organizzazioni esistenti, per poi rischiare di essere assorbita dal PD ?

Con una Rifondazione, lasciata a se stessa, così presa dal suo dibattito interno, a tal punto da rischiare l’implosione al suo stesso interno ?

No, la nostra proposta deve essere più incisiva: ricostruire la Sinistra è possibile solo da ciò che effettivamente adesso c’è a sinistra : i comunisti

Dobbiamo ricostruire la sinistra e quindi non possiamo che partire da noi comunisti, cercando di rimettere insieme i comunisti che oggi restano l’ossatura fondamentale di ciò che resta dell’insediamento sociale e territoriale della sinistra italiana.

Dobbiamo ridare dignità e protagonismo ai lavoratori e quindi servono proposte chiare e piattaforme praticabili che rimettano al centro della scena sociale il lavoro.

E la proposta va lanciata anche a chi adesso non ci vuol sentire: la giustezza di una linea non si misura sul suo successo immediato, ma sulla sua capacità di divenire motore di azioni, di mobilitazioni, di passioni che producano fatti e passi irreversibili nella direzione determinata.

Tra di noi, tra i comunisti italiani, ci dev’essere la piena consapevolezza delle difficoltà, la lucida valutazione dei pericoli ma anche il coraggio e la determinazione "straordinaria" necessaria ad affrontare questa sfida.

La fondamentale autocritica, il crudo bilancio degli ultimi anni, la consapevolezza degli errori compiuti non ci possono rendere prigionieri di una stagione finita a cui guardare con qualche nostalgia e molti rancori.

Noi del PdCI ci mettiamo a disposizione per un nuovo inizio. Ma dobbiamo evitare due rischi, due illusioni che porterebbero ad un risultato nefasto.

Dobbiamo contrastare infatti sia il pericolo di subalterne tendenze “fusioniste” in un’indistinta sinistra, la Costituente di Sinistra, che finirebbe con il farsi assorbire nel PD, sia ogni deriva minoritaria ed estremista con una Costituente comunista, perché l’idea  di  una  rinascita  dove  i  comunisti  come  singoli possano  dare  vita,  senza  tenere  conto  delle  profonde  differenze  di  cultura  politica  che  tra  di  essi permangono, ad un nuovo partito sarebbe la negazione del nostro percorso storico e poterebbe alla fine allo scoppio di insanabili contraddizioni.

Di fronte al tentativo di costruire  «una sinistra decomunistizzata», necessaria per un’alleanza organica con il Pd, bisogna invece lanciare un messaggio chiaro, una proposta forte, quella di partire da noi comunisti e così far esplodere le profonde contraddizioni all’interno del PD, che viene invece ancora percepito come un partito di sinistra, un partito il PD, che invece è nato con l’ambizione di concorrere all’americanizzazione del sistema politico e sociale insieme a Berlusconi.

In effetti due partiti molto simili – PdL e PD –  che si possano alternare al governo del Paese, perché hanno due caratteristiche compatibili: la scelta di una collocazione internazionale dell’Italia subalterna agli Usa e un’impostazione neoliberista (più o meno compassionevole).

Bisogna perciò sfuggire all’abbraccio mortale con il PD. Di fronte alla trasformazione della società italiana, noi comunisti siamo gli unici che possono tenere insieme la questione democratica con la questione di classe.

L’unità dei comunisti a cui lavoriamo ha, in premessa, precisi connotati politici e programmatici. Serve un percorso in cui i Comunisti Italiani, con la loro cultura politica, con il loro profilo programmatico e con la loro organizzazione possano contribuire a costruire assieme un nuovo e più grande partito comunista meglio attrezzato alla sfida che abbiamo di  fronte a noi.

Potrà essere un processo complicato, ma  l’urgenza è assoluta.

Lungo e accidentato potrà essere il percorso che ci aspetta e «il partito deve essere lo strumento politico per proseguire la battaglia», ricordando sempre che l’obiettivo dei comunisti è il superamento del capitalismo, che per noi il capitalismo non è l’orizzonte ultimo dell’umanità.

 2. Situazione politica in Trentino Alto Adige

Passando ora alla situazione politica locale, vorrei ripartire da quella che è la frase di apertura del nostro documento politico congressuale e cioè Ricostruire la Sinistra: cominciamo da noi, Comunisti, per dire che anche in Trentino Alto Adige, che anche in Trentino c’è bisogno di ricostruire la Sinistra a partire da ciò che effettivamente c’è, che anche in queste terre ce n’è forte l’esigenza, per aprire una prospettiva diversa rispetto alla deriva localistica, in cui la politica locale tende a rinchiudersi, tanto più che non per tutti si tratta di una gabbia dorata.

Si tratta di ricostruire la Sinistra, a partire da noi comunisti, per prospettare una politica che non si accontenti, in nome di un ben strano concetto di modernizzazione, di governare l’esistente senza avere un proprio orizzonte. Si tratta di ricostruire la Sinistra adottando una politica che si caratterizzi per la coerenza e non possa lasciare spazio all’ambiguità.  

Si tratta di indicare una linea politica più di sinistra che, certo conscia dei reali rapporti di forza nelle due diverse province, sappia comunque piantare dei paletti, oltre i quali ci si snatura, dei paletti che si identifichino nella efficace difesa dello stato sociale, sapendo dire di un no fermo alle misure che comportano una ridefinizione al ribasso dei diritti sociali che ci sono stati lasciati in eredità dai lavoratori delle generazioni precedenti che con faticose lotte ed immani sacrifici hanno saputo conquistare anche e proprio per noi.

Ma per realizzarla questa politica è importante, non improvvisare l’unità a Sinistra, pena l’aleatorietà dell’unità delle diverse anime presenti,  pena l’astrattezza di programmi indefiniti per non dire ambigui che lasciano ampi spazi di manovra a chi ha poi in sorte di essere presente in consiglio provinciale.

L’unità – non la lista unitaria – l’unità si costruisce, sulla base di un grande e reciproco rispetto delle diverse culture politiche, con una comune ricerca, una comune progettualità che sappia per tempo individuare degli obiettivi comuni e ben definiti da perseguire ben prima e ben oltre le scadenze elettorali.

E certo per realizzarla questa politica, noi siamo pienamente disposti sin d’ora ad offrire il nostro contributo all’interno della Sinistra locale, ma proprio quanto appena detto mi porta con estrema franchezza a riscontrare che sul piano locale, in provincia di Trento, la situazione politica di quello che era il cosiddetto centro-sinistra autonomista ha preso una piega estremamente negativa.

Noi Comunisti riteniamo, infatti, che anche in Trentino, per ritrovare credibilità, la Sinistra si debba e non possa fare sconti sui contenuti.

Piccolo passo indietro: in Trentino nel 2003 si era arrivati alle elezioni provinciali non solo senza un lavoro propriamente comune delle forze che avrebbero dovuto formare la coalizione di centrosinistra, per arrivare alla formazione di un programma della coalizione, ma addirittura senza un vero momento comune di incontro per prospettare le direttrici generali, per sapere almeno i punti di generale convergenza e quelli sui quali c’erano – comprensibilmente – valutazioni e impostazioni diverse. Noi Comunisti italiani, pur in quelle condizioni di oggettiva difficoltà, abbiamo accettato l’apparentamento elettorale.

A fine legislatura, adesso, possiamo dire che non è stato possibile raggiungere l’obiettivo di far sì che, con più chiarezza, anche in Trentino ci si richiamasse al centrosinistra, senza eccedere nel localismo e che le conseguenze sono state invece negative: la coalizione di centro sinistra si è mossa senza un progetto collegialmente costruito e condiviso, almeno nelle sue linee fondamentali, lo stile “principesco” di Dellai si è imposto, così come si è avuto modo di riscontrare sin dalla formazione della nuova giunta provinciale. Nessun lavoro collegiale, non solo fra tutti i partecipanti alla coalizione, ma nemmeno fra i gruppi che avevano propri rappresentanti in Consiglio Provinciale, nemmeno tra gli stessi assessori e ciò, per esempio, sul delicato tema della sanità ha assunto accenti davvero eclatanti.

La politica sulla casa, sulla scuola, sulla sanità e non solo ha portato a risultati rispetto ai quali noi esprimiamo una valutazione politica estremamente critica e severa.

Per quanto riguarda la legge sull’edilizia popolare – con la successiva riduzione degli alloggi da assegnare agli “stranieri” – è lo stesso impianto generale che non va con la trasformazione dell’ITEA in società per azioni.

La legge sulla scuola provinciale – con l’incremento del finanziamento alle scuole private –, aggira sia il “senza oneri per lo Stato” del terzo comma dell’art. 33 della Costituzione, sia l’obbligo di istituire “scuole statali per tutti gli ordini e gradi” del secondo comma.

Per non parlare della normativa sulle comunità di valle – che non ha affatto eliminato i comprensori – e di quella sull’aumento dell’indennità di carica agli amministratori locali – che introduce elementi di clientelismo nella vita politica.

Purtroppo, le forze del centrosinistra hanno balbettato non hanno saputo contrastare una tale politica a hanno accettato un ruolo subalterno, anzi si sono sdraiati sotto la figura di Dellai e ne sono usciti schiacciati: pur di ottenere un qualche ruolo nell’ambito del sottogoverno anche le forze più a sinistra della coalizione di Dellai hanno fatto da sponda e ora tutta la Sinistra ne paga le conseguenze.

Pertanto, tanto più che adesso il centrosinistra, come lo abbiamo conosciuto non esiste più, sempre che sia mai stato propriamente in salute in Trentino, dev’essere chiaro che non si può più neanche lontanamente prospettare né accordi a prescindere, né preclusioni a prescindere: si tratta, con crudo realismo, tenuto conto di quanto già accaduto, di prendere atto se sia possibile un accordo su di un programma avanzato su alcune questioni, di valutare se sulla base dei rapporti di forza in essere, se si sia in grado di incidere e di essere conseguenti. Ogni altra scelta, che non si configurasse in questi termini, costituirebbe altrimenti una pietra tombale per la possibilità della sinistra di ricostruirsi.

Alle prossime elezioni provinciali del 26 ottobre, le prime elezioni dopo il Congresso nazionale di luglio, quello che è un dato incontrovertibile è che i Comunisti Italiani, con il proprio simbolo e una propria lista, ci saranno e proporranno, fino all’ultimo, un accordo di coalizione, ma a partire dai comunisti, per allargarsi poi a chi si ritrovi su alcuni punti programmatici assolutamente imprescindibili.

E attenzione a non cadere nel tranello: l’idea dell’accordo, dell'unione tra comunisti non è una faccenda tutta ideologica, come cercheranno di raccontarci coloro che corrono dietro al “nuovismo”, quale che sia. Tutt’altro, ciò che ha contraddistinto e contraddistingue i comunisti sono sempre stati e dovranno essere il respiro programmatico e il modo di far politica.

Va messo in primo piano un programma avanzato su alcune grandi questioni locali, prima di tutto in relazione ai temi sociali, alle cose concrete per cui lottare, alle risposte da dare ai lavoratori, ai cittadini. Il che, però, per essere credibile, non potrà  nascere certo sulla base di un accordo “a prescindere” con chi ha invece interpretato e continua a interpretare un modo di far politica che nell’elettorato di sinistra ha creato un profondo disincanto, se non una totale sfiducia.

Per ricostruire la sinistra, bisogna partire dalla coerenza, per ricostruire la sinistra, bisogna partire da noi, compagne e compagni, dai comunisti, da coloro che pur sconfitti, non sono disposti alla resa.





I nuovi organismi dirigenti a livello regionale

La relazione del segretario regionale

La risoluzione del congresso


 

Rassegna Stampa
Elezioni, la sinistra ci sarà "Accordo tra Comunisti"
di Mattia Frizzera
da"L'Adige"
del 14 luglio 2008

I Comunisti Italiani ballano da soli
dal "Trentino"
del 14 luglio 2008

Pdci, Carlini riconfermato al vertice

dall' "Alto Adige"
del1'14 luglio 2008



Assemblea precongressuale a Bolzano
(
10 luglio 2008)

Rassegna Stampa
Pdci, ricostruire la sinistra

dall' "Alto Adige"
del1'11 luglio 2008


"No a una sinistra poco credibile"
di Paolo Gaiardelli

dal "Corriere dell'Alto Adige" dell'11luglio 2008

Das Kurzinterview
"Tageszeitung"
Donnerstag, 12. 7. 2008