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Care compagne e cari
compagni,
Prima di iniziare, oltre alla carissima compagna
Rita Frapporti, che ha lasciato davvero un vuoto enorme a Riva,
vorrei ricordare quello splendido compagno che ha fatto parte
del Comitato Regionale e che ha sempre creduto nell’unità dei
Comunisti, parlo di Enzo. E vi invito a un minuto di silenzio.
[…]
Ancor prima di passare ai saluti e ai
ringraziamenti, vorrei dire ancora almeno una parola a proposito
di Enzo: egli spesso mi ricordava che suo padre, che non era
comunista, spesso diceva: “lo ha detto un comunista, quindi è
vero”, proprio per sottolineare quanto grande fosse la diversità
e la credibilità dei comunisti e io credo che proprio a questa
diversità dobbiamo puntare per ripartire e io, anche nel corso
di questo congresso, a questa diversità cercherò di richiamarmi
costantemente e di richiamare l’attenzione dei compagni.
[…]
la mia relazione introduttiva cercherà più che
altro per punti di toccare almeno due nodi – snodi cruciali.
Il primo, la
situazione politica generale con un richiamo all’impianto del
documento politico congressuale, approvato dal Comitato
Centrale, e soprattutto a ciò che lo permea, spiegando anche la
ragione della presenza di un altro documento.
Il secondo, un
abbozzo di analisi, ma anche di valutazione della situazione
politica provinciale, all’interno della quale individuare un
percorso di agibilità rispetto a quelli che, anche qui in
Trentino,non potranno che essere i punti fermi del nostro agire
ed essere Comunisti: un cimento non certo facile in
questa nostra realtà.
1.
Spunti sul
documento politico
Il 18, il 19 e il 20 luglio si svolgerà il V
Congresso Nazionale del nostro a partito a Salsomaggiore: è un
congresso straordinario.
Straordinario per il contesto politico in cui si
tiene. Straordinario per le responsabilità che impone e per la
linea che deve determinare.
È necessario avere piena consapevolezza del
cambio di fase politica e agire di conseguenza.
Eccezionale è la gravità della situazione,
elevatissimo è il rischio di involuzione democratica: il rischio
è, con il ritorno senza freni di Berlusconi, l’avvento di un
inedito “regime reazionario di massa”.
Per parte nostra riteniamo che nessuna
continuità, nessun minimalismo, nessun mimetismo è oggi
possibile.
Il centrosinistra come lo abbiamo conosciuto non
esiste più.
La forze di Sinistra come le abbiamo conosciute,
anche per certi aspetti non esistono più: sono uscite – e lo
dico con un eufemismo - fortemente lacerate dalla fallimentare
esperienza dell’Arcobaleno: c’è chi cerca un approdo nel PD, chi
si attarda ad auspicare l’avvento di una indistinta formazione
di sinistra, e c’è anche – non dobbiamo nascondercelo – un
personale politico che pensa solo a come riciclarsi e ora lancia
appelli non più credibili, dato il proprio passato, e chi infine
rischia, e penso tanto più anche alla nostra realtà, la deriva
localistica.
Dato tutto ciò, dato che è mutata radicalmente la
fase, è necessario non aggiornare, ma modificare profondamente
la linea politica.
Proprio per favorire una profonda discussione
all’interno del Partito, rispetto alle decisive scelte da
compiere, per questo Congresso Nazionale il Comitato
Centrale non solo ha approvato a larghissima maggioranza il
proprio documento politico, ma ha invitato i compagni, che lo
ritenessero opportuno, a presentare eventualmente anche altri
documenti, purché non a livello proprio individuale: ecco perché
c’è anche un altro documento. Il che, per un partito che si
richiama al “centralismo democratico”, è invero un po’ ai
limiti, ma data l’eccezionalità della situazione, si è voluto
davvero favorire la più libera e approfondita discussione.
[a proposito di centralismo
democratico, il suo significato vero e proprio…]
Perché poi, una volta che la decisione sarà stata
presa, una volta partiti non ci sarà più tempo ed occasione per
cambiare rotta e lunga, come ha ribadito a più riprese
Oliviero Diliberto, sarà la “traversata del deserto”.
Il Congresso che è alle porte è dunque
un’occasione di chiarezza vera e di selezione di organismi
dirigenti che siano adeguati alla traversata da compiere, ben
sapendo che chi inizia il cammino difficilmente potrà vederne la
meta.
Parlavo di fase
politica, di situazione politico-istituzionale e sociale che in
Italia è radicalmente mutata.
L’esito elettorale di aprile ha consegnato al
Paese il Parlamento più a destra della storia repubblicana,
senza la sinistra, senza i comunisti.
È cambiata un’epoca, secondo una logica ben
chiara: forti con i deboli e deboli con i forti.
Pertanto, in un tale contesto, quella che era la
risposta di ieri alla richiesta di unità a sinistra, oggi si
tradurrebbe in un pannicello caldo: con chi si farebbe la
confederazione della sinistra adesso ?
Con i verdi che affermano che è stato un errore
dialogare con la Sinistra e che, per es., a livello locale, in
particolare in Alto Adige, si aprono alle liste civiche e ai
malumori di qualche esponente politico che proviene dalla SVP ?
Con ciò che rimane della SD, che, da quando ha
visto sfilacciarsi il collegamento prima più stretto con alcune
aree della CGIL, tanto più, si è attaccata come una ventosa a
RC, e persegue una ipotesi liquidatoria delle identità e delle
organizzazioni esistenti, per poi rischiare di essere assorbita
dal PD ?
Con una Rifondazione, lasciata a se stessa, così
presa dal suo dibattito interno, a tal punto da rischiare
l’implosione al suo stesso interno ?
No, la nostra proposta deve essere più incisiva:
ricostruire la Sinistra è possibile solo da ciò che
effettivamente adesso c’è a sinistra : i comunisti
Dobbiamo ricostruire la sinistra e quindi non
possiamo che partire da noi comunisti, cercando di rimettere
insieme i comunisti che oggi restano l’ossatura fondamentale di
ciò che resta dell’insediamento sociale e territoriale della
sinistra italiana.
Dobbiamo ridare dignità e protagonismo ai
lavoratori e quindi servono proposte chiare e piattaforme
praticabili che rimettano al centro della scena sociale il
lavoro.
E la proposta va lanciata anche a chi adesso
non ci vuol sentire: la giustezza di
una linea non si misura sul suo successo immediato, ma sulla sua
capacità di divenire motore di azioni, di mobilitazioni, di
passioni che producano fatti e passi irreversibili nella
direzione determinata.
Tra di noi, tra i comunisti italiani, ci dev’essere
la piena consapevolezza delle difficoltà, la lucida valutazione
dei pericoli ma anche il coraggio e la determinazione
"straordinaria" necessaria ad affrontare questa sfida.
La fondamentale autocritica, il crudo bilancio
degli ultimi anni, la consapevolezza degli errori compiuti non
ci possono rendere prigionieri di una stagione finita a cui
guardare con qualche nostalgia e molti rancori.
Noi del PdCI ci mettiamo a disposizione per un
nuovo inizio. Ma dobbiamo evitare due rischi, due illusioni che
porterebbero ad un risultato nefasto.
Dobbiamo contrastare infatti sia il pericolo di
subalterne tendenze “fusioniste” in un’indistinta sinistra,
la Costituente di Sinistra, che finirebbe con il farsi
assorbire nel PD, sia ogni deriva minoritaria ed estremista
con una Costituente comunista, perché l’idea di una
rinascita dove i comunisti come singoli possano dare
vita, senza tenere conto delle profonde differenze di
cultura politica che tra di essi permangono, ad un nuovo
partito sarebbe la negazione del nostro percorso storico e
poterebbe alla fine allo scoppio di insanabili contraddizioni.
Di fronte al tentativo di costruire «una
sinistra decomunistizzata», necessaria per un’alleanza organica
con il Pd, bisogna invece lanciare un messaggio chiaro, una
proposta forte, quella di partire da noi comunisti e così far
esplodere le profonde contraddizioni all’interno del PD, che
viene invece ancora percepito come un partito di sinistra, un
partito il PD, che invece è nato con l’ambizione di concorrere
all’americanizzazione del sistema politico e sociale insieme a
Berlusconi.
In effetti due partiti molto simili – PdL e PD –
che si possano alternare al governo del Paese, perché hanno due
caratteristiche compatibili: la scelta di una collocazione
internazionale dell’Italia subalterna agli Usa e un’impostazione
neoliberista (più o meno compassionevole).
Bisogna perciò sfuggire all’abbraccio mortale con
il PD. Di fronte alla trasformazione della società italiana, noi
comunisti siamo gli unici che possono tenere insieme la
questione democratica con la questione di classe.
L’unità dei comunisti a cui lavoriamo ha, in
premessa, precisi connotati politici e programmatici. Serve un
percorso in cui i Comunisti Italiani, con la loro cultura
politica, con il loro profilo programmatico e con la loro
organizzazione possano contribuire a costruire assieme un nuovo
e più grande partito comunista meglio attrezzato alla sfida che
abbiamo di fronte a noi.
Potrà essere un processo complicato, ma
l’urgenza è assoluta.
Lungo e accidentato potrà essere il percorso che
ci aspetta e «il partito deve essere lo strumento politico per
proseguire la battaglia», ricordando sempre che l’obiettivo dei
comunisti è il superamento del capitalismo, che per noi il
capitalismo non è l’orizzonte ultimo dell’umanità.
2. Situazione
politica in Trentino Alto Adige
Passando ora alla situazione politica locale,
vorrei ripartire da quella che è la frase di apertura del nostro
documento politico congressuale e cioè Ricostruire la
Sinistra: cominciamo da noi, Comunisti, per dire che anche
in Trentino Alto Adige, che anche in Trentino c’è bisogno di
ricostruire la Sinistra a partire da ciò che effettivamente c’è,
che anche in queste terre ce n’è forte l’esigenza, per aprire
una prospettiva diversa rispetto alla deriva localistica, in cui
la politica locale tende a rinchiudersi, tanto più che non per
tutti si tratta di una gabbia dorata.
Si tratta di ricostruire la Sinistra, a partire
da noi comunisti, per prospettare una politica che non si
accontenti, in nome di un ben strano concetto di
modernizzazione, di governare l’esistente senza avere un proprio
orizzonte. Si tratta di ricostruire la Sinistra adottando una
politica che si caratterizzi per la coerenza e non possa
lasciare spazio all’ambiguità.
Si tratta di indicare una linea politica più di
sinistra che, certo conscia dei reali rapporti di forza nelle
due diverse province, sappia comunque piantare dei paletti,
oltre i quali ci si snatura, dei paletti che si
identifichino nella efficace difesa dello stato sociale, sapendo
dire di un no fermo alle misure che comportano una ridefinizione
al ribasso dei diritti sociali che ci sono stati lasciati in
eredità dai lavoratori delle generazioni precedenti che con
faticose lotte ed immani sacrifici hanno saputo conquistare
anche e proprio per noi.
Ma per realizzarla questa politica è importante,
non improvvisare l’unità a Sinistra, pena l’aleatorietà
dell’unità delle diverse anime presenti, pena l’astrattezza di
programmi indefiniti per non dire ambigui che lasciano ampi
spazi di manovra a chi ha poi in sorte di essere presente in
consiglio provinciale.
L’unità – non la lista unitaria – l’unità si
costruisce, sulla base di un grande e reciproco rispetto delle
diverse culture politiche, con una comune ricerca, una comune
progettualità che sappia per tempo individuare degli obiettivi
comuni e ben definiti da perseguire ben prima e ben oltre le
scadenze elettorali.
E certo per realizzarla questa politica, noi
siamo pienamente disposti sin d’ora ad offrire il nostro
contributo all’interno della Sinistra locale, ma proprio quanto
appena detto mi porta con estrema franchezza a riscontrare che
sul piano locale, in provincia di Trento, la situazione politica
di quello che era il cosiddetto centro-sinistra autonomista ha
preso una piega estremamente negativa.
Noi Comunisti riteniamo, infatti, che anche in
Trentino, per ritrovare credibilità, la Sinistra si debba e non
possa fare sconti sui contenuti.
Piccolo passo indietro: in Trentino nel 2003 si
era arrivati alle elezioni provinciali non solo senza un lavoro
propriamente comune delle forze che avrebbero dovuto formare la
coalizione di centrosinistra, per arrivare alla formazione di un
programma della coalizione, ma addirittura senza un vero momento
comune di incontro per prospettare le direttrici generali, per
sapere almeno i punti di generale convergenza e quelli sui quali
c’erano – comprensibilmente – valutazioni e impostazioni
diverse. Noi Comunisti italiani, pur in quelle condizioni di
oggettiva difficoltà, abbiamo accettato l’apparentamento
elettorale.
A fine legislatura, adesso, possiamo dire che non
è stato possibile raggiungere l’obiettivo di far sì che, con più
chiarezza, anche in Trentino ci si richiamasse al
centrosinistra, senza eccedere nel localismo e che le
conseguenze sono state invece negative: la coalizione di centro
sinistra si è mossa senza un progetto collegialmente costruito e
condiviso, almeno nelle sue linee fondamentali, lo stile
“principesco” di Dellai si è imposto, così come si è avuto modo
di riscontrare sin dalla formazione della nuova giunta
provinciale. Nessun lavoro collegiale, non solo fra tutti i
partecipanti alla coalizione, ma nemmeno fra i gruppi che
avevano propri rappresentanti in Consiglio Provinciale, nemmeno
tra gli stessi assessori e ciò, per esempio, sul delicato tema
della sanità ha assunto accenti davvero eclatanti.
La politica sulla casa, sulla scuola, sulla
sanità e non solo ha portato a risultati rispetto ai quali noi
esprimiamo una valutazione politica estremamente critica e
severa.
Per quanto riguarda la legge sull’edilizia
popolare – con la successiva riduzione degli alloggi da
assegnare agli “stranieri” – è lo stesso impianto generale che
non va con la trasformazione dell’ITEA in società per azioni.
La legge sulla scuola provinciale – con
l’incremento del finanziamento alle scuole private –, aggira sia
il “senza oneri per lo Stato” del terzo comma dell’art. 33 della
Costituzione, sia l’obbligo di istituire “scuole statali per
tutti gli ordini e gradi” del secondo comma.
Per non parlare della normativa sulle comunità di
valle – che non ha affatto eliminato i comprensori – e di quella
sull’aumento dell’indennità di carica agli amministratori locali
– che introduce elementi di clientelismo nella vita politica.
Purtroppo, le forze del centrosinistra hanno
balbettato non hanno saputo contrastare una tale politica a
hanno accettato un ruolo subalterno, anzi si sono sdraiati sotto
la figura di Dellai e ne sono usciti schiacciati: pur di
ottenere un qualche ruolo nell’ambito del sottogoverno anche le
forze più a sinistra della coalizione di Dellai hanno fatto da
sponda e ora tutta la Sinistra ne paga le conseguenze.
Pertanto, tanto più che adesso il centrosinistra,
come lo abbiamo conosciuto non esiste più, sempre che sia mai
stato propriamente in salute in Trentino, dev’essere chiaro che
non si può più neanche lontanamente prospettare
né accordi a
prescindere, né preclusioni a prescindere: si tratta, con crudo
realismo, tenuto conto di quanto già accaduto, di prendere atto
se sia possibile un accordo su di un programma avanzato su
alcune questioni, di valutare se sulla base dei rapporti di
forza in essere, se si sia in grado di incidere e di essere
conseguenti. Ogni altra scelta, che non si configurasse in
questi termini, costituirebbe altrimenti una pietra tombale per
la possibilità della sinistra di ricostruirsi.
Alle prossime elezioni provinciali del 26
ottobre, le prime elezioni dopo il Congresso nazionale di
luglio, quello che è un dato incontrovertibile è che i Comunisti
Italiani, con il proprio simbolo e una propria lista, ci saranno
e proporranno, fino all’ultimo, un accordo di coalizione, ma a
partire dai comunisti, per allargarsi poi a chi si ritrovi su
alcuni punti programmatici assolutamente imprescindibili.
E
attenzione a non cadere nel tranello: l’idea dell’accordo,
dell'unione tra comunisti non è una faccenda tutta ideologica,
come cercheranno di raccontarci coloro che corrono dietro al “nuovismo”,
quale che sia. Tutt’altro, ciò che ha contraddistinto e
contraddistingue i comunisti sono sempre stati e dovranno essere
il respiro programmatico e il modo di far politica.
Va messo in primo piano un programma avanzato su
alcune grandi questioni locali, prima di tutto in relazione ai
temi sociali, alle cose concrete per cui lottare, alle risposte
da dare ai lavoratori, ai cittadini. Il che, però, per essere
credibile, non potrà nascere certo sulla base di un accordo “a
prescindere” con chi ha invece interpretato e continua a
interpretare un modo di far politica che nell’elettorato di
sinistra ha creato un profondo disincanto, se non una totale
sfiducia.
Per ricostruire la sinistra, bisogna partire
dalla coerenza, per ricostruire la sinistra, bisogna partire da
noi, compagne e compagni, dai comunisti, da coloro che pur
sconfitti, non sono disposti alla resa. |