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Prima di qualsiasi riflessione politica, voglio
rivolgere un apprezzamento al Partito, alle compagne e ai
compagni, per la tenuta e l’equilibrio dimostrati dopo il colpo
subito alle elezioni politiche. Non era scontato. E infatti
abbiamo deciso di tenere un congresso straordinario nella piena
consapevolezza della criticità della vicenda politica. Sono
convinto che abbiamo fatto la cosa giusta, perché nei momenti
difficili è bene che il partito rifletta e individui
collettivamente la strada da percorrere.
Al nostro interno si è sviluppato un dibattito
ampio e serio e si confrontano posizioni anche diverse. Per la
prima volta, al documento elaborato dalla commissione politica
del Comitato Centrale si oppone un altro documento, sia pur di
minoranza, che individua una diversa strategia. Dai congressi
provinciali è venuto al primo un vantaggio molto ampio, ma
nell’assise nazionale avremo modo di approfondire ulteriormente
senza mai abbandonare la ricerca della sintesi unitaria.
Oggi, per la prima volta nella storia dell’Italia
repubblicana, i comunisti non siedono in Parlamento. Molti i
fattori che hanno concorso. Non voglio qui fare un’analisi
frettolosa quando c’è il documento congressuale che propone un
serio approfondimento. Ma voglio qui ripetere, sia pur
schematicamente, il “cuore” della nostra proposta, nella
convinzione che oggi essa sia l’unica valida, l’unica che può
consentire al nostro partito di affrontare con fermezza e
moderato ottimismo una situazione straordinariamente difficile e
complicata, contrariamente a ciò che accade in altre forze
politiche dove le differenze e le difficoltà nell’individuare
una strategia esplodono acutamente.
Il “cuore” della nostra proposta politica sta nel
forte appello unitario al Partito della Rifondazione comunista.
Esso nasce dalla consapevolezza della gravità, persino della
pericolosità, della situazione politica. Berlusconi non ha
smentito se stesso. In neanche tre mesi, il suo governo si è
caratterizzato per l’indegnità delle politiche razziste e
xenofobe. Nella nostra assenza dal Parlamento e nella mancanza
di ogni opposizione da parte del Pd, il governo ha rivelato il
suo vero volto scatenandosi nella caccia all’immigrato - e
quindi al più debole - con azioni indicibili come le impronte ai
bimbi rom e la ferocia dei blitz ai campi nomadi. Sono state
dette parole e avanzate proposte che ricordano i primi passi del
nazismo e del fascismo e riportano agli anni più bui della
storia d’Italia. E mentre il Pd taceva alla ricerca spasmodica
del dialogo con Berlusconi, la situazione economica precipitava
verso la recessione, con un ulteriore, drammatico peggioramento
delle condizioni della nostra gente, dei lavoratori e dei
pensionati, costretti a vivere con retribuzioni da fame, in
ambienti di lavoro pericolosi, nella diminuzione costante dei
diritti. Una china pericolosa che mette a serio rischio la
democrazia, l’universalità dei diritti. E ancora una volta, come
in ogni stato autoritario, per di più inasprito dall’ossessione
di Berlusconi per la sua interminabile vicenda giudiziaria, è
partito l’attacco all’autonomia della magistratura e alla
libertà d’informazione.
Potrei continuare con un lungo elenco di
ingiustizie e sopraffazioni. Ma il compito prioritario dei
comunisti è individuare la strada e le forze che possano
modificare questa drammatica e pericolosa situazione. Ed è qui
che nasce la nostra proposta di riunificazione a Rifondazione
comunista, sapendo tutti e due, noi e loro, che le ragioni che
nel passato ci hanno portato alla scissione sono superate e che
le ragioni di oggi sono troppo serie perché i comunisti non si
riorganizzino.
Non c’è alcun settarismo, alcuna chiusura in
questa proposta. C’è solo la volontà di rafforzare la presenza
dei comunisti in un Paese dove sembrano diventate assenti le
ragioni e la cultura e la capacità di lotta e la storia della
sinistra. La sinistra, tutta la sinistra, quella organizzata nei
partiti e quella che opera nella società, nelle tante
associazioni che intervengono sul territorio, nei tanti e tante
che si sono allontanati dalla politica. È con questa sinistra,
facendo tesoro della fallimentare esperienza dell’Arcobaleno,
che i comunisti devono aprire interlocuzioni, fare esperienze,
intessere legami. La sinistra è un vasto e variegato popolo, non
sempre e non interamente riconducibile a noi, ma in esso vivono
esperienze e azioni che fanno parte di una storia comune. C’è un
nesso inscindibile tra comunisti e sinistra, che fa parte della
nostra cultura e della nostra storia. Noi vogliamo ricostruire
la sua presenza in Italia, senza alcuna presunzione di
autosufficienza, nel rispetto delle tante anime e sensibilità
che la compongono. Ci aspetta un lavoro duro e difficile. Le
donne e gli uomini del Pdci ce la faranno. Perché è da ciò che
passa il riscatto degli oppressi e il cambiamento
dell’esistente. |