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Il Pdci si appresta ad andare ad un congresso
straordinario previsto il 18, 19 e 20 luglio a Salsomaggiore,
significativa e non casuale la quasi coincidenza con il
congresso di Rifondazione comunista
Con il Presidente del Pdci, Antonino Cuffaro,
cerchiamo di analizzare alcune ragioni di questo importante
appuntamento e gli scenari possibili per il Pdci, per i
comunisti, per la sinistra
Presidente, il Pdci ha scelto di andare ad un
congresso straordinario, dopo l’esito elettorale del 13 aprile.
Perché questa scelta e soprattutto dove vanno i Comunisti
italiani?
Davanti ad una situazione politica sconvolgente,
ad un errore storico del Partito democratico, ad una curvatura
pericolosa a destra della rotta della società italiana, una
riflessione ed un’analisi dovrebbero essere avviate da tutte le
forze democratiche del Paese. In questo senso i Comunisti
italiani, pur senza macchia per ciò che è accaduto, hanno scelto
di andare al congresso.
Andiamo con un documento di grande respiro votato
dal Comitato centrale. Il mio auspicio è che il dibattito,
l’andamento del congresso, il confronto delle idee ed i
comportamenti siano corrispondenti all’alto livello con cui si
propongono le nostre posizioni e le nostre proposte per lanciare
una controffensiva democratica e ridare una speranza al Paese.
Un congresso esemplare di una forza integra, mossa da una forte
passione ed ispirazione, e certamente da una grande tradizione.
Il congresso si svolgerà sulla base di due
documenti: uno approvato dalla maggioranza del Comitato
centrale, ed uno con le firme di alcuni compagni del Cc. Come
valuti questa circostanza?
Penso che la presentazione di un documento che si
pone come “alternativo” rappresenti una novità non perché
esprima posizioni assolutamente divergenti rispetto all’altro ma
perché dà un elemento in più alla discussione, un elemento di
dibattito, che forse risulterà stimolante. Valuteremo la novità
dagli effetti. Infatti, se da un lato essa ha lasciato
sbalorditi chi ci vuole vedere e raffigurare come un mondo
chiuso, dall’altro ha dato occasione ad alcuni giornali di
trasmettere la falsa immagine di un Pdci omologato ad altri
partiti, in cui la divisione in correnti spesso inceppa,
contrappone ed impegna nel dibattito interno forze che
dovrebbero dedicare tutta la propria energia all’azione esterna
e complessiva del partito.
Nel momento in cui il Pdci va al congresso, il
confronto largo, senza pregiudiziali e scomuniche è salutare.
Guai però se da questo dibattito si dovesse passare alla
cristallizzazione delle idee, al tentativo di costituirsi in
correnti. Il cattivo esempio che viene dagli altri dovrebbe
ammonirci tutti a non andare in questa direzione.
Più in generale, tu lo accennavi anche prima,
in questa fase politica e storica quale può essere la sfida dei
comunisti? E quale rapporto può esserci tra loro ed il resto del
centrosinistra ?
La risposta all’ondata di destra, alla sua
demagogia ed arroganza, al pericolo di vedere demolite le
fondamenta costituzionali di questo nostro Paese non può venire
solo da noi. Dopo l’insuccesso del 13 e 14 aprile, sappiamo e
vogliamo assumerci la responsabilità di continuare a promuovere
un processo di convergenza tra le forze di sinistra, per
individuare un terreno comune di azione politica e per costruire
uno schieramento che sia capace di attrarre, di avanzare una
proposta unitaria al Paese e di ottenerne il consenso,
soprattutto nell’interesse dei lavoratori e delle lavoratrici,
delle nuove generazioni, dei più deboli.
Quale sarà il contributo del Pdci in questo
scenario gravoso ed impegnativo ?
Per questo lavoro di lunga lena noi diciamo che è
necessario prima di tutto unire le forze che responsabilmente si
richiamano agli ideali del comunismo. È, lo ripeto,
un’assunzione di responsabilità davanti alle classi lavoratrici,
alla classe operaia, ai giovani. Cioè a coloro che ispirano
costantemente il nostro impegno e la nostra azione politica. Non
è un volerci arroccare e separare, ma un modo forte e concreto
per cominciare. Avviarci per questa strada non esclude – anzi è
vero il contrario – di stabilire rapporti con tutte le forze di
sinistra. E non è certamente da trascurare il rapporto con gli
elettori del Pd che hanno ritenuto di continuare a fare il loro
“dovere di sinistra” votando un partito che, spezzando invece i
legami a sinistra, ha portato il Paese al più grave sbandamento
a destra - si vedano, come ultima e triste conferma, i risultati
delle elezioni in Sicilia, - della nostra storia repubblicana.
Da quello che dici la speranza per
ricominciare sembra possa venire dalla “buona politica”…
Noi non abbiamo mai smesso nel nostro agire
politico, nella nostra dichiarata appartenenza ad un partito
comunista, nei nostri comportamenti di ispirarci ai grandi
ideali di pace, giustizia sociale, lotta contro ogni
sfruttamento e sopraffazione, dell’uomo sull’uomo e delle
nazioni sulle nazioni.
Abbiamo una visione ed un giudizio sulla società
in cui viviamo che ci porta a lottare per cambiarla. Ma anche
senza questo orizzonte ampio che ispira noi, la politica può
avere un corretto carattere di impegno per la soluzione dei
problemi della gente. Ed essere sorretta dal disinteresse
personale e da uno sforzo per il bene comune.
Con il nostro congresso mi auguro che
continueremo a dare un esempio a tutti di dedizione alla “buona
politica”, di una rinnovata capacità di riflessione e di
proposta e, fatta salva la libertà del dibattito, una rafforzata
capacità di solidarietà umana, di partito e di unità politica. |