Verso il V Congresso


L'intervista
al presidente del P.d.C.I.,
Antonino Cuffaro

 

di Giampiero Cazzato

Da "La Rinascita" quotidiano on line
del 19 giugno 2008

 

Il Pdci si appresta ad andare ad un congresso straordinario previsto il 18, 19 e 20 luglio a Salsomaggiore, significativa e non casuale la quasi coincidenza con il congresso di Rifondazione comunista

Con il Presidente del Pdci, Antonino Cuffaro, cerchiamo di analizzare alcune ragioni di questo importante appuntamento e gli scenari possibili per il Pdci, per i comunisti, per la sinistra

Presidente, il Pdci ha scelto di andare ad un congresso straordinario, dopo l’esito elettorale del 13 aprile. Perché questa scelta e soprattutto dove vanno i Comunisti italiani?

Davanti ad una situazione politica sconvolgente, ad un errore storico del Partito democratico, ad una curvatura pericolosa a destra della rotta della società italiana, una riflessione ed un’analisi dovrebbero essere avviate da tutte le forze democratiche del Paese. In questo senso i Comunisti italiani, pur senza macchia per ciò che è accaduto, hanno scelto di andare al congresso.

Andiamo con un documento di grande respiro votato dal Comitato centrale. Il mio auspicio è che il dibattito, l’andamento del congresso, il confronto delle idee ed i comportamenti siano corrispondenti all’alto livello con cui si propongono le nostre posizioni e le nostre proposte per lanciare una controffensiva democratica e ridare una speranza al Paese. Un congresso esemplare di una forza integra, mossa da una forte passione ed ispirazione, e certamente da una grande tradizione.

Il congresso si svolgerà sulla base di due documenti: uno approvato dalla maggioranza del Comitato centrale, ed uno con le firme di alcuni compagni del Cc. Come valuti questa circostanza?

Penso che la presentazione di un documento che si pone come “alternativo” rappresenti una novità non perché esprima posizioni assolutamente divergenti rispetto all’altro ma perché dà un elemento in più alla discussione, un elemento di dibattito, che forse risulterà stimolante. Valuteremo la novità dagli effetti. Infatti, se da un lato essa ha lasciato sbalorditi chi ci vuole vedere e raffigurare come un mondo chiuso, dall’altro ha dato occasione ad alcuni giornali di trasmettere la falsa immagine di un Pdci omologato ad altri partiti, in cui la divisione in correnti spesso inceppa, contrappone ed impegna nel dibattito interno forze che dovrebbero dedicare tutta la propria energia all’azione esterna e complessiva del partito.

Nel momento in cui il Pdci va al congresso, il confronto largo, senza pregiudiziali e scomuniche è salutare. Guai però se da questo dibattito si dovesse passare alla cristallizzazione delle idee, al tentativo di costituirsi in correnti. Il cattivo esempio che viene dagli altri dovrebbe ammonirci tutti a non andare in questa direzione.

Più in generale, tu lo accennavi anche prima, in questa fase politica e storica quale può essere la sfida dei comunisti? E quale rapporto può esserci tra loro ed il resto del centrosinistra ?

La risposta all’ondata di destra, alla sua demagogia ed arroganza, al pericolo di vedere demolite le fondamenta costituzionali di questo nostro Paese non può venire solo da noi. Dopo l’insuccesso del 13 e 14 aprile, sappiamo e vogliamo assumerci la responsabilità di continuare a promuovere un processo di convergenza tra le forze di sinistra, per individuare un terreno comune di azione politica e per costruire uno schieramento che sia capace di attrarre, di avanzare una proposta unitaria al Paese e di ottenerne il consenso, soprattutto nell’interesse dei lavoratori e delle lavoratrici, delle nuove generazioni, dei più deboli.

Quale sarà il contributo del Pdci in questo scenario gravoso ed impegnativo ?

Per questo lavoro di lunga lena noi diciamo che è necessario prima di tutto unire le forze che responsabilmente si richiamano agli ideali del comunismo. È, lo ripeto, un’assunzione di responsabilità davanti alle classi lavoratrici, alla classe operaia, ai giovani. Cioè a coloro che ispirano costantemente il nostro impegno e la nostra azione politica. Non è un volerci arroccare e separare, ma un modo forte e concreto per cominciare. Avviarci per questa strada non esclude – anzi è vero il contrario – di stabilire rapporti con tutte le forze di sinistra. E non è certamente da trascurare il rapporto con gli elettori del Pd che hanno ritenuto di continuare a fare il loro “dovere di sinistra” votando un partito che, spezzando invece i legami a sinistra, ha portato il Paese al più grave sbandamento a destra - si vedano, come ultima e triste conferma, i risultati delle elezioni in Sicilia, - della nostra storia repubblicana.

Da quello che dici la speranza per ricominciare sembra possa venire dalla “buona politica”…

Noi non abbiamo mai smesso nel nostro agire politico, nella nostra dichiarata appartenenza ad un partito comunista, nei nostri comportamenti di ispirarci ai grandi ideali di pace, giustizia sociale, lotta contro ogni sfruttamento e sopraffazione, dell’uomo sull’uomo e delle nazioni sulle nazioni.

Abbiamo una visione ed un giudizio sulla società in cui viviamo che ci porta a lottare per cambiarla. Ma anche senza questo orizzonte ampio che ispira noi, la politica può avere un corretto carattere di impegno per la soluzione dei problemi della gente. Ed essere sorretta dal disinteresse personale e da uno sforzo per il bene comune.

Con il nostro congresso mi auguro che continueremo a dare un esempio a tutti di dedizione alla “buona politica”, di una rinnovata capacità di riflessione e di proposta e, fatta salva la libertà del dibattito, una rafforzata capacità di solidarietà umana, di partito e di unità politica.



Intervista al presidente del PdCI,
Antonino Cuffaro

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