La Nakba

La nascita di Israele e la Nakba palestinese
 

di Bassam Saleh

Da "Il Punto", la rivista de "Punto Critico"
n. 5 (nuova serie) - maggio 2008

 

Sessanta anni fa, il 15 maggio del 1948, iniziò la Nakba (catastrofe) del popolo palestinese. Furono distrutti e rase al suolo 530 villaggi, e 850,000 palestinesi espulsi  con una inaudita violenza dalle loro case, e le loro proprietà.

Illan Pappe professore e storico israeliano, ha pubblicato un libro dal titolo “La pulizia etnica della Palestina “. In una intervista  apparsa sull’unità del primo maggio dice.” ho cercato di spiegare ne La pulizia etnica della Palestina, il sistema di valori su cui si fonda lo Stato d’Israele fin dalla sua nascita non è fra i più nobili, essendo strutturato attorno a una ideologia etnocentrica che pone come prioritaria la necessità di avere uno Stato ebraico con una solida maggioranza ebraica che controlli larga parte dei territori palestinesi.

Nel creare il proprio Stato-nazione, il movimento sionista non condusse una guerra che "tragicamente, ma inevitabilmente" portò all’espulsione di parte della popolazione nativa, ma fu l’opposto: l’obiettivo principale era la pulizia etnica di tutta la Palestina, che il movimento ambiva per il suo nuovo Stato. Questa visione non è cambiata affatto dal 1948 ad oggi. Il valore di uno Stato a base etnica è ancora al di sopra di qualunque diritto umano o civile».

Il movimento sionista assieme al capitale finanziario dell’agenzia ebraica mondiale, strapparono dall’Inghilterra, allora mandataria sulla Palestina, una promessa di un Home Land (patria) per gli ebrei. La bieca dichiarazione Balfur, ministro delle colonie di sua maestà, datata 2 novembre 1917. quel alleanza portò nel 48 alla nascita di Israele, proprio nel giorno in cui terminava il mandato inglese sulla Palestina. Preceduto dalla risoluzione 181 dell’Onu, del29/11/47, che sancisce la spartizione della Palestina in due stati uno ebraico e uno arabo, questo ultimo è in un lungo travaglio che dura da sessanta anni e non riesce a vedere la luce. Anzi, la stessa politica di pulizia etnica continua, con il muro, e l’assedio dei territori palestinesi, in Gaza come in Cisgiordania, la machina della pulizia etnica continua, nella fame e nello strangolamento socio economico dei palestinesi.

Le grande potenze coloniali europei, e gli Usa, per i sensi di colpa nei confronti degli ebrei, e per i loro interessi economici e geopolitiche, hanno creato e recato una immensa tragedia, nei confronti  non solo del popolo palestinese, ma di tutti i popoli del mondo arabo, dove gli ebrei hanno vissuto in pace, e senza discriminazione razziale o religiose. Le stessa unica potenza, Usa, alla ricerca di migliorare l’immagine del suo presidente, ormai, sulla via del tramonto, presenta la famigerata Road Map, per la fine del conflitto israelo-palestinese, secondo la visione di Bush, basata su due stati uno accanto  all’altro, non riesce a decollare. Per l’intransigenza e l’arroganza politica della leadership israeliana, alleata e protetta dall’amministrazione dei neocons.

Il presidente americano, parlando al parlamento israeliano, per le celebrazione dei sessanta anni, si è augurato di festeggiare i 120 anni,  senza mai citare il dramma dei palestinesi, o tanto meno di citare il piano che porta il suo nome.

Un  figlio legittimato, dalle Nazioni Unite,  prediletto e protetto dagli Usa e dai paesi occidentali, è un figlio ingrato alle stesse Nazioni Unite: sono più di 54 le risoluzioni dell'O.n.u. mai rispettate dai governanti israeliani. È il paese che vive un stato di guerra permanente. Si definisce democratico e continua a occupare una altro popolo. Pratica la discriminazione e la pulizia etnica contro i palestinesi. Sessanta anni di guerre e di massacri, muri, di repressione e negazione dei diritti degli altri, pratiche che hanno reso il medio oriente una vera  polveriera esplosiva.



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