|
Sessanta anni fa, il 15 maggio del 1948, iniziò
la Nakba (catastrofe) del popolo palestinese. Furono distrutti e
rase al suolo 530 villaggi, e 850,000 palestinesi espulsi con
una inaudita violenza dalle loro case, e le loro proprietà.
Illan Pappe professore e storico israeliano, ha
pubblicato un libro dal titolo “La pulizia etnica della
Palestina “. In una intervista apparsa sull’unità del primo
maggio dice.” ho cercato di spiegare ne La pulizia etnica della
Palestina, il sistema di valori su cui si fonda lo Stato
d’Israele fin dalla sua nascita non è fra i più nobili, essendo
strutturato attorno a una ideologia etnocentrica che pone come
prioritaria la necessità di avere uno Stato ebraico con una
solida maggioranza ebraica che controlli larga parte dei
territori palestinesi.
Nel creare il proprio Stato-nazione, il movimento
sionista non condusse una guerra che "tragicamente, ma
inevitabilmente" portò all’espulsione di parte della popolazione
nativa, ma fu l’opposto: l’obiettivo principale era la pulizia
etnica di tutta la Palestina, che il movimento ambiva per il suo
nuovo Stato. Questa visione non è cambiata affatto dal 1948 ad
oggi. Il valore di uno Stato a base etnica è ancora al di sopra
di qualunque diritto umano o civile».
Il movimento sionista assieme al capitale
finanziario dell’agenzia ebraica mondiale, strapparono
dall’Inghilterra, allora mandataria sulla Palestina, una
promessa di un Home Land (patria) per gli ebrei. La bieca
dichiarazione Balfur, ministro delle colonie di sua maestà,
datata 2 novembre 1917. quel alleanza portò nel 48 alla nascita
di Israele, proprio nel giorno in cui terminava il mandato
inglese sulla Palestina. Preceduto dalla risoluzione 181 dell’Onu,
del29/11/47, che sancisce la spartizione della Palestina in due
stati uno ebraico e uno arabo, questo ultimo è in un lungo
travaglio che dura da sessanta anni e non riesce a vedere la
luce. Anzi, la stessa politica di pulizia etnica continua, con
il muro, e l’assedio dei territori palestinesi, in Gaza come in
Cisgiordania, la machina della pulizia etnica continua, nella
fame e nello strangolamento socio economico dei palestinesi.
Le grande potenze coloniali europei, e gli Usa,
per i sensi di colpa nei confronti degli ebrei, e per i loro
interessi economici e geopolitiche, hanno creato e recato una
immensa tragedia, nei confronti non solo del popolo
palestinese, ma di tutti i popoli del mondo arabo, dove gli
ebrei hanno vissuto in pace, e senza discriminazione razziale o
religiose. Le stessa unica potenza, Usa, alla ricerca di
migliorare l’immagine del suo presidente, ormai, sulla via del
tramonto, presenta la famigerata Road Map, per la fine del
conflitto israelo-palestinese, secondo la visione di Bush,
basata su due stati uno accanto all’altro, non riesce a
decollare. Per l’intransigenza e l’arroganza politica della
leadership israeliana, alleata e protetta dall’amministrazione
dei neocons.
Il presidente americano, parlando al parlamento
israeliano, per le celebrazione dei sessanta anni, si è augurato
di festeggiare i 120 anni, senza mai citare il dramma dei
palestinesi, o tanto meno di citare il piano che porta il suo
nome.
Un figlio legittimato, dalle Nazioni Unite,
prediletto e protetto dagli Usa e dai paesi occidentali, è un
figlio ingrato alle stesse Nazioni Unite: sono più di 54 le
risoluzioni dell'O.n.u. mai rispettate dai governanti
israeliani. È il paese che vive un stato di guerra permanente.
Si definisce democratico e continua a occupare una altro popolo.
Pratica la discriminazione e la pulizia etnica contro i
palestinesi. Sessanta anni di guerre e di massacri, muri, di
repressione e negazione dei diritti degli altri, pratiche che
hanno reso il medio oriente una vera polveriera esplosiva. |