Dal
“Suk” al “mercato delle vacche”. E se lo dicono i principali
protagonisti della vicenda non resta altra possibilità: c’è
loro da credere!
E, dati i trascorsi, non
è il caso di
sorprendersi neanche più di tanto, che al seguito ci siano
anche gli "ecosociali".
“Suk” è in effetti il termine che lo stesso Margheri ha usato
in un memorabile resoconto, pubblicato anche sull’“Alto Adige”,
per dare l’idea della qualità del dibattito che si era svolto
durante la riunione che aveva alfine partorito la composizione
della Giunta comunale di Bolzano nel non lontano inverno del
2005.
“Questo è un mercato delle vacche” è stata a sua volta la
perentoria affermazione di Tommasini, segretario del Pd
altoatesino, per mettere a fuoco il carattere della lunga e
faticosa riunione serale che pochi giorni orsono ha portato
all’esplicito ingresso in giunta dell’UDC, a cui sono stati
riconosciuti ben due assessorati.
Come a dire, il vizio d’origine non si cancella e l’attuale
maggioranza non se ne duole affatto e anzi, dopo aver barattato
tutto ciò che era ancora possibile, va fiera del mesto
risultato: la Giunta Spagnolli può continuare a solcare le acque
stagnanti dell’amministrazione comunale almeno sino a ottobre.
Poi, SVP permettendo, si vedrà.
In tutto questo squallido bailamme quello che ha fatto specie
- ma forse, appunto non più di tanto - è stato l’assordante
silenzio di Rifondazione: ma come, proprio in quella prima
fatidica riunione aveva, sia pure a scoppio ritardato, almeno
scoperto “una pregiudiziale contro la presenza dell’UDC in
Giunta” (ma non in maggioranza) e si era detta “contro per
principio” (fa fede sempre il resoconto di Margheri)! Ed ora,
che in giunta di assessori targati esplicitamente UDC ce ne sono
addirittura due, perché non sbatte la porta e non se ne va ?
Non ha neppure il fragile alibi della possibile caduta della
Giunta e di far vincere così fin da subito la destra, dato che
la maggioranza si è irrobustita con l’ingresso di Giorgio Degli
Agostini, eletto a suo tempo nella DC per le autonomie.
Che sia questo il risultato dell’essere entrati a far parte
dell’intergruppo degli “ecosociali” ? Tale ingresso non era
stato forse propagandato come l’ennesimo nuovo che avanza per
far pesare di più la sinistra ? O per l’assessore Gallo basta un
nuovo incarico al Consorzio dei Comuni per mettere a tacere i
principi ?
È forse sulla base di questo viatico che si pensa
spavaldamente di autocandidarsi a rappresentare la sinistra in
Alto Adige alle prossime elezioni provinciali ? Con il vecchio
armamentario e la mesta esperienza di chi sa indossare più
casacche ?
Sia come sia, è purtroppo davvero uno sfacelo e
ancora più incontrastata è risultata anche in questo
frangente l’egemonia della SVP, che non appena ha minacciato di
mandare tutti a casa, ha costretto i propri impauriti e imbelli
alleati a porre fine alle loro beghe da cortile; e il tutto in
una serata concitata, magari anche da protrarre sino a notte
fonda, ma da terminare in ogni caso sempre prima che il gallo
canti.
Quale che sia il destino della giunta di Bolzano – e
probabilmente a novembre ne vedremo davvero delle belle – chi
aspira a far rinascere la sinistra anche in questa terra una
lezione da queste ultime vicende dovrebbe cercare di trarla.
Non è, cari compagni, con un tale biglietto da visita così
sgualcito che si può pensare di ricostruire la Sinistra; a
ottobre non basterà certo proporre una nuova sigla per
nascondere una politica così ambigua.
Se davvero si vuole fare qualcosa di serio per ricostruirla,
e mi rivolgo innanzi tutto, ma
non solo, ai militanti di
Rifondazione, bisogna prima di tutto partire dall’unione dei
comunisti, che in Alto Adige ci sono e non sono poi così pochi
(alle elezioni politiche del 2006 ben 6849 sono stati i voti
ottenuti tra Comunisti Italiani e Rifondazione).
Ma attenzione a non
cadere nel tranello: l’idea dell’unione tra comunisti non è una
faccenda tutta ideologica, come cercheranno di raccontarci
coloro che corrono dietro al “nuovismo”, quale che sia. Tutt’altro,
ciò che ha contraddistinto e contraddistingue i comunisti sono
sempre stati e dovranno essere il respiro programmatico e il
modo di far politica.
Va
messo in primo piano un programma
avanzato su alcune grandi questioni
locali, prima di tutto in relazione ai temi sociali, alle cose
concrete per cui lottare, alle risposte da dare ai lavoratori,
ai cittadini. Il che, però,
per essere credibile, deve essere il frutto di scelte compiute
in passato, scelte, anche difficili, che possano comprovare la
coerenza della propria proposta e non può invece nascere sulla
base di un accordo “a prescindere” con chi ha invece
interpretato e continua a interpretare un modo di far politica
che nell’elettorato di sinistra ha creato un profondo
disincanto, se non una totale sfiducia.
Per ricostruire la sinistra, bisogna partire
dalla coerenza, per ricostruire la sinistra, bisogna partire da
noi, compagne e compagni, dai comunisti.