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BESENELLO. Se n’è andato a sessant’anni. Ma sarà
molto difficile dimenticarlo perché Enzo Piffer è una di quelle
persone la cui storia ti entra dentro. Per la sua forza, il suo
coraggio, la sua inarrestabile gioia di vivere, sperimentata
sulla propria pelle per oltre quarant’anni. Tale è infatti il
«compleanno» che solo l’anno scorso ha voluto festeggiare con
gli amici, quarant’anni con i neuroni sordi, con i fasci
muscolari inutili, da quel 23 luglio del 1967 in cui Piffer si
schiantò nella piscina comunale di Rovereto. Si stava preparando
ad un tuffo dalla piattaforma di 5 metri ma a causa di un
incidente precipitò su un blocco di partenza. Dopo vent’anni in
carrozzina, dal 1988 era rimasto bloccato a letto. E dopo tre
anni ed una tracheotomia un ventilatore volumetrico è stato il
suo costante ed indispensabile compagno. Ma lui ha sempre
parlato del giorno dell’incidente senza rancore: «Quel 23 luglio
è come se fossi rinato», controbatteva con determinazione nella
sua casa di Besenello dove era nato e viveva. L’anno scorso per
i quarant’anni dall’incidente, sono arrivate più di cento amici,
anche da molto lontano. E a chi gli chiedeva cosa ci fosse mai
da festeggiare Enzo rispondeva con semplicità: «Non so più se
quella giornata è stata una disgrazia o una fortuna, tutti voi
ne siete la dimostrazione. Se non mi fossi fatto male non avrei
mai incontrato gente come voi». A fianco, con una serenità ed
una forza troppo umane, la moglie Anna. «È entrata nella mia
vita il 4 febbraio del 1978», raccontava. E l’anno scorso in
occasione della «festa» Enzo ha voluto ringraziarla
pubblicamente: «Se non mi molla questa volta, penso che non lo
farà più». Dopo 26 anni di matrimonio, Anna spiega: «Ci siamo
conosciuti per caso, anche se padre Alex Zanotelli dice che mai
nulla succede per caso, mi avevano contattato per prestare un
periodo di assistenza nella clinica dove Enzo era ricoverato e
poi…insomma, quando sono andata via non vedevamo l’ora di
rivederci. Mi hanno colpito i suoi occhi e ho trovato in lui una
persona speciale, sensibile e intelligente». Enzo era conosciuto
soprattutto per la sua inarrestabile voglia di vivere e per il
suo impegno politico di sinistra. «Un uomo coraggiosissismo»,
secondo cui «la vita va sicuramente vissuta», sempre, dicono gli
amici. Ed in molti lo ricordano alle manifestazioni di piazza,
con una coperta con la raffigurazione di «Quarto stato» di
Pellizza da Volpedo o un’altra che riproduce la bandiera della
pace. Anche in questo, lui era davvero speciale.
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