Una tristezza profonda

Enzo Piffer è morto:
una vita di lotta

 

di Barbara Goio

Da "L'Adige"
del 31 maggio 2008

 

BESENELLO. Se n’è andato a sessant’anni. Ma sarà molto difficile dimenticarlo perché Enzo Piffer è una di quelle persone la cui storia ti entra dentro. Per la sua forza, il suo coraggio, la sua inarrestabile gioia di vivere, sperimentata sulla propria pelle per oltre quarant’anni. Tale è infatti il «compleanno» che solo l’anno scorso ha voluto festeggiare con gli amici, quarant’anni con i neuroni sordi, con i fasci muscolari inutili, da quel 23 luglio del 1967 in cui Piffer si schiantò nella piscina comunale di Rovereto. Si stava preparando ad un tuffo dalla piattaforma di 5 metri ma a causa di un incidente precipitò su un blocco di partenza. Dopo vent’anni in carrozzina, dal 1988 era rimasto bloccato a letto. E dopo tre anni ed una tracheotomia un ventilatore volumetrico è stato il suo costante ed indispensabile compagno. Ma lui ha sempre parlato del giorno dell’incidente senza rancore: «Quel 23 luglio è come se fossi rinato», controbatteva con determinazione nella sua casa di Besenello dove era nato e viveva. L’anno scorso per i quarant’anni dall’incidente, sono arrivate più di cento amici, anche da molto lontano. E a chi gli chiedeva cosa ci fosse mai da festeggiare Enzo rispondeva con semplicità: «Non so più se quella giornata è stata una disgrazia o una fortuna, tutti voi ne siete la dimostrazione. Se non mi fossi fatto male non avrei mai incontrato gente come voi». A fianco, con una serenità ed una forza troppo umane, la moglie Anna. «È entrata nella mia vita il 4 febbraio del 1978», raccontava. E l’anno scorso in occasione della «festa» Enzo ha voluto ringraziarla pubblicamente: «Se non mi molla questa volta, penso che non lo farà più». Dopo 26 anni di matrimonio, Anna spiega: «Ci siamo conosciuti per caso, anche se padre Alex Zanotelli dice che mai nulla succede per caso, mi avevano contattato per prestare un periodo di assistenza nella clinica dove Enzo era ricoverato e poi…insomma, quando sono andata via non vedevamo l’ora di rivederci. Mi hanno colpito i suoi occhi e ho trovato in lui una persona speciale, sensibile e intelligente». Enzo era conosciuto soprattutto per la sua inarrestabile voglia di vivere e per il suo impegno politico di sinistra. «Un uomo coraggiosissismo», secondo cui «la vita va sicuramente vissuta», sempre, dicono gli amici. Ed in molti lo ricordano alle manifestazioni di piazza, con una coperta con la raffigurazione di «Quarto stato» di Pellizza da Volpedo o un’altra che riproduce la bandiera della pace. Anche in questo, lui era davvero speciale.




Una tristezza profonda
ENZO PIFFER un compagno speciale


Il messaggio di cordoglio della Federazione del Trentino Alto Adige