“Eccomi qua, in mezzo a tanti altri. Io! Con tutti i
miei muscoli sono qui e sono paralizzato come tanti
altri, io che ho sempre usato ed abusato della mia
forza, proprio per colpa di quella forza sono qui,
insieme a questi nuovi compagni di strada, gente che
forse, anzi senza forse, ragiona meglio di quanti là
fuori continuano ad usare più i muscoli che il cervello.
Anch'io usavo i muscoli. E come se li usavo! Sollevavo
un quintale da terra e lo mettevo in spalla e riuscivo a
portarlo fino al terzo piano. Certo che usavo i muscoli,
ero davvero molto robusto. E adesso a che serve? Adesso
è tutto chiaro, da questo momento bisogna che ci
inventiamo un nuovo modo di essere, un nuovo modo di
pensare, un nuovo modo di stare con gli altri.
Ed ora svegliati, signor Enzo. Andiamo, non è più
tempo di piangere. E’ tempo di vivere, è tempo di
dimenticare i muscoli. E’ tempo di usare il cervello!”
Così finisce un breve racconto mandato agli amici in
cui Enzo Piffer ricorda il momento in cui gli dissero
che non avrebbe camminato mai più. E il cervello lo ha
usato difatti, tanto da non far avvertire nessuna
differenza rispetto alle persone “normali”, non
commiserò mai la propria condizione, era portato
piuttosto alla battuta. Certamente è stato aiutato dalla
moglie Anna, che forse fu il segreto della sua vitalità,
perché fu sempre vivo e vitale forse più di molti che si
trovano nella pienezza delle possibilità fisiche. E
negli ultimi anni con un computer vocale era in contatto
con una quantità di persone in Italia e nel mondo.
Sempre presente e attivo non solo nella vita interna
di partito – era iscritto prima al PCI, poi a
Rifondazione e successivamente ai Comunisti Italiani –
ma anche in una serie di battaglie democratiche. Nella
lotta contro la Pirubi, non solo nel comitato di
Besenello, ma anche nel vicentino. E dal suo lettino fu
l’anima di una lista composita “di sinistra” che si
presentò alle elezioni comunali, in cui fu eletto e
designato capogruppo. Perché il suo era non era un vano
attaccamento alla vita, ma amore per la vita, in tutte
le sue manifestazioni. Per la quale contano senza dubbio
i muscoli, ma più di tutto conta il cervello.
Per questo la sua è stata una grande lezione per
tutti quelli che l’hanno conosciuto.
Per questo è per tanto, davvero tanto altro ancora,
che nessuna parola è in grado di esprimere,