|
Il presidente del Pdci si dice sicuro
dell’impegno del partito nella campagna elettorale ma non
nasconde le sue preoccupazioni per la situazione politica.
Antonino Cuffaro guarda infatti con inquietudine al confronto in
corso nel Paese, «complesso e rischioso come non mai», che vede
schierate componenti politiche che hanno sicuramente contribuito
alla nascita della Repubblica e della Costituzione ma che
puntano oggi a reciderne il cordone ombelicale con i valori
della Resistenza. Con grande lucidità Cuffaro analizza
«l’interclassismo esasperato del Partito democratico», il
tentativo di emarginare la sinistra «per avere le mani libere
sulle questioni sociali», l’ipotesi sciagurata di larghe intese.
L’unico argine a questo progetto è il voto alla Sinistra
arcobaleno. Un voto come è stato detto utile ed indispensabile.
«La confederazione ha preso l’avvio, il nostro partito dà ad
essa un forte contributo e nello stesso tempo continua la sua
strada e si rafforza».
Il pericolo di un ritorno al governo delle
destre è una prospettiva preoccupante. Ma non è l’unico elemento
negativo...
Questa compagna elettorale si presenta insidiosa
come non mai. Non ricordo - e ho cominciato a partecipare alle
battaglie elettorali del Pci nel 1948 - una situazione simile.
La posta è altissima: ad essere in gioco non è soltanto la sorte
della sinistra, ma il carattere della nostra Repubblica, alcuni
valori fondanti della Costituzione, la sua essenza antifascista,
la sua sostanza che afferma principi di una società socialmente
avanzata fondata sul lavoro.
Qual è la responsabilità del Pd di Veltroni ?
Si è voluta rompere l’alleanza di centrosinistra,
si è voluto troncare il rapporto, non con l’ala destra - che ha
avuto la responsabilità della caduta del governo Prodi - ma con
tutta la sinistra che ha invece dato un contributo serio alla
sua azione di governo e si è battuta per l’attuazione del
programma. In realtà, in questo modo si è lasciato libero campo
a Berlusconi, gli si è concesso di recuperare credibilità in
vista - e questo è l’aspetto peggiore - di intese future.
Su cosa potrebbe convergere l’intesa fra Pd e
Pdl?
Sul cambiamento delle regole del nostro sistema
democratico e della Costituzione. È il disegno che di una
“società all’americana” non prevede soltanto l’alternanza al
governo di due partiti omologhi, ma la competizione permanente
ed esasperata, la precarietà, la corsa sfrenata al successo
individuale, la rottura della solidarietà sociale e nazionale.
Con l’aggravante dell’apertura di un dialogo fra Pd e Pdl che
continua a valorizzare forze che mirano alla frammentazione
della nazione e fomentano dell’odio per il diverso.
Con quali conseguenze ?
Il taglio delle radici storiche delle due
componenti che costituiscono il Pd (Pci e Dc) e il suo
esasperato interclassismo, che fa dimenticare persino
l’esistenza del conflitto sociale. Nei discorsi di Veltroni si
intravedono scenari politici preoccupanti che possono avere
conseguenze gravissime nella vita del nostro Paese. Anche sul
versante della laicità dello Stato, si registrano cedimenti che
non hanno eguali nella storia della Repubblica e portano persino
a rimpiangere le resistenze che in questo senso senso ha opposto
la stessa Dc ai voleri del Vaticano.
Che ne pensi delle proposte circolanti in
materia economica per fronteggiare la crisi in arrivo ?
Davanti alla bufera economica che avanza, alle
profonde crepe provocate dal processo di globalizzazione
capitalistica, gli ingenui sermoni di Veltroni sugli
imprenditori-lavoratori, sulla santificazione del rischio
(l’Italia... una folla di imprenditori che comincia facendo un
mutuo sulla propria casa), i rimedi contenuti nei 12 disegni di
legge che si propone di presentare fanno davvero sorridere. Ho
l’impressione che non si abbia il senso delle proporzioni dei
problemi che dal punto di vista economico l’Italia si troverà ad
affrontare e che possono sommergerla. Occorre sicuramente non
solo un forte ed immediato scatto dei salari e delle pensioni,
ma una svolta profonda nella strategia economica e sociale del
Paese. Un cambiamento netto del modello di sviluppo, la
utilizzazione di risorse straordinarie (che rendite finanziarie
ed evasione fiscale continuano a sottrarre alla collettività),
un disegno di innovazione profonda del sistema produttivo
dell’Italia e dei suoi obiettivi. Abbiamo davvero potenzialità
enormi (e la politica di alcune regioni le sta cominciando ad
utilizzare) ma ci si ferma alle enunciazioni. Un discorso nuovo
invece andrebbe fatto sull’intervento dello stato in economia,
sulla formazione, la ricerca, l’innovazione, la politica
industriale. Tutto invece resta nel vago. Ed un discorso nuovo
andrebbe avviato sulla politica economica della Unione europea e
sulle norme superate che la regolano. La vicenda dell’Alitalia
insegna.
Questo chiama la Sinistra arcobaleno a un
grande sforzo. Sinistra unita sotto un unico simbolo per la
prima volta...
L’importanza decisiva della presenza della
sinistra unita nella campagna elettorale sta proprio nella
possibilità che essa offre di far naufragare i disegni eversivi
che emergono nella campagna elettorale. L’affermazione della
lista della Sinistra l’Arcobaleno è l’unica vera barriera alla
corsa di Berlusconi (con tutti i pericoli che essa comporta sul
piano interno e internazionale). Ma l’affermazione della
sinistra è anche un freno alla stessa deriva moderata del Pd che
oggi rimette integralmente i peccati del berlusconismo con
progetti più o meno velati di larghe intese fatte alle spalle
del popolo italiano. Una colpa questa che Veltroni si porterebbe
dietro forse per intere generazioni. Spero fortemente che tutti
i compagni siano consapevoli della difficoltà della sfida che la
sinistra e il nostro partito con essa sta affrontando
nell’interesse dei lavoratori e nazionale.
Temi che il percorso unitario possa creare
preoccupazioni ?
Non abbiamo alcun timore di esserci presentati -
come è avvenuto in passato anche al Pci - in una lista unitaria,
dobbiamo anzi essere orgogliosi che questo sia potuto avvenire.
Si è, infatti, potuto costruire questo schieramento anche (se
non soprattutto) per la linea che noi Comunisti italiani abbiamo
adottato sin dal nostro primo congresso. La confederazione ha
preso l’avvio, il nostro partito dà ad essa un forte contributo
e nello stesso tempo continua la sua strada e si rafforza.
In questo senso i segnali sono inequivocabili:
la nuova sede, il quotidiano, l’impegno “a tempo pieno” del
segretario Diliberto che ha deciso di non ricandidarsi. E anche
tu, presidente, hai scelto di lavorare nel partito e fuori dalle
istituzioni.
Il Pdci è in campo con tutta la sua forza
organizzata, con le sue idee, con i suoi comportamenti rigorosi:
l’esempio dato da Diliberto con la candidatura dell’operaio
della Thyssen Ciro Argentino è stato percepito non soltanto come
un atto di generosità politica ma come una conferma della nostra
diversità. Si ripropone, dunque, quella “unità nella diversità”
che è il carattere distintivo della nostra storia e della nostra
formazione di comunisti italiani. Non solo continueremo ad
esistere ma usciremo sicuramente fortificati dalla
partecipazione a questa battaglia elettorale unitaria delle
forze di sinistra che ne cementerà l’alleanza ed in cui il
partito darà il meglio di sé. |