Roma, 14 gennaio
2002
Signor Presidente, colleghi,
È indubbio che il "licenziamento"
del ministro Ruggiero ha provocato una crisi
politica nel Governo Berlusconi ed ha creato una
frattura con una componente rilevante del
padronato italiano, il senatore Agnelli in testa,
sin qui sponsor principale - non certo
disinteressato - del Governo.
Così come è ovvio che la fuoriuscita di
Ruggiero dal Governo significa una modifica della
politica estera del nostro Paese in senso
sicuramente assai più provinciale e meno
europeista.
Ma credo sia venuto il tempo di affermare con
chiarezza che almeno noi Comunisti italiani non
intendiamo fare opposizione esaltando - o
tantomeno reclutando - chi è stato sino a ieri
un ministro, per quanto a disagio, del Governo di
destra peggiore della storia repubblicana.
E' tempo di reagire alle politiche di questo
Governo con le politiche nostre, con le nostre
idee, i nostri valori. Ed è tempo di affermare
che questi ultimi - i nostri valori, appunto -
sono non già semplicemente diversi da quelli
della destra, ma alternativi, opposti ad essi.
Abbiamo ancora tutti in mente le vicende di
questo fine settimana, segnato dalle cerimonie di
inaugurazione dell'anno giudiziario in tutta
Italia.
Mai, ripeto mai, si era assistito a magistrati
che abbandonano la sala nel momento in cui prende
la parola il rappresentante del ministro della
Giustizia. Non singoli magistrati. Non isolati
giudici "comunisti" - come vengono
definiti da alcuno. Ma tutti o quasi tutti i
giudici, indipendentemente dai diversi toni:
tutti indignati da quanto sta accadendo nel
nostro Paese. Fatto enorme, che dovrebbe indurre
tutti noi a riflettere sui pericoli che stiamo
correndo.
Bene, da questo seggio parlamentare, ove noi
siamo stati eletti dal popolo italiano, io voglio
dirvi, signori del Governo, che noi non
intendiamo né tacere, né chinare la testa.
Avete approvato leggi sulla giustizia ad uso
privato, per risolvere i vostri guai giudiziari:
dal falso in bilancio alle rogatorie, dalla
figuraccia sul mandato di inchiesta europeo, alla
legge per far rientrare in Italia i capitali
esportati all'estero illegalmente. Il ministro
della Giustizia, dopo aver letteralmente
smantellato il ministero, licenziando tutti
coloro che non la pensano come lui, interviene
con propri provvedimenti amministrativi sui
processi in corso. Atto di inaudita gravità che
ripropone in termini attualissimi quella che
Enrico Berlinguer chiamò, per primo in Italia,
ben prima di Mani Pulite per intenderci, la
"questione morale".
Si cerca l'impunità dei ricchi e dei potenti,
mentre si vogliono regolare definitivamente i
conti con i lavoratori e i più deboli.
E' a rischio serissimo l'indipendenza della
magistratura, essenziale baluardo del principio
di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Ma sono a rischio tutti i diritti previsti nella
nostra Costituzione: non a caso, si vuole
introdurre la possibilità padronale del
licenziamento indiscriminato, smantellare il
sistema pensionistico, azzerare ogni tutela del
lavoro, dal collocamento privatizzato al lavoro
"in leasing": estrema frontiera
dell'arbitrio e della precarietà.
Così come sono a rischio i diritti delle donne -
penso alla legge 194 -, la centralità della
scuola pubblica e della sanità pubblica, la
stessa libertà di insegnamento: ricordate la
famigerata commissione di censura sui libri di
testo nelle scuole del Lazio, promossa dal
governatore fascista Francesco Storace? Ci
giochiamo, insomma un intero modello di società.
Il tutto in un sistema informativo dominato da
Berlusconi. In un Paese ove vengono conculcati i
diritti, dove si cercano di imbavagliare i
magistrati e gli si tolgono le scorte, dove nel
luglio scorso, a Genova, per tre giorni sono
state sospese le garanzie costituzionali, e dove
il sistema informativo è pressochè tutto in
mano al Governo, il rischio di regime è
altissimo.
Occorre reagire. Ripeto, non dobbiamo chinare la
testa.
Opposizione, dunque. Seria, rigorosa, senza
sconti. Opposizione come può e deve farla una
forza di Governo, che si candida a tornare a
governare. Ma per tornare a governare noi,
dobbiamo evitare oggi gli errori che hanno fatto
vincere gli altri. Con la massima chiarezza
politica sostengo dunque che nessun dialogo è
possibile con un Governo come questo, nessuna
intesa, nessun ammiccamento: né esplicito, né
implicito.
Occorre chiamare a raccolta nel Paese tutti
coloro - e sono tanti - che hanno mantenuto
intatta la capacità di indignarsi di fronte a
questi scempi e la volontà di battersi contro di
essi. Noi, per la nostra parte, saremo in prima
fila per contrastare il governo dell'impunità e
dei privilegi.
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