|
Difficile fare un intervista che sai uscirà dopo
diversi giorni, con una situazione politica che si trasforma di
ora in ora. Una impresa ancora più ardua se si considera che
quando il giornale chiuderà questo numero le consultazioni
saranno ancora nel vivo, mentre quando saremo in edicola
probabilmente si conoscerà già cosa avrà deciso il presidente
della Repubblica. A Rinascita non possediamo sfere di cristallo,
quindi mentre parliamo con Oliviero Diliberto di questa crisi ci
dobbiamo divincolare fra mille strettoie. Il segretario dei
Comunisti italiani ha le idee chiare su cosa deve fare il Pdci:
disponibile per un governo che riconfermi la maggioranza uscita
dalle ultime elezioni, indisponibile per qualsiasi ipotesi di
grande alleanza o grande coalizione, anche a scartamento ridotto
con il solo Udc di Casini. «Insieme a Berlusconi mai, la gente
non ci capirebbe». In queste parole sta anche una ricerca di
rapporto fra politica e cittadini di cui in tanti si sono
riempiti le bocche nei mesi passati, salvo poi dimenticare e
comportarsi come se nulla fosse.
Allora segretario proviamo a ipotizzare quello
che succederà nei prossimi giorni ?
È difficile nel momento in cui si chiude il
giornale ragionare su quello che sarà giovedì, quando La
Rinascita sarà in edicola, perché il presidente Napolitano
continua le consultazioni anche nei primi giorni di questa
settimana ed è impossibile fare ipotesi. Tuttavia qualche
considerazione politica si può svolgere, su quello che è
successo e sulle previsioni di quello che potrà succedere.
Primo: siamo stati in presenza di un episodio che è culminato
nel classico trasformismo italico per cui due personaggi che
simbolicamente venivano da destra, Dini e Mastella, tutti e due
membri del governo Berlusconi del 1994, sono venuti nel
centrosinistra ed ora sono ritornati a destra. Compiendo scelte
che non mi stupiscono perché fanno parte dai tempi di Depretis
della tradizione politica italiana, e tuttavia sono scelte
assolutamente deprecabili perché loro sono stati eletti con noi,
con un patto che oggi hanno tradito facendo cadere il governo.
Ma questo è solo l’ultimo episodio, è l’atto ufficiale
dell’apertura della crisi, che contrariamente a quanto dicevano
i tanti commentatori prezzolati non è stata aperta da sinistra.
Noi al contrario abbiamo sempre sostenuto lealmente il governo,
anche pagando prezzi alti e compiendo scelte difficili. Non
abbiamo mai deflettuto dalla linea di coerenza rispetto
all’elettorato e alle nostre scelte congressuali.
Altri invece...
Giusto, voglio ripeterlo: con questo ultimo
episodio si è aperta la crisi da destra, ma è del tutto evidente
che gli atti scellerati compiuti dal Partito democratico e dalla
sua leadership hanno creato le condizioni per la caduta di
Prodi.
Una crisi che arriva proprio quando
l’esecutivo doveva redistribuire e doveva affrontare la
questione del potere d’acquisto dei salari.
Prodi non è riuscito in questi mesi a segnare una
vera discontinuità rispetto ai governi precedenti, eppure
bisogna dire che alcuni importanti risultati ha cercato di
portarli a casa. Innanzitutto una vera guerra all’evasione.
Visco ha messo in atto misure efficaci e oggi in questo senso
c’è un po’ più di giustizia. Poi una attenzione verso il
precariato che si è tradotta nelle due Finanziarie, grazie
soprattutto all’impegno dei nostri gruppi parlamentari, in
misure concrete che hanno dato stabilità e sicurezza a centinaia
di migliaia di lavoratori pubblici. Nelle prossime settimane
avremmo dovuto discutere di salari, di immigrazione, di
Afghanistan, di diritti sociali, e non escludo che anche questo
abbia convinto qualcuno a cercare la strada della crisi. I
comunisti al governo danno fastidio e in molti vorrebbero
ricacciarli verso una opposizione perenne e sterile. Con queste
premesse si è arrivati all’episodio di Mastella.
Insisti a sottolineare che questo è stato solo
l’ultimo episodio. Proviamo ad andare a ritroso: come si è
arrivati a questa crisi ?
Riassumiamo brevemente quello che è successo
negli ultimi due-tre mesi. Il 15 novembre del 2007 Berlusconi
aveva promesso la spallata al Senato. Spallata che non ci fu, il
governo tenne. Immediatamente dopo, il giorno dopo, sul Corriere
della sera Fini pubblica un impegnativo articolo, una
lettera-articolo nella quale sosteneva che la Casa delle libertà
era finita e Berlusconi non era più il leader. Fini lo ha detto
in quel momento lì, ma Casini lo aveva detto già all’inizio
della legislatura. La Casa delle libertà, cosiddette libertà,
era a pezzi e Berlusconi era finito.
Poi, invece...
Improvvisamente Veltroni, con una mossa che
sembrava il bis della bicamerale degli anni Novanta, ma per
certi versi era più grave, ha aperto a Berlusconi restituendo al
Cavaliere medesimo un ruolo politico di primo attore e di fatto
consentendo un recupero di immagine, di ruolo, di peso politico
anche dentro la destra, a quello che è il nostro principale
avversario. Non pago di ciò Veltroni ha pensato di fare un bis
nelle settimane passate quando ha dichiarato che comunque, con
qualunque legge elettorale, il Pd sarebbe andato da solo alle
elezioni. Di fatto, quindi, sfasciando l’alleanza che sosteneva
questo governo. Peraltro con l’esito gravissimo – se andranno da
soli alle elezioni – di consegnare matematicamente il Paese alla
destra che invece si è ricompattata tutta. Quindi errori su
errori, alcuni dei quali secondo me deliberati.
Parli di deliberazione, con quali obiettivi ?
L’obiettivo è liberarsi della sinistra, dei
comunisti in particolare. E d’altro canto anche l’idea oggi del
governo tecnico coincide tra Veltroni e Montezemolo, quindi tra
la Confindustria e il Pd. Le recenti affermazioni di reciproca
stima non fanno che confermare quanto sto dicendo. Veltroni
aveva già, non molti giorni fa, dichiarato per altro che i
padroni sono uguali ai lavoratori. E quindi è un crescendo, è
una logica di omicidio verso gli alleati che poi alla fine si
rivela anche un suicidio per lo stesso Partito democratico,
tanto è vero che dentro quel partito si levano giustamente,
fortunatamente dico io, anche voci contrarie sia sul versante
delle alleanze sia sul versante del bipolarismo.
Proviamo a ragionare su quello che succederà
nelle prossime ore.
Che fare ? Io credo che se ci sarà la possibilità
di un reincarico a Prodi, anche per un breve periodo, con
l’obiettivo di fare - lui Prodi, il governo - una nuova legge
elettorale e senza un cambio di maggioranza, cioè con la
medesima coalizione, recuperando ovviamente anche i pezzi
centristi che se ne sono andati in nome della legge elettorale,
noi ovviamente continueremo a sostenere lealmente il
centrosinistra. Se viceversa il governo tecnico, istituzionale,
o di larghe intese, o ponte, o di transizione, o quello che è,
sarà un allargamento a Casini o a chiunque della destra, noi
siamo indisponibili oggi e domani.
Una posizione fermissima, di estrema
chiarezza. Dettata da cosa ?
Semplice: già il governo era ipermoderato - era
soggetto ai diktat della parte più conservatrice della
coalizione, sottoposto a pressioni da parte dei poteri forti,
prima di tutto e ultimamente delle gerarchie vaticane -
figuriamoci se entra anche Casini. Tra l’altro, essendo tutta la
sinistra in un deficit di consenso, proprio perché l’esperienza
del governo Prodi ha fatto pagare i prezzi più alti esattamente
alla sinistra, è ovvio che con un governo ancora più spostato a
destra sarebbe incomprensibile per tutti i nostri elettori un
appoggio. Quindi sostanzialmente no al governo tecnico, se c’è
la possibilità di cambiare questa legge con Prodi bene,
altrimenti nell’assoluta linearità di comportamenti si vada
subito al voto.
E a chi, anche fra i partiti che guardano
insieme a noi ad una ipotesi di unità della sinistra, non
esclude governi ponte o alleanze con il centrodestra cosa dici ?
Non ci possono essere soluzioni pasticciate e
chiedo ai nostri alleati di sinistra, innanzitutto ai compagni
di Rifondazione, di non accedere ad una soluzione pasticciata
quali quelle or ora richiamate, perché davvero rischiamo di non
essere più compresi da nessuno. E viceversa la coerenza qualche
volta bisognerebbe riuscire ad esercitarla fino in fondo, come
stiamo provando a fare noi. |