La crisi di governo

Contro ogni pasticcio

Intervista al segretario,
Oliviero Diliberto

di Maurizio Musolino

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 31 gennaio 2008

 

Difficile fare un intervista che sai uscirà dopo diversi giorni, con una situazione politica che si trasforma di ora in ora. Una impresa ancora più ardua se si considera che quando il giornale chiuderà questo numero le consultazioni saranno ancora nel vivo, mentre quando saremo in edicola probabilmente si conoscerà già cosa avrà deciso il presidente della Repubblica. A Rinascita non possediamo sfere di cristallo, quindi mentre parliamo con Oliviero Diliberto di questa crisi ci dobbiamo divincolare fra mille strettoie. Il segretario dei Comunisti italiani ha le idee chiare su cosa deve fare il Pdci: disponibile per un governo che riconfermi la maggioranza uscita dalle ultime elezioni, indisponibile per qualsiasi ipotesi di grande alleanza o grande coalizione, anche a scartamento ridotto con il solo Udc di Casini. «Insieme a Berlusconi mai, la gente non ci capirebbe». In queste parole sta anche una ricerca di rapporto fra politica e cittadini di cui in tanti si sono riempiti le bocche nei mesi passati, salvo poi dimenticare e comportarsi come se nulla fosse.

Allora segretario proviamo a ipotizzare quello che succederà nei prossimi giorni ?

È difficile nel momento in cui si chiude il giornale ragionare su quello che sarà giovedì, quando La Rinascita sarà in edicola, perché il presidente Napolitano continua le consultazioni anche nei primi giorni di questa settimana ed è impossibile fare ipotesi. Tuttavia qualche considerazione politica si può svolgere, su quello che è successo e sulle previsioni di quello che potrà succedere. Primo: siamo stati in presenza di un episodio che è culminato nel classico trasformismo italico per cui due personaggi che simbolicamente venivano da destra, Dini e Mastella, tutti e due membri del governo Berlusconi del 1994, sono venuti nel centrosinistra ed ora sono ritornati a destra. Compiendo scelte che non mi stupiscono perché fanno parte dai tempi di Depretis della tradizione politica italiana, e tuttavia sono scelte assolutamente deprecabili perché loro sono stati eletti con noi, con un patto che oggi hanno tradito facendo cadere il governo. Ma questo è solo l’ultimo episodio, è l’atto ufficiale dell’apertura della crisi, che contrariamente a quanto dicevano i tanti commentatori prezzolati non è stata aperta da sinistra. Noi al contrario abbiamo sempre sostenuto lealmente il governo, anche pagando prezzi alti e compiendo scelte difficili. Non abbiamo mai deflettuto dalla linea di coerenza rispetto all’elettorato e alle nostre scelte congressuali.

Altri invece...

Giusto, voglio ripeterlo: con questo ultimo episodio si è aperta la crisi da destra, ma è del tutto evidente che gli atti scellerati compiuti dal Partito democratico e dalla sua leadership hanno creato le condizioni per la caduta di Prodi.

Una crisi che arriva proprio quando l’esecutivo doveva redistribuire e doveva affrontare la questione del potere d’acquisto dei salari.

Prodi non è riuscito in questi mesi a segnare una vera discontinuità rispetto ai governi precedenti, eppure bisogna dire che alcuni importanti risultati ha cercato di portarli a casa. Innanzitutto una vera guerra all’evasione. Visco ha messo in atto misure efficaci e oggi in questo senso c’è un po’ più di giustizia. Poi una attenzione verso il precariato che si è tradotta nelle due Finanziarie, grazie soprattutto all’impegno dei nostri gruppi parlamentari, in misure concrete che hanno dato stabilità e sicurezza a centinaia di migliaia di lavoratori pubblici. Nelle prossime settimane avremmo dovuto discutere di salari, di immigrazione, di Afghanistan, di diritti sociali, e non escludo che anche questo abbia convinto qualcuno a cercare la strada della crisi. I comunisti al governo danno fastidio e in molti vorrebbero ricacciarli verso una opposizione perenne e sterile. Con queste premesse si è arrivati all’episodio di Mastella.

Insisti a sottolineare che questo è stato solo l’ultimo episodio. Proviamo ad andare a ritroso: come si è arrivati a questa crisi ?

Riassumiamo brevemente quello che è successo negli ultimi due-tre mesi. Il 15 novembre del 2007 Berlusconi aveva promesso la spallata al Senato. Spallata che non ci fu, il governo tenne. Immediatamente dopo, il giorno dopo, sul Corriere della sera Fini pubblica un impegnativo articolo, una lettera-articolo nella quale sosteneva che la Casa delle libertà era finita e Berlusconi non era più il leader. Fini lo ha detto in quel momento lì, ma Casini lo aveva detto già all’inizio della legislatura. La Casa delle libertà, cosiddette libertà, era a pezzi e Berlusconi era finito.

Poi, invece...

Improvvisamente Veltroni, con una mossa che sembrava il bis della bicamerale degli anni Novanta, ma per certi versi era più grave, ha aperto a Berlusconi restituendo al Cavaliere medesimo un ruolo politico di primo attore e di fatto consentendo un recupero di immagine, di ruolo, di peso politico anche dentro la destra, a quello che è il nostro principale avversario. Non pago di ciò Veltroni ha pensato di fare un bis nelle settimane passate quando ha dichiarato che comunque, con qualunque legge elettorale, il Pd sarebbe andato da solo alle elezioni. Di fatto, quindi, sfasciando l’alleanza che sosteneva questo governo. Peraltro con l’esito gravissimo – se andranno da soli alle elezioni – di consegnare matematicamente il Paese alla destra che invece si è ricompattata tutta. Quindi errori su errori, alcuni dei quali secondo me deliberati.

Parli di deliberazione, con quali obiettivi ?

L’obiettivo è liberarsi della sinistra, dei comunisti in particolare. E d’altro canto anche l’idea oggi del governo tecnico coincide tra Veltroni e Montezemolo, quindi tra la Confindustria e il Pd. Le recenti affermazioni di reciproca stima non fanno che confermare quanto sto dicendo. Veltroni aveva già, non molti giorni fa, dichiarato per altro che i padroni sono uguali ai lavoratori. E quindi è un crescendo, è una logica di omicidio verso gli alleati che poi alla fine si rivela anche un suicidio per lo stesso Partito democratico, tanto è vero che dentro quel partito si levano giustamente, fortunatamente dico io, anche voci contrarie sia sul versante delle alleanze sia sul versante del bipolarismo.

Proviamo a ragionare su quello che succederà nelle prossime ore.

Che fare ? Io credo che se ci sarà la possibilità di un reincarico a Prodi, anche per un breve periodo, con l’obiettivo di fare - lui Prodi, il governo - una nuova legge elettorale e senza un cambio di maggioranza, cioè con la medesima coalizione, recuperando ovviamente anche i pezzi centristi che se ne sono andati in nome della legge elettorale, noi ovviamente continueremo a sostenere lealmente il centrosinistra. Se viceversa il governo tecnico, istituzionale, o di larghe intese, o ponte, o di transizione, o quello che è, sarà un allargamento a Casini o a chiunque della destra, noi siamo indisponibili oggi e domani.

Una posizione fermissima, di estrema chiarezza. Dettata da cosa ?

Semplice: già il governo era ipermoderato - era soggetto ai diktat della parte più conservatrice della coalizione, sottoposto a pressioni da parte dei poteri forti, prima di tutto e ultimamente delle gerarchie vaticane - figuriamoci se entra anche Casini. Tra l’altro, essendo tutta la sinistra in un deficit di consenso, proprio perché l’esperienza del governo Prodi ha fatto pagare i prezzi più alti esattamente alla sinistra, è ovvio che con un governo ancora più spostato a destra sarebbe incomprensibile per tutti i nostri elettori un appoggio. Quindi sostanzialmente no al governo tecnico, se c’è la possibilità di cambiare questa legge con Prodi bene, altrimenti nell’assoluta linearità di comportamenti si vada subito al voto.

E a chi, anche fra i partiti che guardano insieme a noi ad una ipotesi di unità della sinistra, non esclude governi ponte o alleanze con il centrodestra cosa dici ?

Non ci possono essere soluzioni pasticciate e chiedo ai nostri alleati di sinistra, innanzitutto ai compagni di Rifondazione, di non accedere ad una soluzione pasticciata quali quelle or ora richiamate, perché davvero rischiamo di non essere più compresi da nessuno. E viceversa la coerenza qualche volta bisognerebbe riuscire ad esercitarla fino in fondo, come stiamo provando a fare noi.



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