Ufficio
stampa
Roma, 24 gennaio 2007
Signor Presidente,
colleghi,
credo sia ormai definitivamente chiaro a tutti
gli italiani da che parte provenissero le insidie verso il
Governo: non era la sinistra della coalizione - che ha sempre
lealmente sostenuto Prodi, anche con scelte difficili e pagando
dei prezzi -, non era e non è la sinistra della coalizione, ma
la parte più moderata, quando non apertamente conservatrice del
centrosinistra. Si tratta di poteri forti, che hanno terminali
anche nella nostra maggioranza, lavorano contro il Governo:
Confindustria con i suoi giornali per la politica economica,
l’amministrazione americana per la nostra politica estera e le
gerarchie vaticane le cui continue, immotivate e violentissime
ingerenze minacciano come non mai il principio vitale della
laicità dello Stato, suscitando sconcerto anche in larga parte
del mondo cattolico e nella stessa curia. Ma vi è, rispetto al
suo Governo, signor Presidente del Consiglio, un altro nemico,
per certi versi più insidioso: si tratta della maggioranza del
Partito Democratico.
Quando il partito più grande della coalizione
dichiara che l’alleanza è finita, possono non esserci
ripercussioni su un Governo del quale tutti facciamo parte ?
Quando il partito più grande della coalizione e il suo capo
dichiarano che la prossima volta andranno da soli alle elezioni,
piuttosto che allearsi con la sinistra - consegnando il Paese,
con assoluta e matematica certezza, alla guida di Berlusconi -,
possono non esserci contraccolpi sul Governo, del quale tutti
facciamo parte ?
Presidente Prodi, il capo della coalizione è lei.
Lei ha vinto le elezioni primarie dell’Unione di centrosinistra.
Faccia dunque valere le ragioni di tutta la coalizione, anche
nella giornata di domani al Senato. Noi continueremo a sostenere
questo Governo, che è l’unico legittimato a governare, perché è
il frutto di una vittoria elettorale. Qualunque altra ipotesi
sarebbe drasticamente in contraddizione con il mandato degli
elettori. Se il Governo non dovesse farcela - e noi, ovviamente,
lavoreremo affinché ce la faccia -, si vada, dunque, subito al
voto, senza «pasticci» tra destra e sinistra e senza imbrogli
agli elettori! Un Governo di larghe intese, tecnico,
istituzionale o di altro tipo, infatti, costituirebbe
un’ulteriore ferita alla credibilità della politica e, in
particolare, alla credibilità della sinistra che dovesse
eventualmente e malauguratamente accettare tale ipotesi. Noi
Comunisti Italiani, in ogni caso, siamo e saremo indisponibili
del tutto a questa ipotesi.
Presidente Prodi, provi, dunque, a proseguire
nell’azione di Governo, ma con alcune accortezze. A noi è
piaciuto il tono del discorso tenuto da lei, ieri, in questa
Camera. Già molto tempo fa, però, occorreva il medesimo piglio
deciso, così come occorreva maggiore coraggio quando a dicembre,
anche altri colleghi, sempre appartenenti al versante moderato
della nostra coalizione, avevano minacciato la crisi di fronte
ad alcune correzioni al cosiddetto protocollo sul welfare
sostenuto dalla sinistra. Non vogliamo, però, guardare al
passato. Se il Governo, come ci auguriamo, passerà questo
momento di difficoltà, si apra una fase nuova: occorre più
coraggio nella redistribuzione sociale.
È vero, è stato effettuato un risanamento, ma i
poveri sono più poveri e alcune categorie, che attendevano da
questo Governo provvedimenti a loro favore, ancora li attendono
e sono sfiduciate e deluse. Vi è delusione non soltanto tra i
lavoratori più tartassati - cioè gli operai e i lavoratori
manuali - ma anche tra quelli appartenenti al mondo
intellettuale, ossia gli insegnanti, appartenenti al mondo della
scuola, dell’università e della ricerca: tutti, infatti, si
riempiono la bocca con certe parole, ma non abbiamo visto fatti.
Il precariato, inoltre, va combattuto con determinazione:
occorre restituire il futuro a quanti - sono milioni di persone
-, avendo un lavoro precario, non sanno cosa succederà loro tra
qualche mese o tra qualche anno e sono sottoposti al continuo
ricatto dell’incertezza. Questo si aspettano, da un Governo di
centrosinistra, le famiglie nelle quali i genitori hanno avuto o
hanno contratti di lavoro a tempo indeterminato - ossia sicuro -
e i figli sono alla mercé dell’incertezza perenne e della
precarietà. Queste sono politiche vere a favore delle famiglie,
di cui su tutti si riempiono la bocca! Occorre più coraggio
riformatore, in tutti i sensi, non solo quando il Governo è a
rischio.
Con altrettanta - anzi, con la massima -
determinazione politica, signor Presidente del Consiglio, si
approvi subito la legge sul conflitto di interessi e quella sul
riordino del sistema televisivo, perché spero che questo Governo
non voglia passare alla storia come l’Esecutivo più
autolesionista della storia, che, per la seconda volta dopo
l’esperienza tra il 1996 e il 2001 - quando governò appunto il
centrosinistra e non approvò la legge sul conflitto di interessi
- compirebbe lo stesso errore. Noi Comunisti Italiani glielo
ricorderemo tutti giorni, signor Presidente del Consiglio.
Andiamo in Parlamento con tale provvedimento e vediamo chi lo
approverà: se qualcuno nel centrosinistra non lo farà, se ne
assumerà la responsabilità di fronte agli elettori. Occorre più
coraggio e più determinazione: se lei imboccherà questa strada,
signor Presidente del Consiglio, noi Comunisti Italiani saremo
con lei. Se invece il problema è solo quello della
sopravvivenza, allora forse è meglio non provarci nemmeno. La
fragilità numerica del Governo può essere compensata solo dalla
determinazione politica, nel tentativo di recuperare i consensi
perduti attraverso politiche sociali coerenti.
È una sfida alta, non v’è dubbio, ed io non mi
nascondo: a noi non sfuggono le difficoltà e i molti nemici,
interni ed esterni. Ma vede, signor Presidente del Consiglio, è
in questi momenti che si giudicano le leadership e i gruppi
dirigenti. Converrà con noi che se, alla fine, il Governo avrà
risanato i conti, facendo fare sacrifici alla sua gente, alla
nostra gente, per regalare poi la guida del Paese a Berlusconi,
allora il giudizio della storia sarebbe davvero impietoso. Noi
non ci stiamo, noi comunisti non ci stiamo: abbiamo voglia di
continuare a combattere una battaglia che si può vincere e
vogliamo farlo insieme a lei e, ci auguriamo, insieme a tutta la
coalizione, con tanta, tanta determinazione. |