Stipendi light

Una scala mobile
per i salari

di Manuela Palermi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 10 gennaio 2008

 

Il salario non ti fa campare. Non da oggi, da anni ormai. Le cause sono tante: le imprese pagano poco, l’euro ha falcidiato il potere d’acquisto, il petrolio è alle stelle, prezzi e tariffe aumentano. Tutto vero, ma la causa primaria è un’altra ed ha un nome antico: si chiama “cancellazione della scala mobile”. Una manovra micidiale iniziata col governo Craxi e con la Cisl di Carniti. Il Pci (Berlinguer, non tutto il Pci) e la Cgil (una parte del gruppo dirigente) erano contro, ne compresero la portata antioperaia, ma, divisi e isolati, furono battuti.

Nasce tutto da lì, da quella sconfitta operaia. Perché se ci fosse ancora la scala mobile, il salario sarebbe automaticamente adeguato all’inflazione, e il carovita non ce la farebbe a immiserirlo.
Bene, quindi, che si parli nuovamente di salario. Era ora.

Personalmente concordo su un punto. Ai lavoratori dipendenti vanno abbassate le tasse: sono gli unici che le pagano fino all’ultima lira. Gliele detraggono prima ancora di ricevere il salario e malgrado l’opera meritoria di Visco continuano a pagarne più di tutti gli altri. Un torto antico che va sanato. Ma si tratta, appunto, del risarcimento di un torto, più che del sistema per aumentare i salari.

Non mi convince, invece, chi punta- e sono parecchi - sul salario di produttività. Anche qui, niente di nuovo. Se ne parla da anni, può consegnare ai lavoratori maggiore salario, ma troppo spesso al prezzo di un dilatamento ossessivo degli orari e dei ritmi di lavoro. Si tratta, ovviamente, della misura che più fa gola alle imprese perché il sistema industriale, che ha un apparato produttivo cieco, senza una vera ricerca di produzione e di prodotto, ricorre sempre lì, ai lavoratori, alla misurazione della loro produttività, ancora con l’orologio in mano a vedere quanto ci mettono a fare un “pezzo”, indifferente al fatto che gli esseri umani non stanno ai tempi come una macchina.

Riceverò più di una critica della Cgil (so di riceverne molte e mi spiace), ma chiedo ai sindacati: davvero oggi nelle imprese si contratta? Davvero esiste ancora, diffusa e consapevole, nelle fabbriche, negli uffici, la contrattazione dell’organizzazione del lavoro? Se così fosse, forse quelli della Thyssen non sarebbero morti, perché dodici ore continue di lavoro non le avrebbero fatte, perché dodici ore ti appannano la testa e ti spezzano braccia e gambe; se ci fosse stata una contrattazione dell’organizzazione del lavoro, si sarebbe ottenuto un minimo di sicurezza e quei poveri corpi non sarebbero diventati roghi.

L’unica misura vera, adeguata, seria, è quella di introdurre un meccanismo che scatti automaticamente e automaticamente aumenti i salari ogniqualvolta ci sia un aumento dell’inflazione. Potrebbe essere biennale, meglio se annuale. Non è certo la vecchia scala mobile, ma sicuramente una buona tutela. Nello sciagurato accordo del ’93 sulla politica dei redditi, quello che inchiodava il salario all’inflazione programmata, c’era una clausola che, grosso modo, diceva così: le parti firmatarie (sindacati, imprese, governo) si incontreranno ogni due anni per adeguare il salario in caso di scostamento tra inflazione programmata e inflazione reale. Di quell’accordo è stato rispettato tutto, tranne questa clausola. Le parti non si sono mai incontrate. I lavoratori hanno rinnovato i contratti sempre sulla base dell’inflazione programmata (se era del 2%, si calcolava l’1) e il salario s’è progressivamente immiserito.

Non mi sto inventando nulla. Sto parlando di una proposta di legge che il Pdci ha presentato in Parlamento anni addietro. In questa legislatura, al Senato, quella proposta è stata sottoscritta anche dai Verdi. E Rifondazione e Sinistra democratica sono d’accordo. Non so, invece, cosa ne pensino i sindacati, mentre il dissenso delle imprese è scontato e totale.

A breve Prodi riunirà la maggioranza di governo per una riflessione sull’anno e mezzo trascorso. Il salario sarà uno dei punti all’ordine del giorno. Non siamo affezionati a nessuna proposta. Se quelle del governo saranno convincenti, le appoggeremo; ma se così non fosse, la Sinistra, unitariamente, presenterà questa proposta.





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