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Il salario non ti fa campare. Non da oggi, da
anni ormai. Le cause sono tante: le imprese pagano poco, l’euro
ha falcidiato il potere d’acquisto, il petrolio è alle stelle,
prezzi e tariffe aumentano. Tutto vero, ma la causa primaria è
un’altra ed ha un nome antico: si chiama “cancellazione della
scala mobile”. Una manovra micidiale iniziata col governo Craxi
e con la Cisl di Carniti. Il Pci (Berlinguer, non tutto il Pci)
e la Cgil (una parte del gruppo dirigente) erano contro, ne
compresero la portata antioperaia, ma, divisi e isolati, furono
battuti.
Nasce tutto da lì, da quella sconfitta operaia.
Perché se ci fosse ancora la scala mobile, il salario sarebbe
automaticamente adeguato all’inflazione, e il carovita non ce la
farebbe a immiserirlo.
Bene, quindi, che si parli nuovamente di salario. Era ora.
Personalmente concordo su un punto. Ai lavoratori
dipendenti vanno abbassate le tasse: sono gli unici che le
pagano fino all’ultima lira. Gliele detraggono prima ancora di
ricevere il salario e malgrado l’opera meritoria di Visco
continuano a pagarne più di tutti gli altri. Un torto antico che
va sanato. Ma si tratta, appunto, del risarcimento di un torto,
più che del sistema per aumentare i salari.
Non mi convince, invece, chi punta- e sono
parecchi - sul salario di produttività. Anche qui, niente di
nuovo. Se ne parla da anni, può consegnare ai lavoratori
maggiore salario, ma troppo spesso al prezzo di un dilatamento
ossessivo degli orari e dei ritmi di lavoro. Si tratta,
ovviamente, della misura che più fa gola alle imprese perché il
sistema industriale, che ha un apparato produttivo cieco, senza
una vera ricerca di produzione e di prodotto, ricorre sempre lì,
ai lavoratori, alla misurazione della loro produttività, ancora
con l’orologio in mano a vedere quanto ci mettono a fare un
“pezzo”, indifferente al fatto che gli esseri umani non stanno
ai tempi come una macchina.
Riceverò più di una critica della Cgil (so di
riceverne molte e mi spiace), ma chiedo ai sindacati: davvero
oggi nelle imprese si contratta? Davvero esiste ancora, diffusa
e consapevole, nelle fabbriche, negli uffici, la contrattazione
dell’organizzazione del lavoro? Se così fosse, forse quelli
della Thyssen non sarebbero morti, perché dodici ore continue di
lavoro non le avrebbero fatte, perché dodici ore ti appannano la
testa e ti spezzano braccia e gambe; se ci fosse stata una
contrattazione dell’organizzazione del lavoro, si sarebbe
ottenuto un minimo di sicurezza e quei poveri corpi non
sarebbero diventati roghi.
L’unica misura vera, adeguata, seria, è quella di
introdurre un meccanismo che scatti automaticamente e
automaticamente aumenti i salari ogniqualvolta ci sia un aumento
dell’inflazione. Potrebbe essere biennale, meglio se annuale.
Non è certo la vecchia scala mobile, ma sicuramente una buona
tutela. Nello sciagurato accordo del ’93 sulla politica dei
redditi, quello che inchiodava il salario all’inflazione
programmata, c’era una clausola che, grosso modo, diceva così:
le parti firmatarie (sindacati, imprese, governo) si
incontreranno ogni due anni per adeguare il salario in caso di
scostamento tra inflazione programmata e inflazione reale. Di
quell’accordo è stato rispettato tutto, tranne questa clausola.
Le parti non si sono mai incontrate. I lavoratori hanno
rinnovato i contratti sempre sulla base dell’inflazione
programmata (se era del 2%, si calcolava l’1) e il salario s’è
progressivamente immiserito.
Non mi sto inventando nulla. Sto parlando di una
proposta di legge che il Pdci ha presentato in Parlamento anni
addietro. In questa legislatura, al Senato, quella proposta è
stata sottoscritta anche dai Verdi. E Rifondazione e Sinistra
democratica sono d’accordo. Non so, invece, cosa ne pensino i
sindacati, mentre il dissenso delle imprese è scontato e totale.
A breve Prodi riunirà la maggioranza di governo
per una riflessione sull’anno e mezzo trascorso. Il salario sarà
uno dei punti all’ordine del giorno. Non siamo affezionati a
nessuna proposta. Se quelle del governo saranno convincenti, le
appoggeremo; ma se così non fosse, la Sinistra, unitariamente,
presenterà questa proposta. |