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Un’altra tragedia annunciata, che si aggiunge
alle centinaia che ogni anno in Italia tolgono la vita a più di
mille persone sul proprio posto di lavoro. Una tragedia che non
è frutto del caso, ma è figlia della flessibilità e dell’enorme
sfruttamento al quale sono sottoposti i lavoratori in nome del
mercato e del profitto, da cui discende la mancanza di cultura
della salute e delle vita e quindi il non rispetto delle più
elementari norme per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Già
qualche tempo fa, infatti, nello stesso reparto delle Acciaierie
ThyssenKrupp di Torino, teatro tragico di un violento incendio,
era accaduto un incidente simile che per puro caso non aveva
prodotto vittime.
Questa volta è andata diversamente, ed è
singolare che un così grave incidente sia avvenuto proprio
mentre l’azienda minaccia la chiusura. Nella notte di mercoledì
infatti, è immediatamente morto un operaio di 36 anni con 3
figli piccoli, e altri sono rimasti feriti, alcuni con ustioni
tra il 60 e il 90 per cento del corpo. A distanza di poche ore,
altri operai sono deceduti e purtroppo la già lunga lista delle
vittime sul lavoro potrebbe allungarsi. Peraltro, particolare
non di poco conto, la squadra di giovani operai delle acciaierie
ThyssenKrupp rimasta coinvolta nell’incidente era a alla quarta
ora di straordinario, ovvero alla dodicesima ora di lavoro
consecutivo, questo a causa dell’assenza di personale nel turno
successivo.
Le fiamme hanno devastato il reparto trattamento
termico dello stabilimento, dove i laminati di acciaio vengono
portati ad alta temperatura e poi raffreddati in bagni d’olio
per temperarli. Secondo la ricostruzione dei Vigili del Fuoco,
intorno all’una della notte si è sviluppato un incendio lungo la
linea cinque, lunga 20 metri. Le cause sono probabilmente da
ricercare nella fuoriuscita di olio combustibile da un tratto di
tubazione flessibile, hanno detto i soccorritori. I Vigili del
Fuoco hanno raccontato di essere intervenuti con una decina di
squadre, e che alle 6,30 della mattina l’incendio era domato.
Secondo le decisioni della ThyssenKrupp lo
stabilimento avrebbe dovuto cessare la produzione a giugno di
quest’anno. Da anni l’azienda ha continuato a produrre e
generare profitti utilizzando impianti obsoleti, non rispettando
le normative sulla sicurezza fino al punto che secondo le prime
ricostruzioni, gli estintori presenti nel reparto erano
addirittura vuoti. Anche per queste motivazioni mi sono fatto
promotore di un immediato intervento della Commissione
d’inchiesta per le morti sul lavoro, che martedì è stata a
Torino per iniziare le indagini sulla dinamiche e le
responsabilità dell’incidente, audendo tutte le parti
interessate e facendo il sopralluogo della fabbrica.
Questa tragedia, come tutte le altre che
giornalmente avvengono nel nostro paese, sono assolutamente
evitabili, è necessario che da parte del ministro del Lavoro,
che dovrà venire in aula a riferire, vengano immediatamente
messe in atto misure e strumenti idonei ad interrompere la serie
delle morti sul lavoro. Vanno inoltre accelerati i tempi per
l’attuazione della delega sul testo unico, già approvata dal
Parlamento. È però necessario avere coscienza che questa guerra
che produce oltre 1.200 morti l’anno non sarà mai interrotta se
da parte delle imprese non si assume la questione della
sicurezza del lavoro e sul lavoro come condizione di civiltà,
anziché continuare a sacrificare in nome del mercato, del
profitto e della competitività, non solo la dignità dei
lavoratori, ma anche il rispetto del diritto alla salute e alla
vita dei lavoratori. Il presidente di Confindustria, invece di
preoccuparsi dei “fannulloni” nella Pubblica amministrazione,
dovrebbe preoccuparsi di come le più grandi imprese del paese
violano tutte le leggi esistenti in materia di sicurezza sul
lavoro, fino a causare una serie infinita di omicidi che non
possono più rimanere impuniti.
Morire sul lavoro non può più continuare ad
essere una triste fatalità, perché oggi ci sono soluzioni
tecnologiche e regole che se rispettate lo possono impedire. |