Vittime del profitto

A Torino
non è stata fatalità

di Dino Tibaldi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 13 dicembre 2007

 

Un’altra tragedia annunciata, che si aggiunge alle centinaia che ogni anno in Italia tolgono la vita a più di mille persone sul proprio posto di lavoro. Una tragedia che non è frutto del caso, ma è figlia della flessibilità e dell’enorme sfruttamento al quale sono sottoposti i lavoratori in nome del mercato e del profitto, da cui discende la mancanza di cultura della salute e delle vita e quindi il non rispetto delle più elementari norme per la sicurezza nei luoghi di lavoro. Già qualche tempo fa, infatti, nello stesso reparto delle Acciaierie ThyssenKrupp di Torino, teatro tragico di un violento incendio, era accaduto un incidente simile che per puro caso non aveva prodotto vittime.

 Questa volta è andata diversamente, ed è singolare che un così grave incidente sia avvenuto proprio mentre l’azienda minaccia la chiusura. Nella notte di mercoledì infatti, è immediatamente morto un operaio di 36 anni con 3 figli piccoli, e altri sono rimasti feriti, alcuni con ustioni tra il 60 e il 90 per cento del corpo. A distanza di poche ore, altri operai sono deceduti e purtroppo la già lunga lista delle vittime sul lavoro potrebbe allungarsi. Peraltro, particolare non di poco conto, la squadra di giovani operai delle acciaierie ThyssenKrupp rimasta coinvolta nell’incidente era a alla quarta ora di straordinario, ovvero alla dodicesima ora di lavoro consecutivo, questo a causa dell’assenza di personale nel turno successivo.

Le fiamme hanno devastato il reparto trattamento termico dello stabilimento, dove i laminati di acciaio vengono portati ad alta temperatura e poi raffreddati in bagni d’olio per temperarli. Secondo la ricostruzione dei Vigili del Fuoco, intorno all’una della notte si è sviluppato un incendio lungo la linea cinque, lunga 20 metri. Le cause sono probabilmente da ricercare nella fuoriuscita di olio combustibile da un tratto di tubazione flessibile, hanno detto i soccorritori. I Vigili del Fuoco hanno raccontato di essere intervenuti con una decina di squadre, e che alle 6,30 della mattina l’incendio era domato.

Secondo le decisioni della ThyssenKrupp lo stabilimento avrebbe dovuto cessare la produzione a giugno di quest’anno. Da anni l’azienda ha continuato a produrre e generare profitti utilizzando impianti obsoleti, non rispettando le normative sulla sicurezza fino al punto che secondo le prime ricostruzioni, gli estintori presenti nel reparto erano addirittura vuoti. Anche per queste motivazioni mi sono fatto promotore di un immediato intervento della Commissione d’inchiesta per le morti sul lavoro, che martedì è stata a Torino per iniziare le indagini sulla dinamiche e le responsabilità dell’incidente, audendo tutte le parti interessate e facendo il sopralluogo della fabbrica.

Questa tragedia, come tutte le altre che giornalmente avvengono nel nostro paese, sono assolutamente evitabili, è necessario che da parte del ministro del Lavoro, che dovrà venire in aula a riferire, vengano immediatamente messe in atto misure e strumenti idonei ad interrompere la serie delle morti sul lavoro. Vanno inoltre accelerati i tempi per l’attuazione della delega sul testo unico, già approvata dal Parlamento. È però necessario avere coscienza che questa guerra che produce oltre 1.200 morti l’anno non sarà mai interrotta se da parte delle imprese non si assume la questione della sicurezza del lavoro e sul lavoro come condizione di civiltà, anziché continuare a sacrificare in nome del mercato, del profitto e della competitività, non solo la dignità dei lavoratori, ma anche il rispetto del diritto alla salute e alla vita dei lavoratori. Il presidente di Confindustria, invece di preoccuparsi dei “fannulloni” nella Pubblica amministrazione, dovrebbe preoccuparsi di come le più grandi imprese del paese violano tutte le leggi esistenti in materia di sicurezza sul lavoro, fino a causare una serie infinita di omicidi che non possono più rimanere impuniti.

Morire sul lavoro non può più continuare ad essere una triste fatalità, perché oggi ci sono soluzioni tecnologiche e regole che se rispettate lo possono impedire.



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