Ufficio
stampa
Roma, 28 novembre 2007
Signor Presidente,
onorevoli colleghi,
credo non sfugga a nessuno che oggi si produce uno strappo molto
serio dentro la maggioranza. È evidente che siamo ad un cambio
di fase e ad uno snodo della legislatura: proverò a riassumerlo
in modo semplice, al di là del politichese che non capisce
nessuna persona normale.
Il Governo ha stipulato il 23 luglio un accordo con le parti
sociali. Questo accordo - è ovvio - vincola chi lo ha
sottoscritto e non altri, perché il Parlamento è o dovrebbe
essere l’unico depositario nel nostro ordinamento del potere
legislativo.
È stato ricordato anche nel corso di questo dibattito che
quell’accordo è stato poi sottoposto a consultazione tra i
lavoratori: questi ultimi lo hanno a maggioranza approvato. Ma
questo lo rende immodificabile ? Credo di no. Infatti, provate a
chiedere ai lavoratori che hanno votato «sì» e ai tanti che
hanno votato «no», com’è ovvio, se comunque vorrebbero che
l’accordo fosse migliorato: credo che la totalità risponderebbe
di sì, che può essere migliorato.
È quello che abbiamo provato a fare, tutta la maggioranza, non
solo i comunisti, col lavoro della Commissione, qui alla Camera.
Noi Comunisti Italiani giudicavamo e continuiamo a giudicare
sbagliato quell’accordo, che aumenta nei fatti l’età
pensionabile; ma nonostante questo giudizio abbiamo accettato,
per lealtà nei confronti della maggioranza e del Governo, di
cimentarci in una logica emendativa, migliorativa di un testo
che non ci piaceva. E così sono stati approvati emendamenti
correttivi, che impedivano che il precariato potesse essere
reiterato senza termine finale, praticamente per sempre e,
inoltre, si è lavorato per consentire ai «lavoratori usuranti» -
cosa di elementare equità sociale - di andare in pensione prima
degli altri, allargando appunto la platea di tali lavoratori.
C’eravamo occupati, dunque, di due cose serie e ragionevoli:
l’una, il precariato, piaga sociale che colpisce ormai quasi
tutti i giovani, e non solo i giovani purtroppo, e che consegna
all’insicurezza e alla ricattabilità milioni di persone; e poi i
lavori che fanno invecchiare prima, perché l’età anagrafica non
è la medesima per andare in pensione se hai fatto il professore
universitario o se hai fatto l’edile. Provateci voi a salire in
cima ad un’impalcatura di un cantiere a 62 anni! Si tratta di
elementari correttivi di buonsenso.
A questo punto è insorta Confindustria; e questo è sì
deprecabile, ma anche comprensibile: verrebbe da dire «scene di
lotta di classe».
Se la Lega protesta vuol dire che ho ragione, va benissimo
(Applausi dei deputati dei gruppi Comunisti Italiani e Sinistra
Democratica. Per il Socialismo europeo).
Stavo dicendo, scene di lotta di classe; peraltro, da parte di
Confindustria che ha avuto un mucchio di regali da questo
Governo. Ma al contempo, due senatori guidati dal presidente
Dini hanno posto un vero e proprio ricatto al Governo: o si
tolgono quelle modifiche, o noi non votiamo. È un fatto enorme,
perché le modifiche della Camera erano state approvate da tutta
la maggioranza, tutti insieme, da tutto il centrosinistra; e
tuttavia, due senatori tengono in scacco il Governo e l’intero
Parlamento. Il Governo, tuttavia, ha compiuto una scelta
altrettanto grave, cioè ha scelto di subire questo ricatto, ha
ceduto ai poteri forti e a due senatori.
Da questo momento si apre dunque una fase nuova, perché avete
permesso a Dini di ricattarvi, gli avete consegnato un potere di
interdizione permanente, per l’oggi e per il domani. La
maggioranza è in balia di due senatori: accontentare due -
questo avete scelto - contro tutta la sinistra, due contro
centocinquanta parlamentari, che sino ad oggi hanno svolto con
lealtà, con serietà e con coerenza un lavoro ingrato di tenuta
di questa maggioranza. Tutto ciò è evidentemente per noi
inaccettabile, e credo che vada gridato al Paese intero: ecco
chi ricatta, ecco chi mette in discussione il Governo, certo non
la sinistra.
Vi siete assunti una responsabilità, e noi Comunisti Italiani (e
immagino, spero anche altre componenti della sinistra) dovremo
trarne tutte le conseguenze. Ripeto: si apre, e non per scelta
nostra, una fase nuova e ricca di incognite. Noi lavoreremo come
sempre per il bene del centrosinistra e per il bene del Governo,
ma è il Governo che temo abbia scelto di non fare il proprio
bene.
La delusione, Ministro Chiti, è grande. Se il Parlamento è
tenuto sotto ricatto da Dini e da un altro senatore, cosa
dovrebbe fare la sinistra ? Smettere di svolgere il proprio
ruolo ? Evidentemente no; anzi, da oggi il nostro ruolo sarà
molto ma molto più incisivo, su ogni provvedimento, su ogni
decreto-legge, su ogni atto del Governo. Cambia tutto. Avete
rotto un patto tra noi, consapevolmente.
Avete confidato nella nostra lealtà, che manifesteremo anche
oggi, votando la fiducia: perché noi siamo persone serie, e noi
rispettiamo i patti.
Colleghi del Governo, pensate davvero, offendendo la sensibilità
di milioni di donne e uomini di sinistra, di precari e di
lavoratori, di aver fatto un buon servizio al Paese e a voi
stessi? Io non credo.
Noi non abbandoneremo la nostra lealtà. Ma c’è una novità: ve la
dovrete guadagnare. Valuteremo di volta in volta i
provvedimenti: che ci dimostrino - non a parole - che questo
Governo ha a cuore la sorte dei più deboli. I più deboli:
utilizzo volutamente questa espressione. I deboli non hanno
giornali che possano attaccarvi; i ricchi e i potenti sì, ne
hanno. Ma se continuerete a cedere ai ricatti dei ricchi e dei
potenti, mi permetto di ricordarvi - poiché forse lo avete
dimenticato - che i deboli non hanno giornali, ma votano.
Oggi avete deciso di scrivere una brutta pagina per la nostra
maggioranza: subendo il ricatto di Dini, avete lacerato la
maggioranza. E lacerando la maggioranza vi esponete ad un
rischio, perché Dini, proprio colui che avete accontentato, ha
già dichiarato che vuole superare il quadro politico. Bell’affare.
Noi non ci stiamo. Non ci stiamo ed opereremo giorno dopo
giorno, da ora, per restituire dignità all’intero
centrosinistra.
(Applausi dei deputati dei gruppi Comunisti Italiani,
Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Sinistra Democratica.
Per il Socialismo europeo). |