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Nello scorrere tumultuoso degli eventi
quotidiani, nel susseguirsi delle generazioni, nello
stratificarsi lento di idee e di memoria, nella Storia
dell’umanità insomma ci sono solo pochi momenti che producono
conseguenze perenni ed influenzano tutto ciò che accade dopo.
La Rivoluzione d’Ottobre, come ad esempio la
scoperta dell’America o la caduta dell’Impero romano,
rappresenta uno spartiacque fondamentale.
Prima dell’Ottobre rosso l’ipotesi che i
lavoratori potessero prendere il potere e trasformare,
rivoluzionare, dalle fondamenta la società era solo un fantasma
che si aggirava per l’Europa. Dopo questo fantasma è divenuto un
incubo, un concretissimo nemico da abbattere ad ogni costo, una
idea da ricacciare nel mondo delle utopie.
Dalla Rivoluzione non è nata solo l’Unione
Sovietica ma l’intero pianeta ne è stato plasmato e miliardi di
uomini e di donne hanno visto le loro vite cambiare in
conseguenza di ciò che accadde nel 1917.
Tutto ciò non poteva finire con la sconfitta del
1989 quando cadde un sistema che la guerra aperta e quella
fredda, errori ed orrori, avevano svuotato dall’interno.
La Rivoluzione d’Ottobre ritrova oggi la sua
spinta propulsiva. Liberate dalla gabbia del bipolarismo
mondiale le idee, che furono di Lenin come di Gramsci, tornano a
parlare del presente. In un mondo dove la ricchezza non è mai
stata così polarizzata, dove il lavoro è ritornato ad essere
servitù, dove la guerra è lo strumento quotidiano con cui le
potenze si appropriano delle risorse, dove il mercato ha messo
le mani sul codice della vita, dove la stessa sopravvivenza
della specie è compromessa dal consumo brutale dell’ambiente la
Rivoluzione, la Rivoluzione con la maiuscola, torna ad essere
una risposta necessaria.
Ovviamente nessuno pensa alla presa del Palazzo
d’Inverno. “La storia si ripete in farsa” ci insegna Carlo Marx.
Perciò nessuna nostalgia ma avanti con lo sguardo aperto verso
il futuro, forti di un lucido legame con il nostro passato. |