Esteri

L'alternativa alla pace è la catastrofe
 

di Jacopo Venier

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 4 ottobre 2007

 

La domanda fondamentale è: l’Iran ha o no il diritto a sviluppare il nucleare civile?

Se la comunità internazionale desse una risposta chiara a questa domanda la cosiddetta “questione iraniana” potrebbe prendere una piega molto diversa. Purtroppo però le ambiguità su questo terreno sono larghissime e si basano sul fatto che il confine tra nucleare civile e militare è molto labile e quindi se si vuole essere assolutamente certi che l’Iran non possa dotarsi, direttamente, di armamenti atomici bisogna impedire di fatto lo sviluppo di ogni impianto nucleare.

Del resto è proprio il nesso tra nucleare civile e militare (e la militarizzazione dell’economia che comporta) oltre agli enormi costi di impianto e demolizione, alla pericolosità intrinseca ed all’irrisolto problema delle scorie che ci conferma nell’idea che il nucleare, in ogni paese del mondo, non è una soluzione ma un nuovo immenso problema.

Qui però siamo di fronte ad una domanda che richiama un problema di fondo. Esiste una “superiorità” sia essa morale, politica o di civiltà che consente ad alcuni paesi che costituiscono oggi il “Club della bomba” di decidere che altri paesi non possono nemmeno sviluppare il nucleare civile? E’ questa presunta “superiorità” che viene evocata dalla “Comunità internazionale” per giustificare le pressioni, le sanzioni ed infine persino le minacce di guerra nei confronti di un paese che ha una storia millenaria, che è una potenza regionale, che ha una popolazioni orgogliosa e numerosa.

Come possano poi coloro che la bomba la hanno usata sul serio e mai hanno chiesto perdono per i morti di Hiroscima e Nagasaki invocare una qualche “superiorità” è un fatto che attiene al grottesco con cui si presentano al mondo gli Usa di Bush.Il principio di non proliferazione, richiamato tante volte, non ha alcun effetto perché è stato violato prima di tutto da coloro che ne fanno oggi uso.

La bomba è stata infatti posta nelle mani del Pakistan come in quelle di Israele senza nessuna reazione, senza scandalo, senza risposta. Sono gli Usa poi che hanno sviluppato nuovi progetti di armi, le mini Nuke, che secondo i piani rendono nuovamente disponibile per l’impiego diretto la bomba dato che le sue conseguenze sarebbero “limitate”; sono ancora gli Usa che hanno rotto gli accordi sul disarmo per piazzare missili in Europa rilanciando lo scontro con la Russia.

 Su queste contraddizioni insanabili della politica Usa si inserisce Ahmedinejad con il suo nazionalismo fondamentalista sciita. Egli reclama un diritto per il suo popolo, quello al nucleare civile, ben sapendo che così mette alla luce l’ipocrisia “dell’Occidente” ed evoca quello che non è un diritto (la bomba) ma che può sembrare tale ad una nazione che mai accetterà di essere considerata tra i paria del pianeta.

Noncuranti della tragica esperienza irachena gli Usa sono già partiti con la solita, stanca, ripetizione della spirale verso la guerra. Allarme per i progetti militari di uno “stato canaglia”, criminalizzazione dell’avversario, accusa di fomentare ed ospitare il terrorismo, sanzioni e via così verso il baratro.

Questa guerra, come quelle che l’hanno preceduta, se si farà non si farà certo per il nucleare. Si farà perché gli Usa non sanno più come uscire da una crisi economica che ha distrutto la loro moneta, da un indebitamento cronico ormai colossale, da una struttura produttiva dove solo l’industria delle armi è ancora “competitiva” e soprattutto produttrice di profitto.

Noi, noi europei, noi italiani ma anche noi popoli di questa terra sempre più devastata dal neo-colonialismo e dai nuovi scontri inter-imperialistici abbiamo invece l’obbligo di fermare questa follia, di impedire una catastrofe che moltiplicherebbe il terrorismo e provocherebbe una crisi economica di proporzioni epocali.

Per questo è bene dire subito, anche in Italia, che nessuna connivenza, tacita o esplicita, è possibile con la nuova guerra di Bush. L’Italia non darà mai il suo appoggio ad una guerra catastrofica e ciò significa anche che tutte le installazioni militari presenti nel nostro paese, le installazioni italiane ma anche quelle della Nato e quelle Usa (compresa la nuova base di Vicenza) non potranno essere in nessun modo utilizzate per una follia.

La soluzione viene dalla trattativa, come ha detto l’Aiea (l’agenzia internazionale sul nucleare diretta da quel El Baradei che fu il capo degli ispettori Onu a Baghdad e che denunciò le false accuse Usa sulla presenza delle armi di distruzione di massa). La soluzione viene da una vera pace in Medio Oriente che deve basarsi sul diritto internazionale, sulla nascita dello stato di Palestina, sul rispetto dell’autodeterminazione dei popoli e che deve portare a dichiarare tutto il Medio Oriente zona libera da armi di distruzione di massa.

L’alternativa alla pace non è la guerra ma è la catastrofe.



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