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La domanda fondamentale è: l’Iran ha o no il
diritto a sviluppare il nucleare civile?
Se la comunità internazionale desse una risposta
chiara a questa domanda la cosiddetta “questione iraniana”
potrebbe prendere una piega molto diversa. Purtroppo però le
ambiguità su questo terreno sono larghissime e si basano sul
fatto che il confine tra nucleare civile e militare è molto
labile e quindi se si vuole essere assolutamente certi che
l’Iran non possa dotarsi, direttamente, di armamenti atomici
bisogna impedire di fatto lo sviluppo di ogni impianto nucleare.
Del resto è proprio il nesso tra nucleare civile
e militare (e la militarizzazione dell’economia che comporta)
oltre agli enormi costi di impianto e demolizione, alla
pericolosità intrinseca ed all’irrisolto problema delle scorie
che ci conferma nell’idea che il nucleare, in ogni paese del
mondo, non è una soluzione ma un nuovo immenso problema.
Qui però siamo di fronte ad una domanda che
richiama un problema di fondo. Esiste una “superiorità” sia essa
morale, politica o di civiltà che consente ad alcuni paesi che
costituiscono oggi il “Club della bomba” di decidere che altri
paesi non possono nemmeno sviluppare il nucleare civile? E’
questa presunta “superiorità” che viene evocata dalla “Comunità
internazionale” per giustificare le pressioni, le sanzioni ed
infine persino le minacce di guerra nei confronti di un paese
che ha una storia millenaria, che è una potenza regionale, che
ha una popolazioni orgogliosa e numerosa.
Come possano poi coloro che la bomba la hanno
usata sul serio e mai hanno chiesto perdono per i morti di
Hiroscima e Nagasaki invocare una qualche “superiorità” è un
fatto che attiene al grottesco con cui si presentano al mondo
gli Usa di Bush.Il principio di non proliferazione, richiamato
tante volte, non ha alcun effetto perché è stato violato prima
di tutto da coloro che ne fanno oggi uso.
La bomba è stata infatti posta nelle mani del
Pakistan come in quelle di Israele senza nessuna reazione, senza
scandalo, senza risposta. Sono gli Usa poi che hanno sviluppato
nuovi progetti di armi, le mini Nuke, che secondo i piani
rendono nuovamente disponibile per l’impiego diretto la bomba
dato che le sue conseguenze sarebbero “limitate”; sono ancora
gli Usa che hanno rotto gli accordi sul disarmo per piazzare
missili in Europa rilanciando lo scontro con la Russia.
Su queste contraddizioni insanabili della
politica Usa si inserisce Ahmedinejad con il suo nazionalismo
fondamentalista sciita. Egli reclama un diritto per il suo
popolo, quello al nucleare civile, ben sapendo che così mette
alla luce l’ipocrisia “dell’Occidente” ed evoca quello che non è
un diritto (la bomba) ma che può sembrare tale ad una nazione
che mai accetterà di essere considerata tra i paria del pianeta.
Noncuranti della tragica esperienza irachena gli
Usa sono già partiti con la solita, stanca, ripetizione della
spirale verso la guerra. Allarme per i progetti militari di uno
“stato canaglia”, criminalizzazione dell’avversario, accusa di
fomentare ed ospitare il terrorismo, sanzioni e via così verso
il baratro.
Questa guerra, come quelle che l’hanno preceduta,
se si farà non si farà certo per il nucleare. Si farà perché gli
Usa non sanno più come uscire da una crisi economica che ha
distrutto la loro moneta, da un indebitamento cronico ormai
colossale, da una struttura produttiva dove solo l’industria
delle armi è ancora “competitiva” e soprattutto produttrice di
profitto.
Noi, noi europei, noi italiani ma anche noi
popoli di questa terra sempre più devastata dal neo-colonialismo
e dai nuovi scontri inter-imperialistici abbiamo invece
l’obbligo di fermare questa follia, di impedire una catastrofe
che moltiplicherebbe il terrorismo e provocherebbe una crisi
economica di proporzioni epocali.
Per questo è bene dire subito, anche in Italia,
che nessuna connivenza, tacita o esplicita, è possibile con la
nuova guerra di Bush. L’Italia non darà mai il suo appoggio ad
una guerra catastrofica e ciò significa anche che tutte le
installazioni militari presenti nel nostro paese, le
installazioni italiane ma anche quelle della Nato e quelle Usa
(compresa la nuova base di Vicenza) non potranno essere in
nessun modo utilizzate per una follia.
La soluzione viene dalla trattativa, come ha
detto l’Aiea (l’agenzia internazionale sul nucleare diretta da
quel El Baradei che fu il capo degli ispettori Onu a Baghdad e
che denunciò le false accuse Usa sulla presenza delle armi di
distruzione di massa). La soluzione viene da una vera pace in
Medio Oriente che deve basarsi sul diritto internazionale, sulla
nascita dello stato di Palestina, sul rispetto
dell’autodeterminazione dei popoli e che deve portare a
dichiarare tutto il Medio Oriente zona libera da armi di
distruzione di massa.
L’alternativa alla pace non è la guerra ma è la
catastrofe. |