Scuola

La Scuola della Costituzione
 

di Piergiorgio Bergonzi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 6 settembre 2007

 

Più di due milioni di adulti sono analfabeti completi, quasi quindici milioni sono semianalfabeti, altri quindici milioni sono a rischio di ripiombare in tale condizione, e comunque sono ai margini inferiori delle capacità di comprensione e di calcolo necessarie in una società complessa, come ormai è la nostra, e in una società che voglia non solo dirsi ma essere democratica». Così scriveva Tullio De Mauro, tre anni orsono, nel suo libro La cultura degli italiani, delineando una pericolosissima coincidenza fra emergenza culturale e democratica. Infatti un tale "deficit" culturale di oltre metà della popolazione italiana costituisce un allarme per l’intera società: perché circa 32 milioni di cittadini non hanno gli strumenti per esercitare un pensiero critico, per essere protagonisti della vita sodale e civile, per costruirsi il proprio futuro; perché difficilissimo diviene ogni processo di trasformazione, di progresso, di emancipazione della società.

Il a destra aveva consapevolmente aggravato tale emergenza riducendo l’obbligo istruzione. Il governo dell’Unione, all’opposto, ha deciso di fronteggiarla elevandolo a 16 anni di età. L’elevamento dell’obbligo, a iniziare da oggi, si attuerà in forma "transitoria" per due anni andando a regime con l’anno scolastico 2009-2010. Si tratta di un impegno di portata straordinaria con cui si apre questo nuovo anno scolastico. Infatti, l’obiettivo finale è quello di portare dentro la scuola quel 25 di giovani dai 14 ai 16 anni che oggi ne è escluso. Il grande problema è quello di creare le condizioni perché questa nostra scuola, la stessa che oggi non è in grado di farlo, sia capace di accogliere questi giovani.

Ovvero, si tratta di avviare un’azione riformatrice senza precedenti sul piano culturale,

sociale, dei programmi e dei percorsi, scolastici, del ruolo degli insegnanti, delle risorse da rendere disponibili.Un’azione riformatrice assimilabile, per la sua portata, solo a quella dell’istituzione della scuola media unica nel 1962, e forse ancor più difficile e complessa.

Se così è ci si chiede come mai la società, e in parte la stessa scuola, letteralmente ignorino che l’obbligo scolastico è stato elevato. È il peggiore inizio. Il Governo dell’Unione deve farsi immediatamente carico di tradurre i contenuti della legge sull’obbligo in una grande consapevolezza collettiva, riaffermando che l’obbligo, secondo Costituzione, dovrà essere assolto nella scuola, sostenendone la straordinaria valenza sodale, culturale, politica attraverso un’azione continua e programmata di informazione, di sostegno, di indirizzo, di confronto, di piena corresponsabilizzazione di tutte le scuole italiane e della società intera; assumendo il problema scuola come grande priorità nazionale. E al grande obiettivo dell’elevamento dell’obbligo si deve dare credibilità con impegni concreti da assumere anche nell’imminente Legge finanziaria: escludendo finanziamenti alla scuola privata; impegnando risorse che garantiscano la piena gratuità dell’obbligo (a partire dai libri di testo); assicurando alle scuole fondi che ne consentano il regolare funzionamento e il personale necessario a coprire le esigenze di integrazione degli alunni stranieri e diversamente abili, di realizzazione del tempo

pieno; prevedendo un investimento straordinario sulla professionalità degli insegnanti e sull’insostituibilità del loro ruolo culturale e sociale. Queste le basi minime di partenza per riconquistare la fiducia del mondo della scuola e per avviare la realizzazione dell’elevamento dell’obbligo di istruzione per tutti.

Tutto ciò nella consapevolezza che un fallimento o un persistente ritardo su questo terreno aprirebbe la strada alla destra che ha già pronte le proprie alternative. A fine luglio la Regione Lombardia ha approvato una legge secondo cui l’obbligo può essere assolto nella formazione professionale, che sancisce un organico finanziamento della scuola privata, che prevede l’assunzione degli insegnanti da parte delle singole scuole. È la nuova edizione, peggiorata, della Moratti. Insieme, Pdci, Rifondazione, Verdi e Sinistra democratica abbiamo chiesto al Governo di opporsi all’incostituzionalità di questa legge che romperebbe l’unitarietà del sistema di istruzione, cancellerebbe la libertà di insegnamento, privatizzerebbe il sistema scolastico, istituirebbe una scuola classista che esclude dal diritto all’istruzione qualificata la maggioranza dei giovani del nostro paese.

L’esatto contrario della scuola della Costituzione, l’esatto contrario del Programma e dell’idea di società dell’Unione.



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