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Più di due milioni di adulti sono analfabeti
completi, quasi quindici milioni sono semianalfabeti, altri
quindici milioni sono a rischio di ripiombare in tale
condizione, e comunque sono ai margini inferiori delle capacità
di comprensione e di calcolo necessarie in una società
complessa, come ormai è la nostra, e in una società che voglia
non solo dirsi ma essere democratica». Così scriveva Tullio De
Mauro, tre anni orsono, nel suo libro La cultura degli
italiani, delineando una pericolosissima coincidenza fra
emergenza culturale e democratica. Infatti un tale "deficit"
culturale di oltre metà della popolazione italiana
costituisce un allarme per l’intera società:
perché circa 32 milioni di cittadini non hanno gli strumenti
per esercitare un pensiero critico, per essere protagonisti
della vita sodale e civile, per costruirsi il
proprio futuro; perché difficilissimo diviene ogni processo di
trasformazione, di progresso, di emancipazione della
società.
Il a destra aveva consapevolmente aggravato tale
emergenza riducendo l’obbligo istruzione. Il governo
dell’Unione, all’opposto, ha deciso di fronteggiarla
elevandolo a 16 anni di età. L’elevamento dell’obbligo, a
iniziare da oggi, si attuerà in forma "transitoria" per
due anni andando a regime con l’anno scolastico
2009-2010. Si tratta di un impegno di portata
straordinaria con cui si apre questo nuovo anno
scolastico. Infatti, l’obiettivo finale è quello di
portare dentro la scuola quel 25 di giovani dai 14 ai 16
anni che oggi ne è escluso. Il grande problema è
quello di creare le condizioni perché questa nostra scuola, la
stessa che oggi non è in grado di farlo, sia capace di
accogliere questi giovani.
Ovvero, si tratta di avviare un’azione
riformatrice senza precedenti sul piano culturale,
sociale, dei programmi e dei percorsi, scolastici, del ruolo
degli insegnanti, delle risorse da rendere disponibili.Un’azione
riformatrice assimilabile, per la sua portata, solo a quella
dell’istituzione della scuola media unica nel 1962, e forse
ancor più difficile e complessa.
Se così è ci si chiede come mai la società, e in
parte la stessa scuola, letteralmente ignorino che l’obbligo
scolastico è stato elevato. È il peggiore inizio. Il Governo
dell’Unione deve farsi immediatamente carico di tradurre i
contenuti della legge sull’obbligo in una grande consapevolezza
collettiva, riaffermando che l’obbligo, secondo Costituzione,
dovrà essere assolto nella scuola, sostenendone la straordinaria
valenza sodale, culturale, politica attraverso un’azione
continua e programmata di informazione, di sostegno, di
indirizzo, di confronto, di piena corresponsabilizzazione di
tutte le scuole italiane e della società intera; assumendo il
problema scuola come grande priorità nazionale. E al grande
obiettivo dell’elevamento dell’obbligo si deve dare credibilità
con impegni concreti da assumere anche nell’imminente Legge
finanziaria: escludendo finanziamenti alla scuola privata;
impegnando risorse che garantiscano la piena gratuità
dell’obbligo (a partire dai libri di testo); assicurando alle
scuole fondi che ne consentano il regolare funzionamento e il
personale necessario a coprire le esigenze di integrazione degli
alunni stranieri e diversamente abili, di realizzazione del
tempo
pieno; prevedendo un investimento straordinario sulla
professionalità degli insegnanti e sull’insostituibilità del
loro ruolo culturale e sociale. Queste le basi minime di
partenza per riconquistare la fiducia del mondo della scuola e
per avviare la realizzazione dell’elevamento dell’obbligo di
istruzione per tutti.
Tutto ciò nella consapevolezza che un fallimento
o un persistente ritardo su questo terreno aprirebbe la strada
alla destra che ha già pronte le proprie alternative. A fine
luglio la Regione Lombardia ha approvato una legge secondo cui
l’obbligo può essere assolto nella formazione professionale, che
sancisce un organico finanziamento della scuola privata, che
prevede l’assunzione degli insegnanti da parte delle singole
scuole. È la nuova edizione, peggiorata, della Moratti. Insieme,
Pdci, Rifondazione, Verdi e Sinistra democratica abbiamo chiesto
al Governo di opporsi all’incostituzionalità di questa legge che
romperebbe l’unitarietà del sistema di istruzione, cancellerebbe
la libertà di insegnamento, privatizzerebbe il sistema
scolastico, istituirebbe una scuola classista che esclude dal
diritto all’istruzione qualificata la maggioranza dei giovani
del nostro paese.
L’esatto contrario della scuola della
Costituzione, l’esatto contrario del Programma e dell’idea di
società dell’Unione. |