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Il mondo ha tremato! L’Italia un po’ meno, grazie
all’euro e soprattutto grazie al fatto che nella nostra cultura
non è entrato ancora il modello Usa di indebitarsi continuamente
fino a ipotecare la casa di proprietà per fare acquisti o per
nuovi consumi. C’è stato chi ha voluto paragonare,
enfatizzandola al suo esplodere, questa gravissima turbolenza
finanziaria addirittura alla crisi del 1929, non prevista tra
l’altro sino a qualche settimana prima e di cui ancora si
studiano le cause. Altri a quella del 1998 del tutto
dimenticata.
Comunque mai come nelle ultime settimane si è
avvertita tutta l’assurdità di una economia finanziaria nei cui
meandri è sempre più difficile districarsi, profondamente
distante dall’economia reale di un Paese, che mette a
repentaglio le condizioni economiche di milioni di persone che
hanno contratto mutui divenuti sempre più onerosi, di milioni di
piccoli risparmiatori che hanno subìto rilevanti perdite o che,
in molti casi, hanno visto svanire i loro piccoli investimenti.
In un mese 4 mila miliardi di dollari sono stati persi in borsa!
Ma risultano anche colpite banche legate al mercato dei mutui
Usa per miliardi di dollari, inevitabilmente coinvolte anch’esse
nel crollo.
Si è invocato da più parti un più rigoroso
sistema di controlli sui mercati finanziari come ha fatto il
presidente Sarkozy che ha chiesto l’intervento del G7 per
evitare tonfi che possano mettere in ginocchio molti Paesi se
non la stessa economia mondiale, sebbene la crisi dei mutui
abbia determinato problemi diversi nelle diverse realtà
economiche. Lo stesso presidente Prodi ha dichiarato di avere
avuto molta paura e ha posto con forza il problema di assicurare
maggiore trasparenza a quanto avviene nella finanza
internazionale. Ed è questa la questione che va affrontata, alla
luce di quanto avvenuto, perché tutto il resto è inevitabilmente
ricorrente in un mondo pressoché interamente “globalizzato” in
termini capitalistici. E solo in questo può sostanziarsi
un’iniziativa congiunta dei governi almeno a livello europeo. «Gesù
fate luce» invoca infatti il piccolo risparmiatore ricordando
che «la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le
sue forme» come recita l’articolo 47 della Costituzione. |