Giustizia

L’impegno a chiudere la parentesi Castelli

di Silvio Crapolicchio

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 19 luglio 2007

 

            All’indomani dell’approvazione da parte del Senato della Repubblica del disegno di legge n. 1447 recante “Riforma dell’ordinamento giudiziario”, è possibile operare un serio bilancio circa il complesso provvedimento che, dalla prossima settimana, sarà al vaglio dapprima della Commissione giustizia della Camera e poi dell’Aula.

Nell’approssimarsi all’argomento della riforma dell’ordinamento giudiziario non si può fare a meno di premettere come rappresentasse una ineludibile priorità per il Governo di centrosinistra procedere, fin dai primi giorni della sua esistenza, al superamento della riforma dell’ordinamento giudiziario varata dal precedente Governo di centrodestra, scongiurando così l’entrata in vigore della cosiddetta legge Castelli, caratterizzata da una profonda dissonanza con il quadro costituzionale e da un intento incomprensibilmente punitivo nei confronti della magistratura.

Una priorità talmente sentita da esser stata espressamente inserita nel programma condiviso dell’Unione e che, come tale, dovrà essere rigorosamente mediante la celere approvazione del disegno di legge in questione entro il 31 luglio 2007.

Effettuata tale doverosa premessa e tenuto conto di come la riforma dell’ordinamento giudiziario condizioni il livello di efficienza del servizio giustizia per l’effettività della tutela dei diritti costituzionalmente garantiti ai cittadini, ci si può allora soffermare sulla specificità del testo approvato dal Senato della Repubblica. Un testo che, approvato al termine di un lungo percorso parlamentare, -passato per la preliminare sospensione delle disposizioni normative più invasive e punitive nei confronti dei magistrati recate dalla precedente riforma – e frutto di una ponderata sintesi delle differenti sensibilità manifestatesi nel Paese e recepite con particolare attenzione e puntualità dal Parlamento italiano, ad un’attenta analisi, appare sotto tutti i profili equilibrato.

Abbandonato definitivamente l’incostituzionale e defatigante sistema dei concorsi per esami previsto dalla riforma Castelli e disciplinato coerentemente l’accesso alla magistratura, il testo in esame ha introdotto forme ragionevoli di valutazione periodica e progressiva della professionalità dei magistrati, garantendo a tal fine la centralità del ruolo del Consiglio Superiore della Magistratura, ha sancito la distinzione secondo le funzioni dei magistrati, ha modificato seriamente la disciplina della Scuola della Magistratura ed ha dato luogo ad un’equilibrata regolamentazione dei Consigli Giudiziari, prevedendo il valido contributo del mondo dell’avvocatura su tutte le problematiche afferenti l’organizzazione, con l’unica esclusione rappresentata dalle delibere finalizzate alla valutazione delle professionalità dei magistrati, riservate ai soli togati.

In buona sostanza, la riforma approvata dal Senato, ancora, come ogni norma, ovviamente perfettibile, appare per la prima volta, a maggior ragione dopo le turbolente vicissitudini della intollerabile riforma Castelli, introdurre nell’ordinamento italiano un’effettiva e valida riforma del sistema giudiziario, senza minare, in alcun modo, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, così come costituzionalmente previste, senza disperdersi nella tutela di interessi corporativi e, nel contempo, senza smantellare un sistema giudiziario, quale quello italiano, al quale tendono, a ragion veduta, numerosi ordinamenti europei, come testimoniato da una importante risoluzione dell’Unione europea del 2001.

In un quadro quale quello appena lumeggiato, è allora un elemento positivo che l’Associazione nazionale dei magistrati, nella seduta appositamente fissata dopo il dibattito conclusosi con l’approvazione del disegno di legge da parte del Se4nato, abbia ritenuto di revocare lo sciopero indetto per la giornata del 20 luglio 2007. Tale revoca rappresenta infatti la presa d’atto, da parte dell’organo rappresentativo dei magistrati, dell’importante impegno profuso dall’attuale governo per chiudere definitivamente l’intollerabile parentesi aperta dalla riforma Castelli e dare finalmente luogo ad una fondamentale riforma per il Paese in un settore strategico quale quello dell’ordinamento giudiziario.

Una riforma che, dopo una inevitabile fase di sperimentazione, potrà senz’altro essere migliorata, ma che, allo stato, una volta divenuta legge a seguito della tempestiva approvazione da parte della Camera dei deputati, oltre agli aspetti positivi poc’anzi richiamati, darà conto al Paese dell’effettivo assolvimento di uno dei più importanti impegni assunti con gli elettori in campagna elettorale.



GIUSTIZIA


Su misura per gli amici
di Sergio Pastore Alinante
da "La Rinascita della Sinistra"