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All’indomani dell’approvazione da parte del Senato della
Repubblica del disegno di legge n. 1447 recante “Riforma
dell’ordinamento giudiziario”, è possibile operare un serio
bilancio circa il complesso provvedimento che, dalla prossima
settimana, sarà al vaglio dapprima della Commissione giustizia
della Camera e poi dell’Aula.
Nell’approssimarsi all’argomento della riforma
dell’ordinamento giudiziario non si può fare a meno di
premettere come rappresentasse una ineludibile priorità per il
Governo di centrosinistra procedere, fin dai primi giorni della
sua esistenza, al superamento della riforma dell’ordinamento
giudiziario varata dal precedente Governo di centrodestra,
scongiurando così l’entrata in vigore della cosiddetta legge
Castelli, caratterizzata da una profonda dissonanza con il
quadro costituzionale e da un intento incomprensibilmente
punitivo nei confronti della magistratura.
Una priorità talmente sentita da esser stata
espressamente inserita nel programma condiviso dell’Unione e
che, come tale, dovrà essere rigorosamente mediante la celere
approvazione del disegno di legge in questione entro il 31
luglio 2007.
Effettuata tale doverosa premessa e tenuto conto
di come la riforma dell’ordinamento giudiziario condizioni il
livello di efficienza del servizio giustizia per l’effettività
della tutela dei diritti costituzionalmente garantiti ai
cittadini, ci si può allora soffermare sulla specificità del
testo approvato dal Senato della Repubblica. Un testo che,
approvato al termine di un lungo percorso parlamentare, -passato
per la preliminare sospensione delle disposizioni normative più
invasive e punitive nei confronti dei magistrati recate dalla
precedente riforma – e frutto di una ponderata sintesi delle
differenti sensibilità manifestatesi nel Paese e recepite con
particolare attenzione e puntualità dal Parlamento italiano, ad
un’attenta analisi, appare sotto tutti i profili equilibrato.
Abbandonato definitivamente l’incostituzionale e
defatigante sistema dei concorsi per esami previsto dalla
riforma Castelli e disciplinato coerentemente l’accesso alla
magistratura, il testo in esame ha introdotto forme ragionevoli
di valutazione periodica e progressiva della professionalità dei
magistrati, garantendo a tal fine la centralità del ruolo del
Consiglio Superiore della Magistratura, ha sancito la
distinzione secondo le funzioni dei magistrati, ha modificato
seriamente la disciplina della Scuola della Magistratura ed ha
dato luogo ad un’equilibrata regolamentazione dei Consigli
Giudiziari, prevedendo il valido contributo del mondo
dell’avvocatura su tutte le problematiche afferenti
l’organizzazione, con l’unica esclusione rappresentata dalle
delibere finalizzate alla valutazione delle professionalità dei
magistrati, riservate ai soli togati.
In buona sostanza, la riforma approvata dal
Senato, ancora, come ogni norma, ovviamente perfettibile, appare
per la prima volta, a maggior ragione dopo le turbolente
vicissitudini della intollerabile riforma Castelli, introdurre
nell’ordinamento italiano un’effettiva e valida riforma del
sistema giudiziario, senza minare, in alcun modo, l’autonomia e
l’indipendenza della magistratura, così come costituzionalmente
previste, senza disperdersi nella tutela di interessi
corporativi e, nel contempo, senza smantellare un sistema
giudiziario, quale quello italiano, al quale tendono, a ragion
veduta, numerosi ordinamenti europei, come testimoniato da una
importante risoluzione dell’Unione europea del 2001.
In un quadro quale quello appena lumeggiato, è
allora un elemento positivo che l’Associazione nazionale dei
magistrati, nella seduta appositamente fissata dopo il dibattito
conclusosi con l’approvazione del disegno di legge da parte del
Se4nato, abbia ritenuto di revocare lo sciopero indetto per la
giornata del 20 luglio 2007. Tale revoca rappresenta infatti la
presa d’atto, da parte dell’organo rappresentativo dei
magistrati, dell’importante impegno profuso dall’attuale governo
per chiudere definitivamente l’intollerabile parentesi aperta
dalla riforma Castelli e dare finalmente luogo ad una
fondamentale riforma per il Paese in un settore strategico quale
quello dell’ordinamento giudiziario.
Una
riforma che, dopo una inevitabile fase di sperimentazione, potrà
senz’altro essere migliorata, ma che, allo stato, una volta
divenuta legge a seguito della tempestiva approvazione da parte
della Camera dei deputati, oltre agli aspetti positivi poc’anzi
richiamati, darà conto al Paese dell’effettivo assolvimento di
uno dei più importanti impegni assunti con gli elettori in
campagna elettorale. |