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A cosa mira l’offensiva politico-mediatica di
Luca di Montezemolo ? Se un moderato come Guglielmo Epifani
sente aria di «diciannovismo» e lancia l’allarme sugli
industriali «novelli agrari», è il caso di preoccuparsi davvero.
Sostenuto dalla coincidenza forse non casuale di una campagna
della stampa “amica” contro i costi e i privilegi della
politica, il presidente (ormai uscente) della Confindustria ha
provato a maggio a proporsi come il nuovo fustigatore dei vizi
del Palazzo (che non mancano). Ha provato a dipingere se stesso
come “l’uomo nuovo”, operazione frequente nella politica
italiana, vista la latitanza ostinata di idee nuove. Poi, in
un’altra occasione, ha cannoneggiato il sindacato, tutore a suo
dire dei «fannulloni».
Assalto allo stato sociale, contrapposizione con
i sindacati, ostilità verso il governo di centrosinistra,
nonostante la promessa mantenuta del taglio del cuneo fiscale: è
il profilo dell’ultimo Montezemolo, pur eletto a suo tempo per
ripristinare il primato della grande impresa e della
concertazione, dopo la stagione dei “pasdaran” Fossa e D’Amato.
Ma la concertazione all’industria italiana andava
bene in tempi di sacrifici, quando serviva il senso di
responsabilità del sindacato per risanare i conti pubblici e
sostenere la competitività delle imprese. Oggi lo scenario è
cambiato: è arrivata la ripresa economica, il sindacato è meno
arrendevole, la sinistra è al governo.
Qual è allora l’obiettivo di Montezemolo ? A
prescindere dalla sua credibilità personale come moralizzatore
(qualche ricca poltrona pubblica non manca nel suo curriculum) e
dalla credibilità dei grandi industriali italiani, troppo spesso
foraggiati dallo Stato, la sua sfida è un ennesimo scrollone al
sistema politico, nel quale ancora resistono solidi anticorpi al
primato assoluto dell’impresa. Non è importante sapere se
Montezemolo potrà essere il nuovo Berlusconi. Ciò che conta è
sapere se dietro la sua sfida sono pronti a mobilitarsi i poteri
forti: quelli che operano alla luce del sole e quelli che troppo
spesso emergono dall’ombra solo grazie alle inchieste
giudiziarie. In quel caso potremmo guardare alle preoccupazioni
“forti” di Epifani come a un malaugurato caso di
sottovalutazione dei rischi per la democrazia italiana. |