RAZZA PADRONA
 

Veltronismo confidustriale

di Giampiero Cazzato

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 5 luglio 2007

 

Che non fosse mai stato comunista lo scoprimmo anni fa e la cosa francamente non stupì quasi nessuno se non quei soliti, ingenui che si chiedevano come mai uno che non era mai stato comunista avesse costruito la sua carriera politica dietro la falce e il martello. Ora scopriamo che Walter non è nemmeno di sinistra, che è un sincero democratico che piace sinceramente alla razza padrona. Ora che piaccia ai padroni, come dice Diliberto «è un problema suo», certo è che sarebbe stato preferibile che ad apprezzarlo fossero stati i lavoratori «perché - sottolinea il segretario del Pdci - mentre gli imprenditori hanno avuto molto da questo governo, i lavoratori hanno avuto troppo poco e devono recuperare». Ma il Veltroni leader del Pd ha indirizzato il timone del nuovo soggetto nato dalla dissolvenza di Margherita e Ds su una rotta che di sinistra ha poco o nulla. L’uomo non ha gli impacci postcomunisti di D’Alema e nemmeno quella cultura del solidarismo cattolico cara agli ex Dc e da questo punto di vista è quanto di meglio per un partito che nasce sull’assunto della fine delle ideologie e che si candida a esaurire la politica italiana sotto un ombrello moderato, condito con qualche spruzzata di filantropia.

Montezemolo si è spellato le mani per il discorso del sindaco di Roma e neanche questo stupisce più di tanto. Entrambi sono uomini immagine, entrambi hanno preso in mano le rispettive "aziende" (l’uno la Fiat l’altro il Campidoglio) ridandogli smalto e protagonismo. Hanno rialzato gli utili e le loro personali quotazioni tra Testarossa e Notti bianche. Uomini forti che si credono nuovi.

I care, "mi faccio carico", era lo slogan del congresso Ds che tanti, anni fa portò Veltroni alla segreteria del partito. Tornato al Lingotto Walter si fa di nuovo carico. Non di un paese che arranca e che arriva alla fine del mese con la lingua di fuori. Non di un esercito di paria che si chiamano precari e disoccupati, non di una riforma della politica che apra porte e finestre all’apporto della articolazioni sociali. Nulla di tutto questo. Il buon sindaco si fa carico dei desiderata del padronato italiano, di un progetto di società competitivo ed escludente. Ecco allora che il nuovo leader del Partito democratico spiega, pallottoliere alla mano, che «è un fatto matematico che si debba allungare l’età pensionabile», perché «considerando l’allungamento delle aspettative di vita è normale che in tanti cerchino di trattenersi di più al lavoro» (alzi la mano chi ha incontrato uno, uno normale, che si voglia "trattenere" al lavoro). Insomma non è giusto che si «tuteli chi è già tutelato» e non si pensi «a chi le tutele non ne ha». Conclusione ovvia di questa artificiosa contrapposizione tra giovani e pensionati è che le tutele vanno rivisitate al ribasso per tutti. Nel nuovo veltronismo non c’è «più spazio per i sogni» (per quelli basta al massimo l’Estate romana che sarà presto ribattezzata Estate italiana) ma viene immessa una dose massiccia di decisionismo: si va dalla Tav che va fatta in barba alle proteste delle popolazioni locali, alla Finanziaria che una volta discussa in commissione,  «per una elementare razionalizzazione». andrebbe approvata «in blocco dal Parlamento». Perché il tutto proceda senza scosse occorre un impianto elettorale ed istituzionale idoneo. «Oggi - ha detto Veltroni - la maggioranza di governo è quella uscita dal voto. Domani se ci sarà una legge elettorale che permetta ai cittadini di scegliere coalizioni omogenee, si potrà vedere...».

Quel che si potrà vedere è come scaricare la sinistra per dare vita a maggioranze variabili. Legge elettorale da una parte e rafforzamento dei poteri del premier dall’altra sono due pericoli che non basta scongiurare ma che occorre sconfiggere. Come ? Intanto dando vita il più presto possibile al processo di unità della sinistra. Poi si vedrà...



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