IV Congresso regionale

 

Relazione introduttiva
del segretario regionale,
Carlo Carlini
(con le linee di indirizzo politico
a livello regionale)
 

Trento, lì 23 aprile 2007

 

Care compagne e cari compagni,

Care amiche e cari amici dell’Unione,

la mia relazione introduttiva cercherà di essere alquanto snella, come del resto il nostro documento politico [...], e toccherà tre punti: primo, una sorta di bilancio in relazione alla situazione politico-organizzativa del nostro partito in Trentino Alto Adige, secondo, un richiamo  all’impianto generale del nostro documento politico congressuale e a ciò che lo permea, terzo, un abbozzo di analisi della situazione politica regionale e soprattutto provinciale, all’interno della quale individuare un percorso di agibilità rispetto a quelli che, anche qui, in questo caso in Trentino, non possono non considerarsi i punti fermi del nostro agire ed essere Comunisti: un cimento questo non certo facile in questa realtà, ma un cimento che possa costituire una bussola e permetta di disegnare - anche in proiezione - quelle che sono le linee di indirizzo politico a livello regionale  dei Comunisti Italiani del Trentino Alto Adige.

1.    Ed eccoci al Bilancio: il partito in Trentino Alto Adige dal 2001 al 2007

Il 27, il 28 ed il 29 Aprile si svolgerà il IV Congresso Nazionale del nostro a partito a Rimini, un luogo simbolico, perché proprio lì noi torniamo e da lì ripartiamo, proprio da lì misureremo i passi compiuti e i tanti passi ancora da compiere nella costruzione anche organizzativa di un Partito collocato con forte carica innovativa nella scia della cultura e della pratica politiche che hanno storicamente caratterizzato il Partito comunista italiano: perché senza radici non vi è alcuna prospettiva.

Questa fase congressuale – per inciso il nostro è un congresso ordinario – è così anche l’occasione per fare una sorta di bilancio e in termini organizzativi e in termini politici del Partito in Trentino Alto Adige:

Con senso della misura, posso dire che ci siamo e siamo cresciuti, dall’ultimo congresso del 2004 gli iscritti in regione sono aumentati in modo considerevole, per di più non si tratta, complessivamente, di un’adesione come dire simpatetica, ma piena, consapevole anche del significato di essere Comunisti proprio qui in una realtà così complessa come quella del Trentino e dell’Alto Adige.

Tanto più – e sono sicuro che lo possono riscontrare anche le altre forze politiche – non è semplice andare controcorrente ed iscriversi ad un partito, in un’epoca in cui si vorrebbe cancellarli, fonderli - più o meno a freddo - o trasformali in semplici comitati elettorali. Eppure, con nuovi compagni, ci stiamo radicando in diverse ambienti sociali e lavorativi e non solo nelle aree in cui già eravamo tradizionalmente presenti.

A riscontro di ciò – quale che sia il criterio con cui venga letto e certo tenuto conto che si tratta comunque di piccoli numeri – anche il risultato elettorale delle politiche del 2006 costituisce un segnale importante: rispetto ai risultati del 2001 abbiamo più che raddoppiato i consensi, a livello regionale siamo arrivati all’1,1% (con circa settemila voti) ed in Trentino abbiamo sfiorato l’1,5 con  oltre 4.700 voti. Di là dalle cifre quello che colpisce è il fatto che in oltre la metà dei Comuni come minimo abbiamo raddoppiato i voti e che ai confini più a nord della nostra regione, per esempio a Curon Venosta e a San Candido,  ma anche in oltre venti Comuni della Provincia di Bolzano il nostro simbolo, tra quelli con la falce e il  martello, sia stato individuato e il più votato e non è un caso, ma il frutto di un lavoro politico, con scelte di coerenza anche difficili da prendere e saper spiegare che però hanno permesso di farci riconoscere: quelli sono i Comunisti. Un bel passo, se ci pensiamo, ricordo solo per inciso che quando ho iniziato a svolgere il mio incarico di segretario, nel 2001, per molti eravamo il partito che non c’è… e anche molti addetti all’informazione non avevano contezza di chi fossimo.

Di là da tutto ciò, pur non mancando difficoltà organizzative, e non di piccolo conto, il partito, piano piano, è stato in grado di essere presente, con le sue idee e le sue proposte, nei momenti più significativi delle lotte sociali e politiche che hanno avuto modo di manifestarsi non solo nel resto d’Italia, ma anche qui in Trentino Alto Adige per la difesa dei diritti civili e sociali, e soprattutto, a livello locale, il partito è stato in grado di farsi protagonista di iniziativa politica, volta a cercare di mettere in risalto quanto bisogno ci sia anche qui di Sinistra, una sinistra che non si accartocci a gestire l’esistente e riscopra le ragioni della propria identità nella difesa dei lavoratori e dei ceti più deboli, che rischiano altrimenti di non trovare più alcuna reale rappresentanza politica.

Detto questo, certo non ci illudiamo, grande è ancora il divario tra quello che siamo e quello che vorremmo essere e non per noi, ma per i temi che vorremmo affrontare, non piccola è ancora la nostra attuale inadeguatezza rispetto alle necessità dell’azione immediata che urge anche qui, nell’isola altoatesina,  a tutela dei diritti sociali, dell’istruzione e del lavoro.

2.  Spunti sul documento politico

E ora arrivo al nostro documento politico per svolgere solo alcune considerazioni in merito al suo impianto, senza voler certo ingessare il dibattito che avrà luogo nel corso dei nostri  lavori congressuali e anche perché il compagno Luigi molto meglio di me saprà esprimerne la più profonda sostanza.

Gli assi cartesiani del nostro documento politico sono evocati da due termini per noi inscindibili Unità e diversità.

Unità. Una cifra, una bussola, - come viene detto più volte – perché l’Unione è il primo e indispensabile presupposto a garanzia e tutela della democrazia e dei diritti dei lavoratori in Italia. Unità che abbiamo saputo coerentemente praticare nei momenti più difficili della vita politica del nostro Paese. Nessuno, dunque, può mettere in dubbio la nostra vocazione unitaria, quando in gioco ci sono le sorti del Paese e della democrazia e non quando invece diventi un velo per nascondere a livello locale scelte di mera gestione politica del sottogoverno.

Per noi comunisti, l’unità si declina anche con la rivendicazione orgogliosa della nostra diversità, la diversità comunista, perché per noi centrale è e rimane la contraddizione capitale-lavoro e solo a partire da questa consapevolezza è possibile impegnarsi per un’alternativa che possa modificare concretamente “lo stato di cose presenti” e dunque dare una prospettiva alla spinta ideale che ha indotto in passato e induce anche le nuove generazioni a battersi per cercare di cambiare il mondo, per  affermare le idee di giustizia ed eguaglianza, di democrazia e di riscatto sociale.

Ma la diversità è anche una sfida, è una sfida che comporta anche la prova più difficile, quello di cambiare profondamente il modo di fare politica, combattendo il virus del personalismo e dell’opportunismo, che ha come veste l’ammiccamento e l’accomodamento, comporta anche il saper fare scelte di coerenza che non sempre possono essere capite subito, ma che hanno il pregio di lasciare aperta una prospettiva altrimenti irrimediabilmente perduta e non più credibile. E si tratta di una sfida essenziale, perché se non riusciamo a dimostrare che non è vero che i politici sono tutti uguali, la Sinistra ha già perso.

Essenziale è dunque la Diversità, ma che lungo un crinale non sempre facile rimanda all’unità – binomio inscindibile – e all’unità della Sinistra, perché per ridare centralità al lavoro  e alla formazione, al lavoro e alla scuola, e per difendere la nostra Costituzione e la democrazia, dato che il tema dell’eguaglianza sociale è intrinsecamente connesso con quello della consapevolezza dei propri diritti e della democrazia politica [a proposito questi tre temi sono quelli portanti del nostro documento politico] è necessaria una più incisiva presenza della Sinistra all’interno dell’Unione.

Il Partito democratico va però esattamente nella direzione opposta. Esso, inevitabilmente, sposterà il baricentro della nostra coalizione su un versante ancor più moderato. L’egemonia, in esso, sarà – al di là delle intenzioni – della parte più conservatrice. E la sinistra in Italia, che fine farebbe ? Cari compagni dei DS, un conto è essere alleati dei moderati, altro conto è farci un partito insieme.

Noi non ci rassegniamo alla deriva moderata. E rinnoviamo a tutti i partiti della Sinistra, senza lacerarci ulteriormente in divisioni e rancori, la nostra proposta di cimentarsi  in un processo di unità. È la nostra proposta da anni. Ma da anni inascoltata: quella della confederazione della sinistra.

Noi ci siamo, senza pigrizia intellettuale, siamo pronti a metterci in gioco rispetto a questo “cimento ulteriore” che ci attende e allora il tema vero non è quello dell’estensione del campo delle forze che possono essere coinvolte, che sia il più vasto e più aperto, ma è quello delle “regole del gioco” (mi si passi l’espressione) e dei limiti di questo gioco, perché come già diceva un grande filosofo la validità di un processo, di un progetto in fieri sta proprio nell’individuarne i limiti di validità, altrimenti il “gioco” si farebbe altro e per noi – cari amici della Sinistra – i limiti di validità del nostro cimento ulteriore stanno nel fatto che l’unità non potrà mai significare l’offuscamento della nostra diversità, perché l’unità non significa omologazione e l’unità non si può fare che tra diversi, altrimenti è unicità che a noi non interessa, la nostra linfa, e non per noi stessi, è  l’identità comunista che non può andare dispersa.

3.  Situazione politica in Trentino

Passando ora alla situazione locale e più propriamente del Trentino, vorrei ripartire proprio dai contenuti portanti del nostro documento politico congressuale e cioè centralità del lavoro, formazione e democrazia, per dire che anche in Trentino Alto Adige, che anche in Trentino c’è bisogno di Sinistra, anche in queste terre c’è l’esigenza di una politica più di sinistra e di unità della Sinistra, proprio per far pesare di più questi temi.

Solo qualche spunto per dire che in questa terra il tema del lavoro si traduce nella ricerca di una piena e “buona” occupazione, che prima di tutto cancelli la precarietà del lavoro: e questo significa adottare anche in Trentino una interpretazione non restrittiva della finanziaria 2007, laddove si parla di stabilizzazione dei precari nell’ambito pubblico impiego, per lanciare un primo grande segnale in controtendenza. E laddove sia necessario si adeguino pertanto gli strumenti legislativi della nostra provincia autonoma, cosa che chiederemo espressamente al presidente Dellai, non appena avremo l’opportunità di incontrarlo.

Per quanto riguarda la riforma del sistema educativo provinciale di istruzione e di formazione, quanto approvato l’estate scorsa, a scuole chiuse, non ci pare si sia tradotto in un progetto di riordino complessivo, tale da  aver superato l’impianto, la terminologia e l’ambiguità che ha caratterizzato la legislazione della cosiddetta riforma Moratti. Anche per lanciare un segnale sulla necessità di ripensare tale progetto, visto che il dado ormai è stato tratto, sosterremo il referendum che propone l’abrogazione di alcune disposizioni della legge provinciale. Ciò anche se non ci nascondiamo le perplessità per l’uso di un tale strumento: se è vero infatti che la campagna referendaria permetterà di riaprire il dibattito sulla scuola in Trentino è altresì vero l’eventuale sconfitta, non scontata ma non improbabile, verrebbe portata come argomento forte per non cambiare la legge per un bel po’ di anni.

Per quanto riguarda la Costituzione e la democrazia, in Trentino significa interrogarsi sugli effetti della legge elettorale e su cosa comporti il presidenzialismo in formato locale e se non sia il caso di rivederne i meccanismi, per salvaguardare il ruolo primario che deve avere il Consiglio provinciale.

In Trentino siamo entrati nella fase finale della legislatura ed è tempo di bilanci: la coalizione di centro-sinistra, proprio per come è nata, sulla base di un programma proposto dal candidato presidente e dunque senza un lavoro propriamente comune,  sin dalle prime battute si è mossa senza un progetto collegialmente costruito e condiviso, almeno nelle sue linee fondamentali e così, nonostante qualche tentativo di predisporre tavoli di discussione, si è arrivati sino ad oggi.

Uno sorta di stile “principesco” si è di fatto imposto, così come si è avuto modo di riscontrare sin dalla formazione della nuova giunta provinciale. Cosa certo legittima senza dubbio. È la legge stessa che spinge a comportamenti personalistici. Ma questo non significa che una coalizione non debba lavorare collegialmente, affrontando e risolvendo collegialmente i problemi invece di complicarli inutilmente. E difatti, ricordo, già in quel caso le reazioni non sono mancate, e lo scenario non è stato dei migliori.

Nel corso della legislatura lo stesso modo di procedere si è ripetuto poi con le varie nomine e con i vari provvedimenti: le ciliegine più amare sono state proprio la legge sull’istruzione appena richiamata e la riforma dell’Itea, la cui trasformazione in società per azioni, comporta  tra l’altro il rischio di aumento degli affitti agli inquilini. Certo, se posso togliermi qualche sassolino, non era per questo che avevamo dato la nostra  disponibilità al collegamento elettorale.

Se tutto ciò è avvenuto, non è stato per una sorta di destino cinico e baro, ma per come il tutto è stato congegnato a partire dalla legge elettorale e soprattutto per la debolezza della stessa Sinistra e non solo sul piano elettorale.

Ecco perché tanto più in Trentino, nell’alveo dell’Unione, senza mai cadere nell’illusione che i voli pindarici ci spostino di un sol palmo, c’è bisogno di una politica più di sinistra che, certo conscia dei reali rapporti di forza, sappia comunque piantare dei paletti, oltre i quali ci si snatura, dei paletti che si identifichino nella efficace difesa dello stato sociale, sapendo dire un no fermo alle misure che comportano una ridefinizione al ribasso dei diritti lasciatici in eredità dai lavoratori delle generazioni precedenti.

E c’è bisogno di una politica più di sinistra che sui delicatissimi temi dell’antifascismo, della difesa della nostra Costituzione e della pace, – e lo dico proprio in vista del 25 aprile – sappia essere pienamente conseguente nelle proprie scelte, richiamando anche le altre forze di sinistra ad essere tali, perché altrimenti si dà solo spazio al rito che annega nell’indistinto proprio tali valori fondamentali.

Per realizzarla, certo, questa politica più di sinistra è importante l’unità a Sinistra - un bene inestimabile - ma con estrema franchezza vorrei anche dire che la politica per una sinistra unita – che non significa certo unicità ed omologazione – non si improvvisa, pena l’illusorietà dell’unità fra le diverse anime presenti, pena l’astrattezza di programmi indefiniti, per non dire ambigui, che lasciano ampi spazi di manovra a chi ha poi in sorte la possibilità di interpretarli.

L’unità si costruisce, sulla base di un grande e reciproco rispetto, con una comune ricerca che sappia per tempo individuare obiettivi comuni e ben definiti da perseguire ben prima e ben oltre le scadenze elettorali.

E certo per realizzarla questa politica, noi siamo pienamente disposti sin d’ora ad offrire il nostro contributo all’interno della Sinistra locale e non solo.

Insomma, per tagliare corto, non siamo certo qui a rivendicare diritti di primogenitura, ma che almeno si riconosca quella che è la nostra linea politica: è dal 2001 che auspichiamo una Confederazione della Sinistra anche in Trentino, ma a partire dai contenuti e non come banale operazione elettorale che mostrerebbe subito un fiato assai corto. Una Confederazione della Sinistra che riconosca a tutti pari dignità e sappia riconoscere, valorizzare e non annegare le diversità, che coniughi, appunto, unità e diversità: è questa la sfida che noi, Comunisti Italiani del Trentino, ci impegniamo a lanciare.

Noi siamo disposti a lavorare insieme, anche in un “cantiere” della sinistra trentina – visto che ultimamente pare che piaccia questo termine – evocativo, ma elusivo – e noi certo non staremo a farne una questione di terminologia: l’importante è però che ciascuno anche in questa realtà rimanga se stesso e possa contribuirvi proprio per la propria diversità, l’importante è che si abbia effettivamente in mente di elaborare insieme un progetto comune, perché altrimenti – e mi si lasci concludere così – se è vero che nei cantieri è indispensabile l’uso della cazzuola è altresì vero che il semplice agitarla per aria non provoca che lievi e stantie folate d’aria che non hanno neanche il pregio della brezza.



I nuovi organismi dirigenti a livello regionale

Rassegna Stampa
"Confederazione a sinistra"
da"L'Adige"
del 23 aprile 2007

"Comunisti Italiani, Carlini in sella"
dal "Trentino"
del 23 aprile 200