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Care compagne e cari
compagni,
Care amiche e cari amici dell’Unione,
la mia relazione introduttiva cercherà di essere
alquanto snella, come del resto il nostro documento politico
[...], e toccherà tre punti: primo, una sorta di bilancio
in relazione alla situazione politico-organizzativa del nostro
partito in Trentino Alto Adige, secondo, un richiamo
all’impianto generale del nostro documento politico congressuale
e a ciò che lo permea, terzo, un abbozzo di analisi della
situazione politica regionale e soprattutto provinciale,
all’interno della quale individuare un percorso di agibilità
rispetto a quelli che, anche qui, in questo caso in Trentino,
non possono non considerarsi i punti fermi del nostro agire ed
essere Comunisti: un cimento questo non certo facile in
questa realtà, ma un cimento che possa costituire una bussola e
permetta di disegnare - anche in proiezione - quelle che sono le
linee di indirizzo politico a livello regionale dei Comunisti
Italiani del Trentino Alto Adige.
1.
Ed eccoci al Bilancio: il partito in Trentino
Alto Adige dal 2001 al 2007
Il 27, il 28 ed il 29 Aprile si svolgerà il IV
Congresso Nazionale del nostro a partito a Rimini, un
luogo simbolico, perché proprio lì noi torniamo e
da lì ripartiamo, proprio da lì misureremo i passi
compiuti e i tanti passi ancora da compiere nella
costruzione anche organizzativa di un Partito collocato con
forte carica innovativa nella scia della cultura e della pratica
politiche che hanno storicamente caratterizzato il Partito
comunista italiano: perché senza radici non vi è alcuna
prospettiva.
Questa fase congressuale – per inciso il nostro è
un congresso ordinario – è così anche l’occasione per fare una
sorta di bilancio e in termini organizzativi e in termini
politici del Partito in Trentino Alto Adige:
Con senso della misura, posso dire che ci
siamo e siamo cresciuti, dall’ultimo congresso del 2004 gli
iscritti in regione sono aumentati in modo considerevole, per di
più non si tratta, complessivamente, di un’adesione come dire
simpatetica, ma piena, consapevole anche del significato di
essere Comunisti proprio qui in una realtà così complessa come
quella del Trentino e dell’Alto Adige.
Tanto più – e sono sicuro che lo possono
riscontrare anche le altre forze politiche – non è semplice
andare controcorrente ed iscriversi ad un partito, in
un’epoca in cui si vorrebbe cancellarli, fonderli - più o meno a
freddo - o trasformali in semplici comitati elettorali. Eppure,
con nuovi compagni, ci stiamo radicando in diverse ambienti
sociali e lavorativi e non solo nelle aree in cui già eravamo
tradizionalmente presenti.
A riscontro di ciò – quale che sia il criterio
con cui venga letto e certo tenuto conto che si tratta comunque
di piccoli numeri – anche il risultato elettorale delle
politiche del 2006 costituisce un segnale importante: rispetto
ai risultati del 2001 abbiamo più che raddoppiato i consensi, a
livello regionale siamo arrivati all’1,1% (con circa settemila
voti) ed in Trentino abbiamo sfiorato l’1,5 con oltre 4.700
voti. Di là dalle cifre quello che colpisce è il fatto che in
oltre la metà dei Comuni come minimo abbiamo raddoppiato i voti
e che ai confini più a nord della nostra regione, per esempio a
Curon Venosta e a San Candido, ma anche in oltre venti Comuni
della Provincia di Bolzano il nostro simbolo, tra quelli con la
falce e il martello, sia stato individuato e il più votato e
non è un caso, ma il frutto di un lavoro politico, con
scelte di coerenza anche difficili da prendere e saper spiegare
che però hanno permesso di farci riconoscere: quelli sono i
Comunisti. Un bel passo, se ci pensiamo, ricordo solo per
inciso che quando ho iniziato a svolgere il mio incarico di
segretario, nel 2001, per molti eravamo il partito che non
c’è… e anche molti addetti all’informazione non avevano
contezza di chi fossimo.
Di là da tutto ciò, pur non mancando difficoltà
organizzative, e non di piccolo conto, il partito, piano piano,
è stato in grado di essere presente, con le sue idee e le sue
proposte, nei momenti più significativi delle lotte sociali e
politiche che hanno avuto modo di manifestarsi non solo nel
resto d’Italia, ma anche qui in Trentino Alto Adige per la
difesa dei diritti civili e sociali, e soprattutto, a livello
locale, il partito è stato in grado di farsi protagonista di
iniziativa politica, volta a cercare di mettere in risalto
quanto bisogno ci sia anche qui di Sinistra, una sinistra che
non si accartocci a gestire l’esistente e riscopra le ragioni
della propria identità nella difesa dei lavoratori e dei ceti
più deboli, che rischiano altrimenti di non trovare più alcuna
reale rappresentanza politica.
Detto questo, certo non ci illudiamo, grande è
ancora il divario tra quello che siamo e quello che vorremmo
essere e non per noi, ma per i temi che vorremmo affrontare, non
piccola è ancora la nostra attuale inadeguatezza rispetto
alle necessità dell’azione immediata che urge anche qui,
nell’isola altoatesina, a tutela dei diritti sociali,
dell’istruzione e del lavoro.
2.
Spunti sul documento politico
E ora arrivo al nostro documento politico per
svolgere solo alcune considerazioni in merito al suo impianto,
senza voler certo ingessare il dibattito che avrà luogo nel
corso dei nostri lavori congressuali
e anche perché il compagno Luigi molto meglio di
me saprà esprimerne la più profonda sostanza.
Gli assi cartesiani del nostro documento politico
sono evocati da due termini per noi inscindibili Unità e
diversità.
Unità. Una cifra, una bussola, - come viene detto
più volte – perché l’Unione è il primo e indispensabile
presupposto a garanzia e tutela della democrazia e dei diritti
dei lavoratori in Italia. Unità che abbiamo saputo
coerentemente praticare nei momenti più difficili della vita
politica del nostro Paese. Nessuno, dunque, può mettere in
dubbio la nostra vocazione unitaria, quando in gioco ci sono le
sorti del Paese e della democrazia e non quando invece diventi
un velo per nascondere a livello locale scelte di mera
gestione politica del sottogoverno.
Per noi comunisti, l’unità si declina
anche con la rivendicazione orgogliosa della nostra diversità,
la diversità comunista, perché per noi centrale è e rimane la
contraddizione capitale-lavoro e solo a partire da questa
consapevolezza è possibile impegnarsi per un’alternativa che
possa modificare concretamente “lo stato di cose presenti” e
dunque dare una prospettiva alla spinta ideale che ha indotto in
passato e induce anche le nuove generazioni a battersi per
cercare di cambiare il mondo, per affermare le idee di
giustizia ed eguaglianza, di democrazia e di riscatto sociale.
Ma la diversità è anche una sfida, è una
sfida che comporta anche la prova più difficile, quello di
cambiare profondamente il modo di fare politica, combattendo il
virus del personalismo e dell’opportunismo, che ha come veste
l’ammiccamento e l’accomodamento, comporta anche il saper fare
scelte di coerenza che non sempre possono essere capite subito,
ma che hanno il pregio di lasciare aperta una prospettiva
altrimenti irrimediabilmente perduta e non più credibile. E si
tratta di una sfida essenziale, perché se non riusciamo a
dimostrare che non è vero che i politici sono tutti uguali,
la Sinistra ha già perso.
Essenziale è dunque la Diversità, ma che lungo un
crinale non sempre facile rimanda all’unità – binomio
inscindibile – e all’unità della Sinistra, perché per ridare
centralità al lavoro e alla formazione, al lavoro e alla
scuola, e per difendere la nostra Costituzione e la democrazia,
dato che il tema dell’eguaglianza sociale è intrinsecamente
connesso con quello della consapevolezza dei propri diritti e
della democrazia politica [a proposito questi tre temi sono
quelli portanti del nostro documento politico] è necessaria una
più incisiva presenza della Sinistra all’interno dell’Unione.
Il Partito democratico va però esattamente nella
direzione opposta. Esso, inevitabilmente, sposterà il baricentro
della nostra coalizione su un versante ancor più moderato.
L’egemonia, in esso, sarà – al di là delle intenzioni – della
parte più conservatrice. E la sinistra in Italia, che fine
farebbe ? Cari compagni dei DS, un conto è essere alleati dei
moderati, altro conto è farci un partito insieme.
Noi non ci rassegniamo alla deriva moderata. E
rinnoviamo a tutti i partiti della Sinistra, senza lacerarci
ulteriormente in divisioni e rancori, la nostra proposta di
cimentarsi in un processo di unità. È la nostra proposta da
anni. Ma da anni inascoltata: quella della confederazione della
sinistra.
Noi ci siamo, senza pigrizia intellettuale, siamo
pronti a metterci in gioco rispetto a questo “cimento ulteriore”
che ci attende e allora il tema vero non è quello
dell’estensione del campo delle forze che possono essere
coinvolte, che sia il più vasto e più aperto, ma è quello delle
“regole del gioco” (mi si passi l’espressione) e dei limiti di
questo gioco, perché come già diceva un grande filosofo la
validità di un processo, di un progetto in fieri sta proprio
nell’individuarne i limiti di validità, altrimenti il “gioco” si
farebbe altro e per noi – cari amici della Sinistra – i limiti
di validità del nostro cimento ulteriore stanno nel fatto che
l’unità non potrà mai significare l’offuscamento della nostra
diversità, perché l’unità non significa omologazione e l’unità
non si può fare che tra diversi, altrimenti è unicità che a noi
non interessa, la nostra linfa, e non per noi stessi, è
l’identità comunista che non può andare dispersa.
3. Situazione
politica in Trentino
Passando ora alla situazione locale e più
propriamente del Trentino, vorrei ripartire proprio dai
contenuti portanti del nostro documento politico congressuale e
cioè centralità del lavoro, formazione e democrazia, per dire
che anche in Trentino Alto Adige, che anche in Trentino c’è
bisogno di Sinistra, anche in queste terre c’è l’esigenza di
una politica più di sinistra e di unità della Sinistra,
proprio per far pesare di più questi temi.
Solo qualche spunto
per dire che in questa terra il tema del lavoro si traduce nella
ricerca di una piena e “buona” occupazione, che prima di tutto
cancelli la precarietà del lavoro: e questo significa adottare
anche in Trentino una interpretazione non restrittiva della
finanziaria 2007, laddove si parla di stabilizzazione dei
precari nell’ambito pubblico impiego, per lanciare un primo
grande segnale in controtendenza. E laddove sia necessario si
adeguino pertanto gli strumenti legislativi della nostra
provincia autonoma, cosa che chiederemo espressamente al
presidente Dellai, non appena avremo l’opportunità di
incontrarlo.
Per quanto riguarda la riforma del sistema
educativo provinciale di istruzione e di formazione, quanto
approvato l’estate scorsa, a scuole chiuse, non ci pare si sia
tradotto in un progetto di riordino complessivo, tale da aver
superato l’impianto, la terminologia e l’ambiguità che ha
caratterizzato la legislazione della cosiddetta riforma Moratti.
Anche per lanciare un segnale sulla necessità di ripensare tale
progetto, visto che il dado ormai è stato tratto, sosterremo il
referendum che propone l’abrogazione di alcune disposizioni
della legge provinciale. Ciò anche se non ci nascondiamo le
perplessità per l’uso di un tale strumento: se è vero infatti
che la campagna referendaria permetterà di riaprire il dibattito
sulla scuola in Trentino è altresì vero l’eventuale sconfitta,
non scontata ma non improbabile, verrebbe portata come argomento
forte per non cambiare la legge per un bel po’ di anni.
Per quanto riguarda la Costituzione e la
democrazia, in Trentino significa interrogarsi sugli effetti
della legge elettorale e su cosa comporti il presidenzialismo in
formato locale e se non sia il caso di rivederne i meccanismi,
per salvaguardare il ruolo primario che deve avere il Consiglio
provinciale.
In Trentino siamo entrati nella fase finale della
legislatura ed è tempo di bilanci: la coalizione di
centro-sinistra, proprio per come è nata, sulla base di un
programma proposto dal candidato presidente e dunque senza un
lavoro propriamente comune, sin dalle prime battute si è mossa
senza un progetto collegialmente costruito e condiviso, almeno
nelle sue linee fondamentali e così, nonostante qualche
tentativo di predisporre tavoli di discussione, si è arrivati
sino ad oggi.
Uno sorta di stile “principesco” si è di fatto
imposto, così come si è avuto modo di riscontrare sin dalla
formazione della nuova giunta provinciale. Cosa certo legittima
senza dubbio. È la legge stessa che spinge a comportamenti
personalistici. Ma questo non significa che una coalizione non
debba lavorare collegialmente, affrontando e risolvendo
collegialmente i problemi invece di complicarli inutilmente. E
difatti, ricordo, già in quel caso le reazioni non sono mancate,
e lo scenario non è stato dei migliori.
Nel corso della legislatura lo stesso modo di
procedere si è ripetuto poi con le varie nomine e con i vari
provvedimenti: le ciliegine più amare sono state proprio la
legge sull’istruzione appena richiamata e la riforma dell’Itea,
la cui trasformazione in società per
azioni, comporta tra l’altro
il rischio di aumento degli affitti agli inquilini. Certo, se
posso togliermi qualche sassolino, non era per questo che
avevamo dato la nostra disponibilità al collegamento
elettorale.
Se tutto ciò è avvenuto, non è stato per una
sorta di destino cinico e baro, ma per come il tutto è stato
congegnato a partire dalla legge elettorale e soprattutto per la
debolezza della stessa Sinistra e non solo sul piano elettorale.
Ecco perché tanto più in Trentino, nell’alveo
dell’Unione, senza mai cadere nell’illusione che i voli
pindarici ci spostino di un sol palmo, c’è bisogno di una
politica più di sinistra che, certo conscia dei reali rapporti
di forza, sappia comunque piantare dei paletti, oltre i quali
ci si snatura, dei paletti che si identifichino nella
efficace difesa dello stato sociale, sapendo dire
un no fermo alle misure che comportano una ridefinizione
al ribasso dei diritti lasciatici in eredità dai lavoratori
delle generazioni precedenti.
E c’è bisogno di una politica più di sinistra che
sui delicatissimi temi dell’antifascismo, della difesa della
nostra Costituzione e della pace, – e lo dico proprio in
vista del 25 aprile – sappia essere pienamente conseguente
nelle proprie scelte, richiamando anche le altre forze di
sinistra ad essere tali, perché altrimenti si dà solo spazio al
rito che annega nell’indistinto proprio tali valori
fondamentali.
Per realizzarla, certo, questa politica più di
sinistra è importante l’unità a Sinistra - un bene inestimabile
- ma con estrema franchezza vorrei anche dire che la politica
per una sinistra unita – che non significa certo unicità ed
omologazione – non si improvvisa, pena l’illusorietà
dell’unità fra le diverse anime
presenti, pena l’astrattezza di programmi indefiniti, per non
dire ambigui, che lasciano ampi spazi di manovra a chi ha poi in
sorte la possibilità di interpretarli.
L’unità si costruisce, sulla base di un grande e
reciproco rispetto, con una comune ricerca che sappia per tempo
individuare obiettivi comuni e ben definiti da perseguire ben
prima e ben oltre le scadenze elettorali.
E certo per realizzarla questa politica, noi
siamo pienamente disposti sin d’ora ad offrire il nostro
contributo all’interno della Sinistra locale e non solo.
Insomma, per tagliare corto, non siamo certo qui
a rivendicare diritti di primogenitura, ma che almeno si
riconosca quella che è la nostra linea politica: è dal 2001 che
auspichiamo una Confederazione della Sinistra anche in
Trentino, ma a partire dai contenuti e non come banale
operazione elettorale che mostrerebbe subito un fiato assai
corto. Una Confederazione della Sinistra che riconosca a
tutti pari dignità e sappia riconoscere, valorizzare e non
annegare le diversità, che coniughi, appunto, unità e diversità:
è questa la sfida che noi, Comunisti Italiani del Trentino, ci
impegniamo a lanciare.
Noi siamo disposti a lavorare insieme, anche
in un “cantiere” della sinistra trentina
– visto che ultimamente pare che piaccia questo termine –
evocativo, ma elusivo – e noi certo non staremo a farne una
questione di terminologia: l’importante è però che ciascuno
anche in questa realtà rimanga se stesso e possa contribuirvi
proprio per la propria diversità, l’importante è che si abbia
effettivamente in mente di elaborare insieme un progetto comune,
perché altrimenti – e mi si lasci concludere così – se è vero
che nei cantieri è indispensabile l’uso della cazzuola è altresì
vero che il semplice agitarla per aria non provoca che lievi e
stantie folate d’aria che non hanno neanche il pregio della
brezza. |