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BOLZANO — Forse è ancora troppo presto per dire che tra
Rifondazione e Comunisti italiani è tutto rose e fiori, certo è
che dopo anni di tensioni e polemiche violentissime si è tornati
a parlare di unità. Non del giornale diretto da Furio Colombo ma
di unità d’intenti, di contenuti e di programmi. E soprattutto
di creare un soggetto politico, o meglio una confederazione, che
unisca tutte le forze di sinistra che non si riconoscono nel
partito democratico. In questo senso il messaggio emerso
dall’assemblea dei Comunisti italiani è chiaro. Il segretario
nazionale Oliviero Diliberto e quello regionale Carlo Carlini lo
hanno detto e ridetto: «È giunta l’ora di riunire la sinistra,
altrimenti si rischia di essere spazzati via». Un’apertura colta
al balzo dal segretario del Prc, Fabio Visentin che rilancia:
«Mettiamoci tutti in gioco e parliamo di programmi. Ma
soprattutto coinvolgiamo i movimenti e la società civile, questo
non è un processo che può essere gestito dall’alto». Dopo aver
disertato l’assemblea del Pdci in polemica con il segretario
Carlini, anche la sinistra Ds smorza i toni e tende la mano al
resto della sinistra. Roberto Schiavo, delegato del correntone
propone di «sedersi attorno ad un tavolo per discutere di
politiche economiche, sociali, ambientali, di diritti, del
rinnovamento della politica e della lotta per la giustizia».
C’è chi lo chiama tavolo, chi cantiere e chi
confederazione. Sta di fatto che dopo anni la sinistra radicale
è tornata a parlare la stessa lingua. «Purtroppo — ricorda
Diliberto — unire la sinistra non è mai stato facile e non lo
sarà nemmeno questa volta. L’assenza della sinistra Ds alla
nostra assemblea ne è la dimostrazione». Pur avendo ben presenti
le difficoltà connesse a questo progetto, Diliberto è convinto
che «rimettere insieme i cocci della sinistra sia una proposta
dettata dal buon senso» e che «se c’è la volontà politica
bastano quindici giorni». «Le condizioni — continua — ci sono
tutte. Sono sei anni che Verdi, Pdci e Rifondazione votano
insieme in Parlamento». L’idea di creare un nuovo partito che
unisca le varie anime della sinistra radicale però non convince
il segretario del Pdci che avverte: «non è stato possibile in
passato e non credo lo sia nemmeno oggi. Piuttosto lavoriamo per
una confederazione in cui ognuno mantenga la sua identità». Un
processo che deve avvenire tanto a livello nazionale quanto a
livello locale. «Ma saranno i nostri iscritti altoatesini a
decidere» ha detto chiaramente Dillberto ribadendo la sua
fiducia nelle scelte, anche quelle passate, operate dal
segretario provinciale. Compresa quella di correre da soli alle
provinciali e alle comunali. Carlini, dal canto suo, usa toni
concilianti e rilancia «il cantiere della sinistra» in vista
delle provinciali. «Però — avverte — bisogna anche rinnovare
gli uomini. Non ci possono essere volti buoni per tutte le
stagioni».
Nel
suo intervento Diliberto ha anche affrontato temi nazionali come
l’invadenza della Chiesa nella politica nazionale, l’arroganza
degli Stati Uniti che non hanno digerito la svolta in politica
estera operata dal governo Prodi e le pressioni fatte da
Confìndustria per mantenere la legge 30. Il segretario del Pdci
ha difeso a spada tratta Prodi definito «ultimo baluardo contro
l’Italia delle schifezze berlusconiane». Ampio spazio anche al
tema del lavoro e del precariato, specialmente a quello dei
giovani vera e propria piaga dell’Italia di oggi. |