Unità cercasi

Il PD libera spazi politici a Sinistra

 

di Giampiero Cazzato

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 6 aprile 2007

 

Oliviero Diliberto non sta a Roma per più di due giorni di seguito. I congressi locali del Pdci lo portano a girare in lungo e in largo per l’Italia. Il fine settimana lo ha passato tra Genova e Torino. Stanchezza tanta ma anche la soddisfazione di rivedere tanti e tanti compagni della periferia. Un’occasione ghiotta per sentire il polso del partito. Lo incontriamo a Torino dove ha toccato con mano l’autorevolezza che i comunisti si sono conquistati sul campo nelle battaglie politiche e sociali. Partito di lotta e di governo: sotto la Mole come a Roma, nelle aule parlamentari. In un equilibrio difficile ma necessario tra i due termini, «un crinale lungo il quale muoversi cercando di non cascare né da una parte né dall’altra». Perché, spiega, «anche le istituzioni, non solo le fabbriche, sono il luogo del conflitto». Da lì si può lottare ed incidere. Si può parlare al paese, «cercando di tenere insieme l’elemento dell’unità e quello della diversità». Una linea di azione che vale tanto per la politica estera quanto per le vicende italiane. E allora di fronte alla scarsa iniziativa, al disinteresse del governo per la liberazione dell’interprete e del mediatore di Emergency che hanno consentito la liberazione di Mastrogiacomo Diliberto usa parole forti: «Le vite umane non sono diverse a seconda dell’etnia. Il governo italiano chieda al governo Karzai, quello in nome del quale sta in Afghanistan, il rilascio immediato del mediatore afgano, perché altrimenti saremmo uguali a quelli che diciamo di voler combattere».

E allora se Montezemolo a nome di Confindustria chiede che il “tesoretto”, le maggiori entrate fiscali, non vada disperso in «rivoli», che tradotto vuol dire datelo tutto a noi, ai padroni, il segretario dei Comunisti italiani ribatte secco che no, che gli industriali «hanno avuto già abbastanza con la Finanziaria, 5,5 miliardi di euro di cuneo fiscale e altri 7,7 attraverso il fondo per la competitività. Ora tocca ad altri».

Ora tocca al lavoro, giusto?

Siamo al governo da circa un anno ed è tempo non solo di risanare, ora si tratta di spendere. Quei soldi in più non possono servire per l’ulteriore diminuzione del debito. È il tempo di alzare le pensioni minime, di pensare ai salari. Io chiedo al governo una nuova fase che rimetta l’esecutivo in sintonia con un elettorato oggi sfiduciato e stanco. Propongo a Prodi due missioni: primo, una lotta vera alle ingiustizie sociali e nel contempo ai privilegi, quei privilegi che, solo per fare un esempio, permettono a manager mediocri quando non incapaci di guadagnare decine di milioni di euro; secondo, un investimento massiccio sulla scuola, l’università, il sapere. Non stiamo chiedendo il passaggio dei mezzi di produzione dai capitalisti ai lavoratori, stiamo avanzando proposte riformiste.

Sembra ormai che la parola riformismo altro non sia che un sinonimo di moderatismo. Eppure c’è stato un tempo in cui non era così...

Un altro centrosinistra tanti anni fa fece due riforme di questo tipo. La prima è quella della scuola media unificata nei primi anni 60, la seconda è lo statuto dei lavoratori nel 1970. In Italia è tempo di chiarire un equivoco linguistico. Noi veniamo dipinti come sinistra “radicale” ed è una cosa che mi fa imbestialire. Gli altri sono o “riformisti” o sinistra di “governo”. Questa mistificazione linguistica è passata nel senso comune e noi dobbiamo ribaltarla. Noi, che siamo comunisti, la sfida delle riforme l’accettiamo. Da che mondo è mondo riformista è colui che ricerca di estendere i diritti non certo chi dice sempre sì ai padroni, quello non è riformismo, è conservazione.

E in questo paese i conservatori spesso si svelano per veri reazionari.

È l’analisi togliattiana della società italiana, sviluppata nel dibattito con Croce. Al filosofo, che considera il ventennio fascista una parentesi nella naturale evoluzione dell’Italia verso la libertà, Togliatti risponde che la società italiana ha storicamente pulsioni autoritarie e conservatrici. Quando la borghesia nostrana vede minacciati i propri interessi materiali, la “roba” avrebbe detto Verga, non esita un momento a barattare la democrazia. Queste pulsioni le abbiamo viste all’opera recentemente. I poteri forti, Confindustria, Stati Uniti e Vaticano, hanno sferrato un attacco formidabile al governo Prodi. Altro che Rossi e Turigliatto! I registi erano altri, in Senato erano rappresentati da Pininfarina, Cossiga e Andreotti. Volevano far cadere il governo e liberarsi così dei comunisti. L’esecutivo Prodi, in questo momento storico, negli attuali rapporti di forza, è dal punto di vista dei comunisti il più avanzato possibile. Se Prodi dovesse cadere qualunque soluzione sarebbe peggio. Su questo non ho dubbi.

Segretario la nascita del partito democratico rappresenta un vero e proprio terremoto politico. Cosa significa questo evento per la sinistra e per il paese?

Rappresenta la fine di un travaglio durato la bellezza di 16 anni, dal 1991, anno di scioglimento del Pci. Ed è un travaglio che non possiamo banalizzare dicendo che era tutto scritto nella Bolognina. Non è così. La svolta della Bolognina, che pure noi abbiamo rifiutato, non prevedeva la fuoriuscita dalla sinistra, ma la costruzione di una formazione socialista. Insomma l’esito non era affatto scontato ed è il peggiore possibile. Il partito democratico lo considero un errore storico, ma paradossalmente è anche la fine di un equivoco. Mi spiego: per larghi strati popolari il Pds e poi i Ds altro non erano che la prosecuzione del Pci con altro nome. Ebbene con il Pd l’equivoco finisce perché nel momento in cui la leadership, i gruppi dirigenti, gli orientamenti, l’egemonia culturale di quella formazione non sarà più dei dirigenti che vengono dalla storia comunista ma, inevitabilmente, il timone sarà saldamente in mano da chi proviene dal fronte moderato, molti militanti ed elettori Ds prenderanno atto che non vi è più nessuna continuità con il passato. La nascita del Pd libera energie a sinistra, apre spazi, non geometrici ma politici. Libera un terreno di scontro politico che ha questo titolo: consentire che la sinistra continui ad esistere in Italia. Il tema dunque è capire se la sinistra ha la possibilità e la capacità di rimettersi insieme per contare di più. Perché una cosa è certa: c’è chi lavora per scaricare la sinistra. Massimo D’Alema ha sostenuto alcune settimane fa che c’è una sinistra che non serve. Ma bada, lui non pensava di certo a Rossi e Turigliatto, bensì a Diliberto e Giordano. L’obiettivo dei poteri forti, di Confindustria, Vaticano e Stati Uniti – gli stessi registi dell’operazione che ha portato alla crisi di governo - è quello di espungere la sinistra e di sostituirci con i centristi. Oggi non lo possono fare perché non ci sono i numeri e l’Udc di Casini non basta. È il caso di dire che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, in questo caso i numeri.

Insomma se non vuole condannarsi all’ininfluenza la sinistra deve provare ad unirsi. Sul fatto che si debba unire dicono tutti di sì, i problemi nascono però quando si passa a parlare del come.

Analizziamo brevemente le forze in campo. Rifondazione è divisa e non ha un’unica opinione. Per la prima volta da anni Bertinotti ha aperto, parlando della famosa “massa critica”. Ma dentro il Prc Giordano ha chiuso, e ha chiuso con un’argomentazione che giudico molto bizzarra, che è la classica argomentazione di chi non può dire no, ma è come se lo dicesse. Dice Giordano che l’unità va bene, ma deve essere l’unità che parte dal basso, non può essere l’unità dall’alto. A parte il fatto che sono anni che in tutte le occasioni possibili il nostro popolo ci chiede l’unità, voglio sottolineare che nella storia del mondo l’unità la fanno i gruppi dirigenti, se sono davvero tali. Se sanno cioè interpretare e dare forma e sostanza alle richieste del proprio elettorato.

A volte il meglio è nemico del bene. Si parla di partito unico della sinistra che non è, oggi, nell’ordine delle cose. Non sarebbe meglio fare quel che si può? Insomma il tema della confederazione ha delle possibilità?

È quello più logico, più razionale, più rispettoso della storia e dell’autonomia dei vari soggetti della sinistra. Ed è la proposta che continuiamo a portare avanti in maniera lineare e trasparente. È evidente che se l’operazione unità a sinistra dovesse essere la costruzione di un partito che si chiama socialista non ci staremo. Noi parliamo di confederazione perché siamo convinti che le differenze del Novecento non si possono cancellare. L’unità socialista a noi non interessa, né oggi né mai. Ma se i diversi soggetti della sinistra, i comunisti, i socialisti, gli ambientalisti, accettassero l’idea di un contenitore più ampio in cui si parla di lavoro e di sinistra, un contenitore in cui si mette il tema della contraddizione capitale-lavoro come tema unificante, ebbene noi dobbiamo assolutamente starci ed essere protagonisti. Tutti insieme, ciascuno restando quello che è. Non mi basta sventolare la bandiera rossa. Voglio portare a casa i risultati. Per i lavoratori di questo paese.

A proposito del rosso. Da questo numero il settimanale sarà full color. Facci gli auguri.

Il giornale è già molto bello e ben fatto. Sarà tanto più bello perchè farà risaltare il colore delle nostre bandiere.



DiSsolvenza
Quale opportuna chiarificazione ?
di Nino Frosini
da "La Rinascita della Sinistra"

Intervista a Diliberto

Unità, se non ora quando ?
di Maurizio Musolino
da "La Rinascita della Sinistra"

Su governo e conflitto: l’azione dei comunisti dopo la crisi del 21 febbraio
di Marco Rizzo
da "La Rinascita della Sinistra"

In difesa della democrazia
di Raffaella Angelino
da "La Rinascita della Sinistra"

Vaticano, Usa, Confindustria: i tre “poteri contro”
di Pino Sgobio
da "La Rinascita della Sinistra"

Il partito democratico?
Una vera iattura per la sinistra italiana

di Pino Sgobio
da "La Rinascita della Sinistra"

INCONTRI A SINISTRA
"La sfida ambiziosa"
di Oliviero Diliberto
da "La Rinascita della Sinistra"

DILIBERTO a Trento e a Bolzano: L'UNIONE di fronte alle attese
"No alle tentazioni neocentriste"
dall' "Alto Adige"
dell'8 luglio 2006


Diliberto boccia il partito democratico
da"L'Adige"
dell'8 luglio 2006


Per la confederazione delle forze della Sinistra
L'appello del Pdci
Ufficio stampa