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Sarà dunque proprio vero che la strada per
l’inferno è lastricata di buone intenzioni? Già, perché è lì che
finiremo, secondo Benedetto decimosesto, se continueremo a
sostenere quel diabolico disegno di “regolarizzazione” delle
unioni di fatto, dato – appunto – di fatto della realtà sociale
italiana, nonché mondiale.
La prima entrata in scena del neo-presidente
della Cei non riserva grandi sorprese: il no ai Dico è totale,
il disegno di legge in materia di “Diritti e doveri delle
persone unite in convivenze stabili” viene definito
«inaccettabile e dannoso», per di più «pericoloso sul piano
sociale ed educativo». L’era Bagnasco si apre senza riferimenti
diretti alla politica (quello sui Dico, assicura l’arcivescovo,
è un giudizio «eminentemente pastorale») e tuttavia fa propria
quell’intransigenza racchiusa nel pronunciamento papale secondo
cui «nessuna legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma
scritta dal creatore».
Eminenza, siamo al punto di partenza. Allo
sbarramento, all’intransigenza, alla scomunica, a una moral
suasion dagli effetti devastanti che si ciba dei pregiudizi,
dei rigurgiti di intolleranza e omofobia di cui si fanno
portatori i gruppi dell’estrema destra (a proposito, un
consigliere lombardo di An solo pochi giorni fa ha dichiarato
che «sui gay bisognerebbe utilizzare il napalm»). Intanto, nella
provincia italiana, le violenze sugli omosessuali si
moltiplicano. Basterà mandare i violenti all’inferno? |