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Mentre scriviamo la crisi non è ancora del tutto
risolta. Prodi è stato rinviato alla Camere dal presidente della
Repubblica e dovrà verificare se esiste una maggioranza
parlamentare intorno al governo. Nell’attesa che tutto si
concluda per il meglio, alcune riflessioni.
Questa crisi può insegnare molto per il futuro.
Abbiamo capito che questo governo dà fastidio ai “poteri forti”
che, con un governo debole, vorrebbero mantenere saldo il loro
status di “deus ex machina” di qualsiasi riforma sociale,
economica o politico-istituzionale in campo. E’ un insieme di
poteri formalmente extra-istituzionali ma, di fatto, ben
ancorati a una visione strategica che trova in alcuni settori
dello Stato ben individuabili emissari e avamposti. Non è stata
una crisi “casuale”, non è stato semplicemente un lavorio cinico
e sotterraneo, come spesso viene immaginato il lavoro svolto da
tali forze. Un tempo si diceva “forze occulte”. Ma quali
“occulte”! Le forze in campo contro il governo Prodi, con il più
classico dei colpi di teatro, hanno scelto di giocare a carte
scoperte, e con lucida abilità e scaltrezza politica hanno,
tramite i senatori a vita Andreotti, Pininfarina e Cossiga,
lanciato un secco e determinato aut aut al governo: o fate come
vi diciamo noi o non se ne fa niente.
Questo messaggio, purtroppo, ha trovato
inaspettata “amplificazione” nella sciagurata decisione di due
senatori, eletti un anno fa nelle file della sinistra, di
astenersi anch’essi al momento del voto. Ecco il punto chiave,
dunque: non è soltanto grazie all’infantile, irresponsabile e
ingenuo estremismo di Turigliatto e Rossi che dobbiamo
addebitare l’apertura della crisi, ma a un inedito e
preoccupante mix “antigovernativo” riassumibile nel
“triumvirato” Vaticano-Usa-Confindustria. Del resto erano mesi
che questi tre poteri continuavano a lanciare minacciosi anatemi
a Prodi e alla maggioranza. Inoltre, è pur vero che i problemi
di tenuta numerica della coalizione di centrosinistra al Senato
non sono mai venuti dalla cosiddetta “sinistra radicale”, bensì
dal versante “moderato” della coalizione, o meglio da pezzi di
quell’area. Ma questo non è il momento delle recriminazioni e
delle reciproche accuse. Oggi Prodi ha il sostegno unanime e
convinto di tutte le forze dell’Unione.
Da questa crisi, inoltre, viene fuori una
considerazione di fondo: oltre il governo dell’Unione c’è solo
Berlusconi. Oltre il governo dell’Unione, che rappresenta la più
avanzata alleanza possibile, non c’è altra alternativa
realizzabile. Non ci sono larghe intese. Non ci sono grandi
alleanze, inciuci o pasticci che tengano. Archiviata questa
crisi, come si spera, l’unità sarà la vera sfida per la
coalizione. Meno critiche tra alleati, più collegialità nelle
scelte e più unità di intenti: devono essere queste le
direttrici lungo cui muoversi. I fautori del Partito democratico
capiscano una volta per tutte che da soli non possono governare,
e noi a sinistra, insieme con Rifondazione, Verdi e Correntone
Ds, sforziamoci di giungere a un momento alto e qualificato
della nostra azione: diamo vita a una Confederazione della
sinistra, fissiamoci un obiettivo di azione politica. Un
obiettivo che non merita altri errori, che non concederà altre
giustificazioni di sorta e che, soprattutto, non perdonerà altri
e infantili atteggiamenti di presunzione.
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