Avanti con Prodi

Vaticano, Usa, Confindustria:
i tre “poteri contro”

 

di Pino Sgobio

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 2 marzo 2007


           

            Mentre scriviamo la crisi non è ancora del tutto risolta. Prodi è stato rinviato alla Camere dal presidente della Repubblica e dovrà verificare se esiste una maggioranza parlamentare intorno al governo. Nell’attesa che tutto si concluda per il meglio, alcune riflessioni.

Questa crisi può insegnare molto per il futuro. Abbiamo capito che questo governo dà fastidio ai “poteri forti” che, con un governo debole, vorrebbero mantenere saldo il loro status di “deus ex machina” di qualsiasi riforma sociale, economica o politico-istituzionale in campo. E’ un insieme di poteri formalmente extra-istituzionali ma, di fatto, ben ancorati a una visione strategica che trova in alcuni settori dello Stato ben individuabili emissari e avamposti. Non è stata una crisi “casuale”, non è stato semplicemente un lavorio cinico e sotterraneo, come spesso viene immaginato il lavoro svolto da tali forze. Un tempo si diceva “forze occulte”. Ma quali “occulte”! Le forze in campo contro il governo Prodi, con il più classico dei colpi di teatro, hanno scelto di giocare a carte scoperte, e con lucida abilità e scaltrezza politica hanno, tramite i senatori a vita Andreotti, Pininfarina e Cossiga, lanciato un secco e determinato aut aut al governo: o fate come vi diciamo noi o non se ne fa niente.

Questo messaggio, purtroppo, ha trovato inaspettata “amplificazione” nella sciagurata decisione di due senatori, eletti un anno fa nelle file della sinistra, di astenersi anch’essi al momento del voto. Ecco il punto chiave, dunque: non è soltanto grazie all’infantile, irresponsabile e ingenuo estremismo di Turigliatto e Rossi che dobbiamo addebitare l’apertura della crisi, ma a un inedito e preoccupante mix “antigovernativo” riassumibile nel “triumvirato” Vaticano-Usa-Confindustria. Del resto erano mesi che questi tre poteri continuavano a lanciare minacciosi anatemi a Prodi e alla maggioranza. Inoltre, è pur vero che i problemi di tenuta numerica della coalizione di centrosinistra al Senato non sono mai venuti dalla cosiddetta “sinistra radicale”, bensì dal versante “moderato” della coalizione, o meglio da pezzi di quell’area. Ma questo non è il momento delle recriminazioni e delle reciproche accuse. Oggi Prodi ha il sostegno unanime e convinto di tutte le forze dell’Unione.

Da questa crisi, inoltre, viene fuori una considerazione di fondo: oltre il governo dell’Unione c’è solo Berlusconi. Oltre il governo dell’Unione, che rappresenta la più avanzata alleanza possibile, non c’è altra alternativa realizzabile. Non ci sono larghe intese. Non ci sono grandi alleanze, inciuci o pasticci che tengano. Archiviata questa crisi, come si spera, l’unità sarà la vera sfida per la coalizione. Meno critiche tra alleati, più collegialità nelle scelte e più unità di intenti: devono essere queste le direttrici lungo cui muoversi. I fautori del Partito democratico capiscano una volta per tutte che da soli non possono governare, e noi a sinistra, insieme con Rifondazione, Verdi e Correntone Ds, sforziamoci di giungere a un momento alto e qualificato della nostra azione: diamo vita a una Confederazione della sinistra, fissiamoci un obiettivo di azione politica. Un obiettivo che non merita altri errori, che non concederà altre giustificazioni di sorta e che, soprattutto, non perdonerà altri e infantili atteggiamenti di presunzione.



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