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Quello che si apre è per l’Italia un anno,
l’ennesimo, difficile. I recentissimi aumenti, a partire da
quelli delle ferrovie, e una finanziaria ancora insufficiente
sul piano della redistribuzione dei redditi consegnano infatti
al 2007 del tutto intatto il problema salariale, ovvero di come
arrivare alla fine del mese. Le ultime settimane del 2006 hanno
registrato un importante passo in avanti nella lotta alla
precarietà del lavoro: l’impegno del governo di regolarizzare a
tempo indeterminato le migliaia di lavoratori pubblici
rappresenta una svolta rispetto agli ultimi due decenni, ma la
conquista è tutta da consolidare. Le resistenze saranno
fortissime, perché dare al lavoro sicurezza e stabilità è la
premessa per ridare ai lavoratori quella dignità che, sola, può
portare a conquistare diritti e salario dignitosi. È chiaro che
Confindustria farà sentire tutta la sua forza. Per questo la
coalizione di governo dovrà dare segnali precisi, chiari e
inequivocabili, tali da ricostruire nel Paese quella fiducia che
i sondaggi degli ultimi mesi danno per logorata. Il contrario di
attacchi al welfare e alle pensioni paventati da qualcuno. La
difesa del lavoro e dei diritti non può che essere al centro del
programma di un governo di centrosinistra.
Ma l’anno che si apre sarà caratterizzato anche
da una probabile – ennesima, anche questa - rivoluzione del
quadro politico. Sia nello schieramento di centrosinistra che in
quello di centrodestra i fermenti sono molti. Da una parte a
catalizzare l’attenzione delle prossime settimane sarà il
percorso verso la nascita del Partito Democratico, voluto e
temuto dai Ds e dalla Margherita; dall’altra c’è la crisi di
leadership di Berlusconi e il progetto di grande centro che oggi
vede protagonisti Mastella e Casini su tutti. A sinistra la
nascita di una forza moderata, come il Pd, lascerebbe nella
storia italiana un grande vuoto. Dopo i decenni del grande
Partito comunista italiano e gli anni in cui una forza vagamente
socialdemocratica (il Pds prima, i Ds dopo) ha cercato di
mettere radici, l’Italia vedrebbe venir meno la presenza di un
forte partito di ispirazione socialista e comunista.
Una sciagura, soprattutto per la difesa di quei
diritti del mondo del lavoro e del welfare cui sopra abbiamo
brevemente accennato.
Per queste ragioni quanto accade all’interno dei
Ds non può, e non deve, lasciarci estranei. Il travaglio del
Partito di Fassino e D’Alema obbliga la sinistra a scelte
coraggiose, ad una assunzione di responsabilità. Impone a tutti
i partiti che oggi compongono il variegato universo di questo
schieramento, a volte frammentato, spesso litigioso, uno sforzo
per dare risposte all’esigenza di unità manifestata in questi
anni ripetutamente dai tanti cittadini, orfani di quello che il
Pci ha rappresentato. Milioni di uomini e di donne che non hanno
scelto di schierarsi né con questo né con quello decidendo
semplicemente di allontanarsi dalla politica. Il 2007 può e deve
rappresentare per questa gente una inversione storica di
tendenza. Può e deve essere l’anno che vede la sinistra del
nostro Paese lasciarsi alle spalle sterili personalismi, spesso
carichi di rancore, per avviare un processo reale di unità.
Detto questo, non bisogna chiudere gli occhi
davanti alle difficoltà. Questi decenni hanno segnato le vite
politiche di molti di noi e rimettere insieme questi cocci non
sarà né facile né semplice. Da qui l’estrema attualità della
proposta dei Comunisti italiani, la Confederazione, che dovrà
essere rilanciata con forza al congresso che si terrà nella
prossima primavera. Una Confederazione come atto di estrema
generosità politica, strumento per gettarci alle spalle egoismi
e rendite di posizione. Una Confederazione che sappia preservare
le caratteristiche di tutti, che sappia rispettare tutti, ma
nello stesso tempo segnare la volontà di ricomposizione, di
unità, appunto. Una Confederazione che sia cosa ben diversa dal
tentativo di “inglobare” dentro Rifondazione, attraverso il
partito della Sinistra Europea, pezzi di apparato politico a
volte autoreferenziali altre disorientati e confusi.
Una grande scommessa, questa, che risponde anche
all’appello del capo dello Stato di riscoperta del valore della
politica. Un valore che va recuperato ricreando quelle
condizioni di militanza e di impegno, ben diverse da chi
prospetta semplici alchimie elettorali che hanno dimostrato, in
questi anni che ci siamo lasciati alle spalle, di essere fra le
principali cause di quel distacco denunciato da Giorgio
Napolitano. |