In prospettiva

Un 2007 impegnativo
 

di Maurizio Musolino

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 5 gennaio 2007

 

Quello che si apre è per l’Italia un anno, l’ennesimo, difficile. I recentissimi aumenti, a partire da quelli delle ferrovie, e una finanziaria ancora insufficiente sul piano della redistribuzione dei redditi consegnano infatti al 2007 del tutto intatto il problema salariale, ovvero di come arrivare alla fine del mese. Le ultime settimane del 2006 hanno registrato un importante passo in avanti nella lotta alla precarietà del lavoro: l’impegno del governo di regolarizzare a tempo indeterminato le migliaia di lavoratori pubblici rappresenta una svolta rispetto agli ultimi due decenni, ma la conquista è tutta da consolidare. Le resistenze saranno fortissime, perché dare al lavoro sicurezza e stabilità è la premessa per ridare ai lavoratori quella dignità che, sola, può portare a conquistare diritti e salario dignitosi. È chiaro che Confindustria farà sentire tutta la sua forza. Per questo la coalizione di governo dovrà dare segnali precisi, chiari e inequivocabili, tali da ricostruire nel Paese quella fiducia che i sondaggi degli ultimi mesi danno per logorata. Il contrario di attacchi al welfare e alle pensioni paventati da qualcuno. La difesa del lavoro e dei diritti non può che essere al centro del programma di un governo di centrosinistra.

Ma l’anno che si apre sarà caratterizzato anche da una probabile – ennesima, anche questa - rivoluzione del quadro politico. Sia nello schieramento di centrosinistra che in quello di centrodestra i fermenti sono molti. Da una parte a catalizzare l’attenzione delle prossime settimane sarà il percorso verso la nascita del Partito Democratico, voluto e temuto dai Ds e dalla Margherita; dall’altra c’è la crisi di leadership di Berlusconi e il progetto di grande centro che oggi vede protagonisti Mastella e Casini su tutti. A sinistra la nascita di una forza moderata, come il Pd, lascerebbe nella storia italiana un grande vuoto. Dopo i decenni del grande Partito comunista italiano e gli anni in cui una forza vagamente socialdemocratica (il Pds prima, i Ds dopo) ha cercato di mettere radici, l’Italia vedrebbe venir meno la presenza di un forte partito di ispirazione socialista e comunista.

Una sciagura, soprattutto per la difesa di quei diritti del mondo del lavoro e del welfare cui sopra abbiamo brevemente accennato.

Per queste ragioni quanto accade all’interno dei Ds non può, e non deve, lasciarci estranei. Il travaglio del Partito di Fassino e D’Alema obbliga la sinistra a scelte coraggiose, ad una assunzione di responsabilità. Impone a tutti i partiti che oggi compongono il variegato universo di questo schieramento, a volte frammentato, spesso litigioso, uno sforzo per dare risposte all’esigenza di unità manifestata in questi anni ripetutamente dai tanti cittadini, orfani di quello che il Pci ha rappresentato. Milioni di uomini e di donne che non hanno scelto di schierarsi né con questo né con quello decidendo semplicemente di allontanarsi dalla politica. Il 2007 può e deve rappresentare per questa gente una inversione storica di tendenza. Può e deve essere l’anno che vede la sinistra del nostro Paese lasciarsi alle spalle sterili personalismi, spesso carichi di rancore, per avviare un processo reale di unità.

Detto questo, non bisogna chiudere gli occhi davanti alle difficoltà. Questi decenni hanno segnato le vite politiche di molti di noi e rimettere insieme questi cocci non sarà né facile né semplice. Da qui l’estrema attualità della proposta dei Comunisti italiani, la Confederazione, che dovrà essere rilanciata con forza al congresso che si terrà nella prossima primavera. Una Confederazione come atto di estrema generosità politica, strumento per gettarci alle spalle egoismi e rendite di posizione. Una Confederazione che sappia preservare le caratteristiche di tutti, che sappia rispettare tutti, ma nello stesso tempo segnare la volontà di ricomposizione, di unità, appunto. Una Confederazione che sia cosa ben diversa dal tentativo di “inglobare” dentro Rifondazione, attraverso il partito della Sinistra Europea, pezzi di apparato politico a volte autoreferenziali altre disorientati e confusi.

Una grande scommessa, questa, che risponde anche all’appello del capo dello Stato di riscoperta del valore della politica. Un valore che va recuperato ricreando quelle condizioni di militanza e di impegno, ben diverse da chi prospetta semplici alchimie elettorali che hanno dimostrato, in questi anni che ci siamo lasciati alle spalle, di essere fra le principali cause di quel distacco denunciato da Giorgio Napolitano.



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