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Sgobio me lo diceva e io non stavo nella pelle.
Alla Camera i Comunisti italiani erano riusciti in un’impresa
impossibile. Tre emendamenti alla Finanziaria per regolarizzare
il lavoro precario negli enti locali e nelle regioni
(impossibile contare quanti lavoratori siano, forse diverse
centinaia di migliaia) hanno avuto il voto di tutto il
centrosinistra.
La Finanziaria acquisisce un po’ d’anima, una
fisionomia. E nel decreto fiscale vengono mantenute quelle
misure, da noi un po’ trascurate, che sono all’origine delle ire
di Confindustria e delle destre. Secondo voi, perché urlano
tanto? Per il semplice fatto che, per la prima volta nella
storia della
Repubblica, c’è una lotta vera, dura, all’evasione fiscale. Non
s’era mai fatta. La Dc se ne guardava bene. Berlusconi
addirittura incitava all’evasione. Tanto ci sono i lavoratori
dipendenti che non scappano all’estero, pagano per tutti, il
prelievo fiscale glielo fanno direttamente in busta paga prima
ancora che intaschino i soldi. Confindustria e destre si sono
messe alla testa della ribellione degli evasori, hanno
organizzato manifestazioni e cortei con tassisti, avvocati,
gioiellieri, dentisti, tutta brava gente che guadagna meno di un
terzo di un operaio o di un poliziotto.
Il segno di equità della Finanziaria sta
soprattutto qui, contro la più grande delle ingiustizie, le
tasse, che i ricchi evadono e gli altri pagano fino all’ultima
lira. Se a questo si aggiunge il risultato dei comunisti
italiani sui precari, si capirà perché le ombre restino ma le
luci comincino a brillare.
Siamo stati e siamo ancora molto severi con la
Finanziaria. Nel momento in cui scrivo, persistono misure odiose
come il ticket sul pronto soccorso. Giorno dopo giorno, alla
Camera, lavoriamo per migliorarla. E lo stesso faremo al Senato.
Ma la critica che abbiamo mosso fin dall’inizio è
stata questa: nella Finanziaria c’era nulla o quasi che
affrontasse la piaga della precarietà. Ci rispondevano: del
cuneo fiscale beneficiano solo gli imprenditori che assumono a
tempo indeterminato. Vero, dicevamo, ma poco, troppo poco. La
Finanziaria deve risanare, rientrare nei parametri sarà dura,
Berlusconi non ha lasciato un buco ma una voragine, ma per
quanto severa sia deve dare un “segnale” forte per far capire
che l’aria cambia. Un primo segnale è arrivato, e noi ce ne
prendiamo tutto il merito, qualcosa sembra andare per il verso
giusto.
Ciò che invece va per il verso sbagliato è la
maggioranza. Pesa la futura nascita del partito democratico e le
divisioni che scuotono l’Ulivo. Sono mortali le ansie
liberalizzatrici di Rutelli e Fassino, il dito puntato contro le
pensioni e le voglie bipartisan che affiorano qua e là. Ma c’è
altro. C’è una campagna, senza esclusione di colpi, che viene
dal Corriere della Sera, da Confindustria e dai cosiddetti
“poteri forti”, che punta a logorare il governo Prodi.
Nell’ultima settimana il maggior giornale
italiano ha pubblicato articoli di eccelsi politologi che si
accaniscono contro una maggioranza “anomala”, così la
definiscono, a causa della presenza della sinistra radicale. E
quegli articoli vengono accompagnate da corsivi, “retroscena” si
chiamano, per lo più scritti da giornalisti embedded che si
addentrano nelle manovre del potere per cambiare maggioranza,
far cadere il governo, cambiare quel ministro ecc. Quelle
manovre possono non essere vere o esserlo in parte. Quegli
articoli possono limitarsi a dare voce a desideri o tentazioni.
Ma intanto non passa giorno che non vengano pubblicati. Sono
come la goccia d’acqua della
tortura cinese. Alla fine qualcosa resta: un lavorìo, una
possibilità.
Nei “retroscena” pubblicati in questi giorni
vengono raccontati gli inghippi per mandare a casa Prodi ed
aprire la strada ad un governo tecnico o istituzionale che, come
prima mossa, una volta liberato della sinistra radicale,
avvierebbe il cambiamento della legge elettorale. Forse si
tratta di innocui pettegolezzi… ma è innocuo che nel frattempo
sia stato presentato un referendum elettorale che si propone di
far fuori tutti i partiti minori ? Che sembra fatto apposta
perché il partitone democratico non abbia spine nel fianco
sinistro?
Mi capita di avvertire, nel lavoro al Senato,
un’insofferenza verso i richiami al rispetto del programma
dell’Unione. Dicono che certi partiti (noi tra quelli) cercano
una visibilità esteriore, che è il
solito male del centrosinistra… Noi ci limitiamo a difendere il
programma dagli attacchi di chi, come Damiano, vuole la riforma
delle pensioni; o, come la Lanzillota, la privatizzazione dei
servizi dei comuni; o, come Rutelli, la liberalizzazione
generalizzata; o, come Fassino, tutto e il contrario di tutto.
Il rispetto del programma dell’Unione (in cui si dice che le
pensioni non vanno toccate, la legge 30 superata, la Bossi-Fini
cancellata, ecc.) viene avvertito come un impedimento, come
lacci e laccioli che legano le mani. E invece è il collante
dell’Unione, da difendere con le unghie e i denti, perché rende
possibile una politica unitaria e la tenuta del governo Prodi.
Non è la maggioranza risicata del Senato ad indebolire il
governo. Ad indebolire il governo è la debolezza di chi va
smarrendo le idee della sinistra ed apre la strada alle
tentazioni centriste e agli inciuci bipartisan (come quello che
ha portato alla legge sull’indulto). |