FINANZIARIA: le misure sulla precarietà

La manovra finalmente ha un'anima
 

di Manuela Palermi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 17 novembre 2006

 

Sgobio me lo diceva e io non stavo nella pelle. Alla Camera i Comunisti italiani erano riusciti in un’impresa impossibile. Tre emendamenti alla Finanziaria per regolarizzare il lavoro precario negli enti locali e nelle regioni (impossibile contare quanti lavoratori siano, forse diverse centinaia di migliaia) hanno avuto il voto di tutto il centrosinistra.

La Finanziaria acquisisce un po’ d’anima, una fisionomia. E nel decreto fiscale vengono mantenute quelle misure, da noi un po’ trascurate, che sono all’origine delle ire di Confindustria e delle destre. Secondo voi, perché urlano tanto? Per il semplice fatto che, per la prima volta nella storia della

Repubblica, c’è una lotta vera, dura, all’evasione fiscale. Non s’era mai fatta. La Dc se ne guardava bene. Berlusconi addirittura incitava all’evasione. Tanto ci sono i lavoratori dipendenti che non scappano all’estero, pagano per tutti, il prelievo fiscale glielo fanno direttamente in busta paga prima ancora che intaschino i soldi. Confindustria e destre si sono messe alla testa della ribellione degli evasori, hanno organizzato manifestazioni e cortei con tassisti, avvocati, gioiellieri, dentisti, tutta brava gente che guadagna meno di un terzo di un operaio o di un poliziotto.

Il segno di equità della Finanziaria sta soprattutto qui, contro la più grande delle ingiustizie, le tasse, che i ricchi evadono e gli altri pagano fino all’ultima lira. Se a questo si aggiunge il risultato dei comunisti italiani sui precari, si capirà perché le ombre restino ma le luci comincino a brillare.

Siamo stati e siamo ancora molto severi con la Finanziaria. Nel momento in cui scrivo, persistono misure odiose come il ticket sul pronto soccorso. Giorno dopo giorno, alla Camera, lavoriamo per migliorarla. E lo stesso faremo al Senato.

Ma la critica che abbiamo mosso fin dall’inizio è stata questa: nella Finanziaria c’era nulla o quasi che affrontasse la piaga della precarietà. Ci rispondevano: del cuneo fiscale beneficiano solo gli imprenditori che assumono a tempo indeterminato. Vero, dicevamo, ma poco, troppo poco. La Finanziaria deve risanare, rientrare nei parametri sarà dura, Berlusconi non ha lasciato un buco ma una voragine, ma per quanto severa sia deve dare un “segnale” forte per far capire che l’aria cambia. Un primo segnale è arrivato, e noi ce ne prendiamo tutto il merito, qualcosa sembra andare per il verso giusto.

Ciò che invece va per il verso sbagliato è la maggioranza. Pesa la futura nascita del partito democratico e le divisioni che scuotono l’Ulivo. Sono mortali le ansie liberalizzatrici di Rutelli e Fassino, il dito puntato contro le pensioni e le voglie bipartisan che affiorano qua e là. Ma c’è altro. C’è una campagna, senza esclusione di colpi, che viene dal Corriere della Sera, da Confindustria e dai cosiddetti “poteri forti”, che punta a logorare il governo Prodi.

Nell’ultima settimana il maggior giornale italiano ha pubblicato articoli di eccelsi politologi che si accaniscono contro una maggioranza “anomala”, così la definiscono, a causa della presenza della sinistra radicale. E quegli articoli vengono accompagnate da corsivi, “retroscena” si chiamano, per lo più scritti da giornalisti embedded che si addentrano nelle manovre del potere per cambiare maggioranza, far cadere il governo, cambiare quel ministro ecc. Quelle manovre possono non essere vere o esserlo in parte. Quegli articoli possono limitarsi a dare voce a desideri o tentazioni. Ma intanto non passa giorno che non vengano pubblicati. Sono come la goccia d’acqua della

tortura cinese. Alla fine qualcosa resta: un lavorìo, una possibilità.

Nei “retroscena” pubblicati in questi giorni vengono raccontati gli inghippi per mandare a casa Prodi ed aprire la strada ad un governo tecnico o istituzionale che, come prima mossa, una volta liberato della sinistra radicale, avvierebbe il cambiamento della legge elettorale. Forse si tratta di innocui pettegolezzi… ma è innocuo che nel frattempo sia stato presentato un referendum elettorale che si propone di far fuori tutti i partiti minori ? Che sembra fatto apposta perché il partitone democratico non abbia spine nel fianco sinistro?

Mi capita di avvertire, nel lavoro al Senato, un’insofferenza verso i richiami al rispetto del programma dell’Unione. Dicono che certi partiti (noi tra quelli) cercano una visibilità esteriore, che è il

solito male del centrosinistra… Noi ci limitiamo a difendere il programma dagli attacchi di chi, come Damiano, vuole la riforma delle pensioni; o, come la Lanzillota, la privatizzazione dei servizi dei comuni; o, come Rutelli, la liberalizzazione generalizzata; o, come Fassino, tutto e il contrario di tutto. Il rispetto del programma dell’Unione (in cui si dice che le pensioni non vanno toccate, la legge 30 superata, la Bossi-Fini cancellata, ecc.) viene avvertito come un impedimento, come lacci e laccioli che legano le mani. E invece è il collante dell’Unione, da difendere con le unghie e i denti, perché rende possibile una politica unitaria e la tenuta del governo Prodi. Non è la maggioranza risicata del Senato ad indebolire il governo. Ad indebolire il governo è la debolezza di chi va smarrendo le idee della sinistra ed apre la strada alle tentazioni centriste e agli inciuci bipartisan (come quello che ha portato alla legge sull’indulto).



Precarietà, una priorità per Prodi
di Maurizio Musolino
da "La Rinascita della Sinistra"

No alla precarietà
L’adesione alla Manifestazione del 4 novembre e la richiesta di un segnale forte anche da parte dell’amministrazione provinciale e comunale  di Bolzano
Comunicato della Federazione dell'Alto Adige