La manifestazione del 4 novembre

Precarietà, una priorità per Prodi
 

di Maurizio Musolino

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 10 novembre 2006

 

Duecentomila persone che scendono in piazza per rivendicare una condizione di vita dignitosa non possono mai essere relegate a fattore marginale o essere considerate frutto di strumentalizzazioni. Tanto più se questo avviene in presenza di un governo "amico" di centro-sinistra che proprio quelle aspirazioni e richieste dovrebbe, per vocazione, fare proprie.

Sabato scorso a Roma una marea umana ha manifestato per chiedere al governo misure concrete contro la precarietà: uomini e donne, giovani, anziani e migranti. Una composita platea che ha voluto con questo atto dare uno scossone al mondo della politica, uno scossone che sarebbe gravissimo se le forze che compongono l’Unione non riuscissero a cogliere appieno. I duecentomila che hanno manifestato a Roma non erano nemici di questo governo, critici sì, ma non nemici. Nemici semmai lo sono quanti in questi mesi hanno ingessato l’attività di Prodi con richieste corporative e con ricatti meschini. Nemici lo sono quanti hanno anteposto logiche di potere personale e di conquista di poltrone al bene della maggioranza. Quanti, infine, hanno creduto di poter fare carta straccia del programma dell’Unione, sottoscritto da tutti, con il quale si sono vinte le elezioni dello scorso aprile. Lottare contro la precarietà significa ridare speranze di futuro a quegli uomini e quelle donne che oggi faticano ad immaginare la loro vita oltre il quotidiano. Significa senza retorica aiutare le famiglie, significa accogliere degnamente quanti cercano qui da noi quelle possibilità che gli sono negate nei loro Paesi, significa dare risposte a quei lavoratori marginalizzati da sistemi di produzione sempre più escludenti e nemici dell’uomo.

Ed allora bisogna saper cogliere in pieno le richieste che provenivano dalla piazza romana. Bisogna recepire la criticità verso quelle scelte del governo che sembravano prestare ascolto più ai consigli di Confindustria che ai bisogni reali della gente, senza farne drammi personali e soprattutto senza arrivare a conclusioni sbagliate. Nessuno di quelli che hanno sfilato sabato nella capitale invocavano governi neocentristi, ne tantomeno il ritorno di Berlusconi. Nessuno pensava che sinistra e destra uguali sono. Ma detto questo non si può negare il rischio diffuso di delusione e disillusione verso questa esperienza di governo. Un rischio già conosciuto in passato e pericolosissimo. L’elettorato di sinistra non è disponibile da tempo a firmare cambiali in bianco a nessuno e non ritiene di poter fare sconti neanche a governi "amici". Servono quindi atti concreti. Un primo segnale è possibile darlo fin da queste ore, correggendo la Finanziaria, mettendo in soffitta, gradualmente ma con scelte precise, la legge 30 e superando la legge Bossi-Fini sull’immigrazione. Nulla di particolarmente rivoluzionario, solo quanto già scritto e previsto nel programma dell’Unione. Un segnale positivo sarebbe certamente quello di trasformare i 250mila precari nel pubblico impiego in posti fissi. Una misura che peserebbe solo minimamente sulle casse dello Stato ma che riconoscerebbe la piena dignità a lavoratori condannati ad una situazione di precarietà a fronte di un posto di lavoro sempre più "fisso".




No alla precarietà
L’adesione alla Manifestazione del 4 novembre e la richiesta di un segnale forte anche da parte dell’amministrazione provinciale e comunale  di Bolzano
Comunicato della Federazione dell'Alto Adige