FESTA RINASCITA: VOGLIA DI SINISTRA

Il Partito Comunista di cui l'Italia ha bisogno
 

di Oliviero Diliberto

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 1 settembre 2006

 

Le politiche 2006 sono state per noi un traguardo importante. Abbiamo dimostrato che il partito c’è e ci sarà. Abbiamo superato brillantemente la soglia di sbarramento, nonostante molti al di fuori dal nostro partito, ed anche qualcuno dentro al nostro partito, non ci credessero.

Prima delle elezioni è successo che alcuni compagni abbiano lasciato il partito. Per ragioni che, francamente, considero poco nobili. Quei compagni affermavano che non ce l’avremmo fatta a superare il 2%. E invece non solo l'abbiamo superato, ma i nostri voti sono aumentati.  Credo di poter dire  che è stato anche il frutto di una linea politica basata sull'unità, sull'autonomia e sulla competizione. Una linea messa in atto in modo dinamico, non statico. Noi siamo alleati leali del centrosinistra, ma siamo anche profondamente legati ai nostri contenuti, ai nostri valori, ai nostri ideali: la pace, la Costituzione, il lavoro, la scuola pubblica, lo stato sociale.

La competizione è aperta, con la destra ma anche con il centrosinistra. Non chiediamo al governo di applicare il programma dei comunisti, gli chiediamo però di essere fedele a quello che insieme abbiamo concordato, quello che ha ricevuto il consenso degli italiani e sulla base del quale si sono vinte le elezioni politiche. Si tratta di un compromesso tra forze diverse, certo, ma un buon compromesso.

In particolare sulla politica estera il nostro governo sta operando forti segnali di discontinuità rispetto al governo Berlusconi. Il ministro D’Alema ha recuperato la tradizionale politica italiana di equivicinanza fra arabi e israeliani. Abbiamo di nuovo un ruolo importante sulla scena mondiale, non siamo più i servi sciocchi del presidente Bush. La missione di pace in Libano è il frutto del nuovo atteggiamento del governo italiano.

Rimane però aperta in politica estera una grande questione, quella della nostra presenza in Afghanistan, dove si sta tragicamente sperimentando la follia della "guerra preventiva". Dobbiamo ritirare le truppe italiane dall’Afghanistan, come si sta facendo in Iraq. La loro presenza in un paese occupato dagli americani non ha alcun senso. Dobbiamo ritirarle e portarle in Libano, perché dal successo di quella missione possono discendere nuovi equilibri in Medio Oriente. E perché il prossimo passo per una vera politica di pace dovrà essere la presenza di un contingente analogo a Gaza. Solo una soluzione del conflitto israelo-palestinese, solo una politica fìna1izzata all’esistenza di "due popoli,  due stati", può riportare la normalità in una terra dilaniata da una guerra che dura da più di quarant’anni. È un punto essenziale della politica estera: dare ad Israele la sicurezza della sua esistenza e restituire alla Palestina i territori occupati.

L’altra grande questione riguarda la politica economica. Un punto sia chiaro: non accetteremo tagli alla spesa sociale. La discussione sullo spalmare o meno la manovra su due anni non mi ha appassionato particolarmente. La mia opinione è che si dovrebbe congelare per cinque anni il rientro del debito, come chiedono da tempo autorevoli economisti di sinistra. Il punto vero, comunque, è realizzare una politica di riforma sociale attuando allo stesso tempo un risanamento dei conti pubblici. Ma proprio su questa questione centrale il governo va assumendo un orientamento che non ci convince affatto. La Finanziaria di cui si parla in questi giorni è sbagliata, ha un impianto tutto rigorista: si vedono le forbici ma non c’è traccia visibile di quello spirito riformatore, di quella discontinuità di cui il paese ha urgente bisogno. Giungono voci di un blocco del turn over nel pubblico impiego, di blocco contrattuale, di tagli alla scuola, di ticket nella sanità. Chiediamo, lo ripeto, il massimo rispetto del programma con cui abbiamo vinto le elezioni e in quel programma c’è scritto che le pensioni non si toccano, che l’iniquo scalone pensionistico va annullato, che la sanità pubblica va rafforzata. È tempo di passare ai fatti.

Voglio riaffermare che c’è una grande questione aperta, la questione salariale. Gli stipendi dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori atipici e dei pensionati, già tra i più bassi d’Europa, sono stati falcidiati dalle politiche delle destre. Quei lavoratori, quei pensionati vanno risarciti, sia sul piano salariale che dei diritti. Abbiamo avanzato da tempo la proposta di una "nuova scala mobile". Se il termine preoccupa, la si può chiamare altrimenti. Quello che noi chiediamo è un meccanismo che ogni anno, automaticamente, adegui gli stipendi dei lavoratori dipendenti al costo reale della vita. Dovremo quindi batterci - e lo faremo - perché le risorse disponibili siano indirizzate a vantaggio dei lavoratori.

Il congresso si avvicina e, oltre ai temi  della politica generale, dovremo ragionare con sincerità su noi stessi. Troppe volte nel passato, anche recentemente, si sono registrate lacerazioni nel gruppo dirigente, determinate esclusivamente da motivazioni non esaltanti: candidature, elezioni, ruoli. Tutto ciò non è più tollerabile in un partito comunista che s’ispira alla tradizione del Pci di Togliatti e di Berlinguer. È tempo di iniziare una campagna di moralizzazione all’interno del partito, che riporti le pur legittime ambizioni individuali nell’ambito degli obiettivi e dei progetti collettivi. Voglio dirlo chiaramente: quando qualcuno decide di abbandonare il partito perché non candidato alle elezioni, allora è un bene che lasci.

Ma fortunatamente si tratta di una minoranza. Il nostro partito è fatto per la grandissima maggioranza di compagne e compagni che non chiedono niente, che fanno spesso un lavoro oscuro, che durante le feste di Rinascita servono ai tavoli, stanno nelle cucine, fanno la vigilanza. Compagne e compagni che lavorano perché credono nel partito, perché in un paese dove la parola "ideali" non si usa più, loro mantengono vivi e inalterati gli ideali della pace, della giustizia e dell’eguaglianza. A queste compagne e compagni va la mia gratitudine e il mio ringraziamento. Grazie a loro ce la faremo, cresceremo, diventeremo quel partito comunista di cui l’Italia ha bisogno.





Il programma della Festa