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La destra tutta, ambienti della sinistra (Fassino
ed altri della “Sinistra per Israele”, per capirci), Rutelli e
buona parte degli ebrei che hanno voce sui mezzi di
comunicazione sono fortemente impegnati a snaturare la missione
in Libano.
Per Marcello Pera e Fiamma Nirestein, tanto per
fare due nomi ma l’elenco sarebbe lungo, il successo della
missione pare consistere esclusivamente nel disarmo di Hezbollah.
Si leggano la risoluzione dell’Onu. Il contingente non va in
Libano per disarmare Hezbollah e fare la guerra al posto di
Israele. Il contingente va in Libano per fermarla, quella
sciagurata guerra.
Parlare di Israele suscita sempre un
condizionamento. Le parole si scelgono con attenzione, nulla si
da per scontato. Per parlare dello Stato di Palestina è
obbligatorio ricorrere alla formula "due popoli, due Stati",
pena la collera e il sospetto di vari esponenti delle suddette
inclinazioni politiche. È il peso della storia, è la
consapevolezza che la sicurezza di quel paese è insidiata e che
il suo isolamento in Medio Oriente è totale. Ma il peso delle
colpe di Israele è così grande che nulla vale il linguaggio
della verità. E la verità, che i cosiddetti "amici di Israele"
fingono di non vedere con grave danno per Israele stesso, è la
distruzione sistematica di ogni prospettiva di esistenza
palestinese.
Vediamo i fatti. Israele ha occupato i tenitori
palestinesi di maggiore valore, s’è accaparrata risorse
fondamentali, ha eretto un muro - non solo di cemento - tra sé e
l’altro popolo. Ai palestinesi sono rimaste terre invivibili,
quasi tutte separate fra loro, e imprigionate da Israele che
occupa la Valle del Giordano. Mascherandolo da "ritiro", Israele
ha messo in atto un programma di riallineamento in violazione
delle risoluzioni dell’Onu e del verdetto della Corte
Internazionale di Giustizia. E negli stessi giorni in cui era in
corso il conflitto in Libano, ha continuato senza sosta la
distruzione di Gaza.
La destra, pezzi della sinistra, ebrei italiani e
soprattutto i mezzi di informazione rifiutano di collegare ciò
che accade nei territori occupati con quello che è successo in
Libano. Viene raccontata una storia distorta delle ragioni che
hanno provocato il conflitto.
Anche qui, vediamo i fatti. Il 25 giugno
Hezbollah cattura il caporale israeliano Gilad Shalit. Nel mondo
occidentale esplode un’indignazione smisurata. L’esercito
israeliano attua la sua ritorsione: bombarda il Libano, uccide
migliaia di civili, provoca quasi un milione di sfollati e
intensifica gli attacchi a Gaza.
Ma c’è un’altra storia che non viene raccontata.
Il 24 giugno, il giorno prima della cattura del caporale, le
forze israeliane rapiscono a Gaza due civili palestinesi. E
prima ancora avevano catturato e imprigionato diversi esponenti
del legittimo governo palestinese. Crimini molto più gravi della
cattura di un soldato. Ma il rapimento di civili ed esponenti di
governo è giustificato se fatto da "parte nostra", mentre la
cattura di un soldato a "nostro scapito" è un crimine che
richiede la punizione di un’intera popolazione.
La decisione dell’Onu - trainata dall’Italia ed
in particolare dal ministro degli esteri - può aiutare a
modificare questo scenario. Prodi e D’Alema hanno affermato, e
stanno operando in tal senso, che una forza di interposizione è
necessaria anche a Gaza. Noi sosteniamo da sempre quest’ipotesi,
anche quando la follia di Bush e le sue "guerre preventive"
incendiavano il Medio oriente ed allargavano il terrorismo. La
missione Onu in Libano sarà dura, rischiosa. Ma forse potrà
servire ad attenuare l’odio che il mondo arabo e musulmano nutre
verso l’occidente, soprattutto verso Israele ed Usa. Anche la
sicurezza di Israele ne avrebbe vantaggio. |