MEDIORIENTE

Palestina, Libano e Israele
 

di Manuela Palermi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 1 settembre 2006

 

La destra tutta, ambienti della sinistra (Fassino ed altri della “Sinistra per Israele”, per capirci), Rutelli e buona parte degli ebrei che hanno voce sui mezzi di comunicazione sono fortemente impegnati a snaturare la missione in Libano.

Per Marcello Pera e Fiamma Nirestein, tanto per fare due nomi ma l’elenco sarebbe lungo, il successo della missione pare consistere esclusivamente nel disarmo di Hezbollah. Si leggano la risoluzione dell’Onu. Il contingente non va in Libano per disarmare Hezbollah e fare la guerra al posto di Israele. Il contingente va in Libano per fermarla, quella sciagurata guerra.

Parlare di Israele suscita sempre un condizionamento. Le parole si scelgono con attenzione, nulla si da per scontato. Per parlare dello Stato di Palestina è obbligatorio ricorrere alla formula "due popoli, due Stati", pena la collera e il sospetto di vari esponenti delle suddette inclinazioni politiche. È il peso della storia, è la consapevolezza che la sicurezza di quel paese è insidiata e che il suo isolamento in Medio Oriente è totale. Ma il peso delle colpe di Israele è così grande che nulla vale il linguaggio della verità. E la verità, che i cosiddetti "amici di Israele" fingono di non vedere con grave danno per Israele stesso, è la distruzione sistematica di ogni prospettiva di esistenza palestinese.

Vediamo i fatti. Israele ha occupato i tenitori palestinesi di maggiore valore, s’è accaparrata risorse fondamentali, ha eretto un muro - non solo di cemento - tra sé e l’altro popolo. Ai palestinesi sono rimaste terre invivibili, quasi tutte separate fra loro, e imprigionate da Israele che occupa la Valle del Giordano. Mascherandolo da "ritiro", Israele ha messo in atto un programma di riallineamento in violazione delle risoluzioni dell’Onu e del verdetto della Corte Internazionale di Giustizia. E negli stessi giorni in cui era in corso il conflitto in Libano, ha continuato senza sosta la distruzione di Gaza.

La destra, pezzi della sinistra, ebrei italiani e soprattutto i mezzi di informazione rifiutano di collegare ciò che accade nei territori occupati con quello che è successo in Libano. Viene raccontata una storia distorta delle ragioni che hanno provocato il conflitto.

Anche qui, vediamo i fatti. Il 25 giugno Hezbollah cattura il caporale israeliano Gilad Shalit. Nel mondo occidentale esplode un’indignazione smisurata. L’esercito israeliano attua la sua ritorsione: bombarda il Libano, uccide migliaia di civili, provoca quasi un milione di sfollati e intensifica gli attacchi a Gaza.

Ma c’è un’altra storia che non viene raccontata. Il 24 giugno, il giorno prima della cattura del caporale, le forze israeliane rapiscono a Gaza due civili palestinesi. E prima ancora avevano catturato e imprigionato diversi esponenti del legittimo governo palestinese. Crimini molto più gravi della cattura di un soldato. Ma il rapimento di civili ed esponenti di governo è giustificato se fatto da "parte nostra", mentre la cattura di un soldato a "nostro scapito" è un crimine che richiede la punizione di un’intera popolazione.

La decisione dell’Onu - trainata dall’Italia ed in particolare dal ministro degli esteri - può aiutare a modificare questo scenario. Prodi e D’Alema hanno affermato, e stanno operando in tal senso, che una forza di interposizione è necessaria anche a Gaza. Noi sosteniamo da sempre quest’ipotesi, anche quando la follia di Bush e le sue "guerre preventive" incendiavano il Medio oriente ed allargavano il terrorismo. La missione Onu in Libano sarà dura, rischiosa. Ma forse potrà servire ad attenuare l’odio che il mondo arabo e musulmano nutre verso l’occidente, soprattutto verso Israele ed Usa. Anche la sicurezza di Israele ne avrebbe vantaggio.



Palestina
Diliberto a Beirut, nei campi di 
Sabra e Chatila

di Maurizio Musolino
Ufficio stampa
6 dicembre 2005


Illegalità
di Maurizio Musolino

da "La Rinascita della Sinistra"