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Anticipa un sì condizionato alla missione in
Afghanistan, spera nel fallimento del Partito democratico e
boccia la riforma della scuola della giunta Dellai. Oliviero
Diliberto, segretario dei Comunisti italiani ha partecipato ieri
a Ravina ai lavori del comitato regionale del partito. Tema del
confronto, l’Unione di fronte alle attese di cambiamento del
popolo del centrosinistra dopo le vittorie alle elezioni
politiche ed al referendum costituzionale.
Come detto, il giudizio di Diliberto sul futuro
Partito democratico è più negativo che mai. «Sarebbe la morte
della sinistra e la vittoria dei moderati». E spiega che in
tutti i sistemi politici europei il confronto è tra moderati e
un grande partito della sinistra. «A questo dobbiamo puntare.
Spero che i mal di pancia dentro i Ds facciano fallire il
progetto». Diliberto conferma la fiducia al governo Prodi,
sebbene in economia («Non ho ancora letto il Dpef ma il giudizio
negativo dei sindacati è preoccupante») e politica estera i
Comunisti italiani chiedano un deciso cambio di direzione
rispetto al passato esecutivo. «Sull’Afghanistan stiamo
trattando. Per noi quella è una missione di guerra. Ma ribadisco
che il Pdci non farà cadere il governo. Prodi si guardi dal
sostegno peloso del centrodestra e compatti la sua coalizione.
Vogliamo votare un testo migliorato».
Soddisfatto della bocciatura della riforma
Calderoli, Diliberto si dice contrario ad ogni federalismo
pasticciato ed artificioso. «Alla base della storia italiana ci
sono i comuni. Per questo il regionalismo funziona poco. Vanno
invece valorizzate le autonomie locali». Venendo al Trentino,
Diliberto non si sbilancia riguardo al tunnel del Brennero («Non
diventerà una nuova Tav se le decisioni verranno prese col
consenso delle popolazioni locali»). Ma sulla proposta di
riforma dell’assessore Salvaterra che abolisce la scuola
tecnica, come previsto dalla legge Moratti, la bocciatura della
giunta Dellai è senza appello. «La riforma Moratti fa schifo. In
Trentino il centrosinistra non può uniformarsi al centrodestra.
Se così sarà, faremo partire una raccolta di firme». |