Esito del referendum

Salva la Costituzione
 

di Paola Pellegrini

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 30 giugno 2006

 

Una vittoria schiacciante e la Cdl è crollata sotto il 61,70 dei No. Non ci aspettavamo un successo così ampio e ne siamo felici. Eravamo preoccupati viste le brutte ipoteche sedimentate in anni di attacchi all’impianto costituzionale: dalla retorica federalista, andata ben oltre la Lega di Bossi, alla mala pianta dell’uomo forte al comando, personalismo della politica e modello presidenzialista. E in ultimo la martellante campagna mediatica sulla riduzione del numero dei parlamentari. Eppure dopo anni di appelli al nuovo, (ha ragione Scalfaro: solo la malafede interessata può definire "vecchia" una Costituzione di 60 anni!), gli elettori italiani hanno opposto un secco No allo stravolgimento della Carta che è stata la base per la ricerca della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà di questo paese.

L’amore per la Costituzione e per i valori a cui s’ispira sembrava incrinato e sopito da anni di discredito. Quell’amore si è risvegliato e bisogna tenerne conto. Il No è stato il rifiuto di concentrare il potere nelle mani d’una maggioranza e del suo leader di turno e di disgregare i valori unitari di cittadinanza. Questo voto referendario assume così un peso politico decisivo: chiude definitivamente un ciclo della politica italiana, segna la fine del progetto di rivincita sul 9 aprile, consegna alle forze del centrosinistra l’onere di realizzare quell’alternativa programmatica e ideale invocata dai suoi elettori.

Se qualcuno pensava di poter usare il referendum per indebolire Prodi ha certo subito una sonora sconfitta, ma anche chi pensasse che questo voto non debba avere voce in merito al profilo generale dell’azione della maggioranza avrà cocenti delusioni. Con più del 61 dei No, il popolo italiano ha detto che non intende rinunciare alle conquiste di civiltà democratica che 60 anni fa, con la Resistenza, divennero la base della nostra convivenza civile e di nuovi rapporti sociali, economici, politici. Questa Costituzione ha riconosciuto a donne e uomini di questo paese i diritti di libertà, i diritti civili, politici e, oltre il lascito del vecchio stato liberale, ha definito anche i diritti sociali e un diritto del tutto nuovo sancito all’art. 3, il diritto al pieno sviluppo di ciascuno e di tutti indicato nei compiti della Repubblica. Questa Costituzione è stata in gioco per questo, perché riconosce il diritto alla salute, all’istruzione, il diritto dei lavoratori a una retribuzione adeguata e in ogni caso sufficiente ad assicurare a ciascuno di essi e alle loro famiglie un’esistenza libera e dignitosa. L’opera di delegittimazione di questa Costituzione iniziata anni fa con l’idea craxiana della "Grande Riforma" è stata tenace e insidiosa.

La riforma berlusconiana ha rappresentato il tentativo estremo di concludere quel ciclo eversivo che solo uomini legati alla P2 da un patto mai rinnegato potevano provare a realizzare: degradando, distorcendo, corrompendo istituzioni, rapporti, equilibri, spezzando l’unità dell’ordinamento giuridico, negando la solidarietà, base della convivenza civile e l’eguaglianza dei cittadini. La vittoria del No è stata dunque una grande vittoria del costituzionalismo e dello stato di diritto, contro ogni regressione della nostra struttura sociale ed istituzionale: abbiamo salvato conquiste di civiltà giuridica e politica, il valore della rappresentanza politica e il ruolo del Parlamento. Chi volesse gettarsi subito nell’avventura di un nuovo tavolo dimostrerebbe poca saggezza e una pervicace voglia di perdere. C’è da chiedersi poi se sarebbe davvero una garanzia la modifica del quorum previsto dal 138. Tale modifica potrebbe rivelarsi un trucco teso a coprire la volontà di alcuni di accordarsi comunque, forzando il confronto parlamentare. Insomma, invece di una garanzia ci potremmo trovare una coperta bella e pronta per le larghe intese. Ora è più che mai necessaria una pausa di riflessione per cercare di capire davvero ciò di cui ha bisogno il paese: non ciò che inseguono venti ceti politici regionali, o il Mariotto Segni di turno insieme al Riformista, o condividere il grottesco di una "questione" settentrionale che è tale per troppa ricchezza. E qualcuno ci spieghi per favore come la parola non indichi più uno squilibrio da sanare ma una ricchezza egoista che non si vuole condividere. Fermiamo questo rovesciamento, guardiamo alle necessità profonde di sviluppo civile e sociale del paese: questo ci hanno chiesto gli italiani con il loro No.



REFERENDUM COSTITUZIONALE
Ha vinto la Costituzione nata dalla Resistenza
Roma -Ufficio stampa



NO alla polpetta avvelenata di Berlusconi.
La Costituzione va attuata non demolita

Comunicato della Federazione del Trentino Alto Adige

Il fermo NO dei Comunisti Italiani allo stravolgimento della Costituzione

di Paola Pellegrini

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