|
Il toscano scoppietta allegramente nel
posacenere. In qualche modo partecipe dell’umore del
proprietario. Eh sì, perché il risultato dei Comunisti italiani
in questa campagna elettorale ha dello straordinario. Due
virgola tre alla Camera, circa 900mila voti. Il quarto partito
della coalizione. Che le cose sarebbero andate per il verso
giusto Diliberto l’aveva avvertito settimane fa: dopo il faccia
a faccia con Berlusconi erano pervenute al partito numerose
richieste di adesione, montagne di fax. Abituato a leggere i
dati reali, e anche un po’ scaramantico, ha preferito aspettare.
Nemmeno le prime proiezioni lo hanno distolto. Solo a tarda
sera, quando il risultato del Pdci si era consolidato, ha rotto
il riserbo con un «c’è di che essere soddisfatti». E, il giorno
dopo, ringrazia «di cuore tutte le compagne e i compagni che
hanno lavorato a questa campagna elettorale difficilissima,
estenuante, con toni che non si erano mai sentiti nella storia
repubblicana».
Abbiamo superato senza fatica il 2. In condizioni
normali di affluenza alle urne il risultato si sarebbe
avvicinato al 3. Soddisfatto?
Ci mancherebbe! Il partito ottiene un risultato
di eccezionale valore, il 2,3 per cento con l’aumento di più di
200mila voti in termini assoluti rispetto alle regionali del
2005. E l’ottiene in una situazione in cui i votanti aumentano
vertiginosamente, quasi 1’84, e l’Ulivo alla Camera fa il pieno,
sottraendo voti alle forze minori. È un risultato meritato dopo
una campagna elettorale molto buona per visibilità, per temi,
per capacità di non inseguire l’agenda dettata da Berlusconi (a
differenza di molti nel centrosinistra). È un risultato che ci
fa raddoppiare i deputati, da otto a sedici, con la prospettiva
di poter chiedere una deroga al numero di venti per avere il
gruppo parlamentare. Mentre al Senato, con il 4,2 alla lista tra
noi, verdi e consumatori, viene premiata la linea dell’unità a
sinistra.
È forse la prima volta che una lista di più
partiti funziona.
Sì, pensiamo al girasole nel 2001: un disastro. La lista "con
l’Unione" ottiene invece la somma dei voti dei partiti che la
compongono. L’elettorato ha premiato la linea dell’unità a
sinistra, che ribadiremo nel prossimo congresso, ormai
imminente.
I comunisti avanzano in regioni su cui non
avrebbero scommesso mentre faticano in altre che credevano
sicure. Come mai ?
Il dato generale del partito premia il lavoro di
alcuni gruppi dirigenti territoriali con risultati straordinari
in regioni inaspettate, mentre il dato trainante dell’Ulivo
nelle regioni rosse ci fa arretrare, in qualche caso anche in
modo preoccupante, proprio nell’Italia centrale dove avevamo un
insediamento decisamente superiore. Con il dato dei votanti
delle regionali, saremmo ampiamente sopra il 3, ma se avessimo
"tenuto" nelle regioni centrali saremmo al tre comunque.
Berlusconi era dato per spacciato. Ha
invece fatto una rimonta che ha dell’incredibile. Come leggi
questo dato ?
È riuscito a galvanizzare i suoi e a riportarli a
votare. Il centrosinistra ha vinto nelle elezioni precedenti
perché la destra non andava a votare. Il successo di Berlusconi
è stato quello di impostare l’ultimo mese di campagna elettorale
all’attacco, di "costringere" - costringere tra virgolette
perché si poteva evitarlo – l’Ulivo a ragionare sui temi scelti
da lui.
Tipo il gran polverone sulle tasse ?
Esattamente. L’Unione ha seguito Berlusconi, e
anche con qualche incertezza di troppo. L’esito è un paese
spaccato a metà, con una vittoria alla Camera molto risicata che
comunque ci riempie di gioia perché il premio di maggioranza
ideato dalla destra (l’eterogenesi dei fini spesso è in agguato)
consegna una larga maggioranza di deputati al centrosinistra.
Fino a poco tempo fa si dava il
centrosinistra vincente a mani basse. Che è successo ?
I sondaggi erano tarati evidentemente su un
numero di votanti decisamente inferiore. E l’exit poll
che dava la maggioranza schiacciante al centrosinistra ci dice
che chi ha votato Berlusconi si vergogna di dirlo. Al Senato,
altra eterogenesi dei fini, il voto degli italiani all’estero,
congegnato dalla destra per avere seggi in più, ha dato la
vittoria al centrosinistra. Ma la maggioranza è molto stretta.
Si sono già sentiti i canti delle sirene,
la voglia di papocchi...
E vanno stoppati. Primo, escludiamo ogni ipotesi
di grande alleanza. Secondo, respingiamo ogni ipotesi di governo
tecnico o di decantazione. Terzo, non siamo d’accordo con Prodi
che ha chiesto alla destra di lavorare insieme alle grandi
riforme. Quarto, saremo leali con il programma sottoscritto. Ci
impegniamo ad attuare il programma siglato con il quale abbiamo
chiesto il voto agli italiani.
Saranno settimane al calor bianco. Dopo le
politiche arriva l'elezione del capo dello Stato.
Una cosa voglio dirla sin d’ora: nell’attuale
situazione non vedo alternativa alla riconferma di Ciampi. È il
nome al momento più sicuro per garantire l’unità del paese. In
un paese spaccato a metà il presidente della Repubblica è il
garante dell’unità nazionale e Ciampi ha dimostrato in questi
sette anni di essere tale.
L’Ulivo con il 31 ottiene lo stesso
risultato delle europee. Ma al Senato i risultati di Ds e
Margherita sono deludenti. A cosa può preludere questo risultato
?
I Ds al senato hanno il 17 per cento. È un dato
preoccupante, perché l’Ulivo prende più voti della somma di Ds e
Margherita. Questo può portare ad una accelerazione del partito
democratico. Anche se considerare il dato della Camera come un
viatico al partito democratico è fuorviante. L’Ulivo ha avuto
successo perché molti elettori Ds nelle regioni rosse hanno
visto in quei simbolo l’Ulivo del 2001. E poi c’è stato,
innegabile, un effetto di trascinamento di Prodi. La cosa
paradossale in questo successo dell’Ulivo è che alla Camera ha
portato via molti voti a Rifondazione. A Montecitorio il Prc non
è andato bene, perde voti. Il 5,8 ottenuto è un arretramento
rispetto alle europee.
Ma al Senato fa il pieno di vo-ti. Come lo
spieghi ?
Intanto perché hanno preso voti nostri non
essendoci la falce e martello. Probabilmente hanno tolto
qualcosa anche ai Ds. Il divario del Prc tra Camera e Senato è
di due punti secchi, quindi un dato macroscopico. Il miracolo
dei Comunisti Italiani è che mentre il Prc perde voti, mentre i
Verdi subiscono l’effetto Ulivo e rischiano di non raggiungere
il quorum, noi stiamo abbondantemente sopra la soglia e
guadagniamo voti. Se faranno il partito democratico, dobbiamo
rilanciare con forza l’unità a sinistra, la costruzione di un
soggetto politico federato di sinistra per il lavoro.
Per dar al prossimo governo di
centrosinistra quella forza che il voto non gli ha concesso
serviranno fatti ed atti concreti. Il segno visibile del
cambiamento da dove passa ?
Il governo deve fare immediatamente quello che
c’è scritto nel programma: andare in parlamento con il documento
per il ritiro delle truppe dall’Iraq. Dopo di che affronteremo,
è ovviamente cosa che non si fa in un giorno, i temi del lavoro
e della scuola.
Un ultima domanda. Non credi che si sia
parlato troppo presto di fine del berlusconismo ?
Senza Berlusconi oggi la destra sarebbe
distrutta. Dopo la settimana terribile, Matrix, l’Annunziata e
il primo duello con Prodi, Berlusconi ha iniziato la sua
"rivincita". Si è visto il Berlusconi aggressivo, all’attacco,
quello che parla dei coglioni che votano dall’atra parte, quello
che promette cose mirabolanti tipo l’abolizione di tutte le
tasse. Insomma il Berlusconi che parla al ventre molle del suo
elettorato. C’è un tratto reazionario della società italiana che
è rimasto immutabile nel corso di un secolo. La cosa che
dovrebbe preoccupare tutti è che Berlusconi prende un mucchio di
voti popolari, di gente che fatica ad arrivare alla fine del
mese. Il centrosinistra avrebbe dovuto tentare di recuperarli.
Noi lo abbiamo fatto e abbiamo conquistato nuovi consensi.
E questo nonostante alcuni compagni siano
usciti dal partito prima della campagna elettorale.
Chi è
uscito dal partito ha dato davvero un "grande apporto" ai Verdi
e alla Rosa nel pugno. Non c’è che dire... |