Esito elettorale

La Mala Erba
 

di Manuela Palermi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 14 aprile 2006

 

Da noi, nella sede della Direzione del Partito, non s’era data affidabilità agli exit poll. Siamo di buona memoria e l’esempio di Kerry dato per vincente su Bush veniva ricordato mentre Fassino telefonava esultante a Diliberto e il popolo dell’Unione correva fiducioso a riempire piazza Santi Apostoli. L'incredulità e la sorpresa ci hanno assalito alle proiezioni. Non ce l'aspettavamo quella sorta di fotofinish, quell'incertezza. Perché non ce l'aspettavamo ?

Evidentemente il berlusconismo s'era infilito come una mala erba nelle radici del paese e s'era esteso nel profondo, tanto che il suo popolo era accorso in massa alle urne. Ma altrettanto evidentemente, il centrosinistra non aveva creato una distanza, un'immunità.

Se è vero che Berlusconi aveva ridotto il paese allo sfascio e alla guerra (ed è vero), se è vero che s’era fatto leggi su misura per evitare la giustizia (ed è vero), se aveva ridotto a mercé lavoratori e studenti e se è vero che tutto il centrosinistra era su questo d’accordo, forse quel centrosinistra s’era trattenuto e nelle proposte e nei rimedi era stato reticente.

La distanza la crei se prendi le distanze, ci dicevamo in direzione, sennò rischi una sorta di promiscuità. Il balbettio sulle tasse e le incertezze sulla legge 30 e la scuola non ci avevano giovato, perché se le urne ci hanno rimandato un paese spaccato a metà, è su questioni concrete e quotidiane che è spaccato, non su ideologie.

Le sorprese non finivano. Il mattino dopo scoprivamo che i voti dei nostri connazionali all’estero - quelli che nei rigurgiti settari che a sinistra non mancano vengono considerati figli di Tremaglia - ci consegnavano una vittoria. Risicata, amara, ma vittoria. Più numerica che politica.

Poi man mano, col passare delle ore, scoprivamo i risultati del partito. E se all’inizio le percentuali sembravano deluderci, un’attenzione maggiore ci dava la certezza di un successo. Bene al Senato: l’accordo coi verdi e i consumatori aveva funzionato. Ma bene, benissimo alla Camera, dove c’eravamo presentati soli, col nostro simbolo, scontando anche tensioni e ridicole strumentalizzazioni interne. Se ci sono due sorprese, in queste elezioni, siamo noi e Di Pietro. Alla Camera Prc è rimasta al palo (bene al senato, ma molti voti nostri, e forse anche diessini, sono finiti lì essendo l’unico simbolo con falce e martello), Rosa nel pugno non ha sfiorato le attese, mentre i Ds dove si sono presentati da soli hanno perso quasi tre punti.

Il partito ha incassato novecentomila voti, mica bruscolini. Un risultato che s’è conquistato andando solitario contro, il senso comune creato dai colpi della destra e dal buonismo della sinistra. Tre esempi per farmi capire. La Costituzione è stata picconata selvaggiamente: qualcuno del centrosinistra inizialmente ha assecondato i picconatori votando con loro. S’è lasciato uno spazio indecoroso al Vaticano, che opera da noi come in una terra di conquista. Sulla guerra all’Iraq s’è camminato sulle sabbie mobili finché il Pdci ha clamorosamente abbandonato il tavolo di programma dell’Unione. Tre esempi che rappresentano tre principi fondanti dello Stato italiano -Costituzione, laicità, rifiuto della guerra. Se si incrinano questi, che sono le basi della democrazia repubblicana, nelle viscere del paese si fa largo un sentimento eversivo, anche quando celato dall’indifferenza e dal qualunquismo. Fa bene Diliberto a dire, nell’intervista a Rinascita, che bisogna affrettarsi, che non c’è tempo da perdere a ritirare le truppe dall’Iraq. Un primo atto da fare in fretta per rimettere in piedi un principio costitutivo e ristabilire una distanza. La vittoria dell’Unione è troppo ristretta per concedersi cautele e tempi lunghi.



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Comunicato