Coerenza a Sinistra

Il caso Diliberto
 

di Manuela Palermi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 10 marzo 2006

 

Una  incontenibile pulsione politically correct ha percorso i giornali e le televisioni, e sul Pdci ed il suo segretario s’è scatenato un uragano di proteste per la partecipazione alla manifestazione per la Palestina, per la dichiarazione sulle mani di Bush che grondano sangue, per il faccia a faccia televisivo con Berlusconi, Il fenomeno è di tali dimensioni che vale la pena rifletterci. Il Pdci ed il suo segretario hanno partecipato, come sempre, ad una manifestazione per la Palestina. Un popolo recintato da un muro, occupato da anni e anni, affamato, senza diritti, costretto a vivere in campi profughi dove anche l’aria è un lusso. Dovere di ogni democratico essere presente. E invece il Pdci era solo, unico partito assieme ai movimenti che si battono per quella disgraziata terra. Ma la diserzione ha permesso ad esponenti della destra ed anche, purtroppo, ad alcuni della comunità ebraica, di fare l’equazione rozza e sorda su cui da tempo vanno campando Bush e soci: la resistenza di un popolo oppresso è come il terrorismo e chi appoggia quella resistenza appoggia il terrorismo. A poco vale la condanna di ogni forma di terrorismo, dire che un impulso formidabile gli viene proprio dalla guerra, che battersi per "due popoli due stati" è l'unico modo per interrompere il circuito forsennato guerra-terrore. Diliberto l’ha detto e l’ha scritto. Non vale. Ma essendo uomo tenace, poco incline ai cambi di casacca, quando gli hanno chiesto che ne pensava della stretta di mano di Berlusconi a Bush, ha affermato  che le mani di quest’ultimo grondano sangue. Occorre ricordare la guerra in Iraq ? Le torture di Abu Graib, il fosforo su Falluja, il carcere di Guantanamo ? Le migliaia e migliaia di civili morti sotto le bombe ?

Difficile raccontare quel che s’è scatenato contro di lui. Tento una sintesi: opportunismo, volgarità, tentativo di raccattare voti, identità sbiadita e dissipata, uguale a Calderoli, amico di terroristi (vedi Hezbollah e Baraldini)... Unica voce fuori dal coro un pezzo di Berselli sulla Repubblica. Avverte, Berselli, di non sottovalutare il tentativo di Diliberto di ricostruire una sinistra in questo paese, perché troppo popolo dopo la fine del Pci è rimasto senza partito. La maggior parte s’è raggruppato sotto le bandiere dei Ds, ma fatica a comprenderne i mutamenti, il moderatismo, fatica a seguire il cammino verso il partito democratico che lascia dietro di sé, perso, uno patrimonio inestimabile.

Che si siano scatenati certi politici - Pannella, Capezzone, Storace, Boniver, ecc. - pazienza. Quel che ha impressionato è stato il ruolo dell’informazione. L’Italia è un paese difficile da scrivere e da camparci. C’è una politica malata dopo che le capriole dei Ds l’hanno privato di sinistra. Ci sono due schieramenti che hanno paura di non somigliarsi. C’è un paese in cui il peso del Vaticano, degli Usa, delle lobby di interessi, dei teo-cons nostrani, permette l’alternanza e impedisce ogni alternativa perché tutto resti indistinto. L’informazione è impegnata ad accompagnare questa indistinzione a vantaggio della distinzione suprema: l’immodifìcabilità di un sistema che ha interessi consolidati e che, per mantenere questi interessi, ha costruito una potente ragnatela di rapporti.

Il caso Diliberto nasce da ciò. Lui non ci sta, gli altri non ascoltano le sue ragioni, l’unica preoccupazione è stritolare la scheggia impazzita. E allora titoloni sui giornali e raffiche di articoli che passano dall’irrisione all’intimidazione. Alcuni giornalisti si immedesimano al punto da intimare all’Unione di farsi sentire, obbligando Diliberto a recedere dal faccia a faccia con Berlusconi. Leggetevi l’editoriale di Lucia Annunziata sulla Stampa del 6 marzo: strepitoso.

Per questo noi di Rinascita abbiamo voluto dedicare molte pagine di questo numero all’informazione, dai grandi contenitori televisivi che ci affogano in una realtà inesistente, alle lotte per accaparrarsi una testata, ai giornalisti embedded che raccontano la guerra senza vederla. È un fenomeno grave, che s’è acuito nell’era berlusconiana, ma che c’è sempre stato nelle democrazie incompiute.



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DIREZIONE NAZIONALE
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Comunicato