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Una incontenibile pulsione politically correct
ha percorso i giornali e le televisioni, e sul Pdci ed il suo
segretario s’è scatenato un uragano di proteste per la
partecipazione alla manifestazione per la Palestina, per la
dichiarazione sulle mani di Bush che grondano sangue, per il
faccia a faccia televisivo con Berlusconi, Il fenomeno è di tali
dimensioni che vale la pena rifletterci. Il Pdci ed il suo
segretario hanno partecipato, come sempre, ad una manifestazione
per la Palestina. Un popolo recintato da un muro, occupato da
anni e anni, affamato, senza diritti, costretto a vivere in
campi profughi dove anche l’aria è un lusso. Dovere di ogni
democratico essere presente. E invece il Pdci era solo, unico
partito assieme ai movimenti che si battono per quella
disgraziata terra. Ma la diserzione ha permesso ad esponenti
della destra ed anche, purtroppo, ad alcuni della comunità
ebraica, di fare l’equazione rozza e sorda su cui da tempo vanno
campando Bush e soci: la resistenza di un popolo oppresso è come
il terrorismo e chi appoggia quella resistenza appoggia il
terrorismo. A poco vale la condanna di ogni forma di terrorismo,
dire che un impulso formidabile gli viene proprio dalla guerra,
che battersi per "due popoli due stati" è l'unico modo per
interrompere il circuito forsennato guerra-terrore. Diliberto
l’ha detto e l’ha scritto. Non vale. Ma essendo uomo tenace,
poco incline ai cambi di casacca, quando gli hanno chiesto che
ne pensava della stretta di mano di Berlusconi a Bush, ha
affermato che le mani di quest’ultimo grondano sangue. Occorre
ricordare la guerra in Iraq ? Le torture di Abu Graib, il
fosforo su Falluja, il carcere di Guantanamo ? Le migliaia e
migliaia di civili morti sotto le bombe ?
Difficile raccontare quel che s’è scatenato
contro di lui. Tento una sintesi: opportunismo, volgarità,
tentativo di raccattare voti, identità sbiadita e dissipata,
uguale a Calderoli, amico di terroristi (vedi Hezbollah e
Baraldini)... Unica voce fuori dal coro un pezzo di Berselli
sulla Repubblica. Avverte, Berselli, di non sottovalutare il
tentativo di Diliberto di ricostruire una sinistra in questo
paese, perché troppo popolo dopo la fine del Pci è rimasto senza
partito. La maggior parte s’è raggruppato sotto le bandiere dei
Ds, ma fatica a comprenderne i mutamenti, il moderatismo, fatica
a seguire il cammino verso il partito democratico che lascia
dietro di sé, perso, uno patrimonio inestimabile.
Che si siano scatenati certi politici - Pannella,
Capezzone, Storace, Boniver, ecc. - pazienza. Quel che ha
impressionato è stato il ruolo dell’informazione. L’Italia è un
paese difficile da scrivere e da camparci. C’è una politica
malata dopo che le capriole dei Ds l’hanno privato di sinistra.
Ci sono due schieramenti che hanno paura di non somigliarsi. C’è
un paese in cui il peso del Vaticano, degli Usa, delle lobby di
interessi, dei teo-cons nostrani, permette l’alternanza e
impedisce ogni alternativa perché tutto resti indistinto.
L’informazione è impegnata ad accompagnare questa indistinzione
a vantaggio della distinzione suprema: l’immodifìcabilità di un
sistema che ha interessi consolidati e che, per mantenere questi
interessi, ha costruito una potente ragnatela di rapporti.
Il caso Diliberto nasce da ciò. Lui non ci sta,
gli altri non ascoltano le sue ragioni, l’unica preoccupazione è
stritolare la scheggia impazzita. E allora titoloni sui giornali
e raffiche di articoli che passano dall’irrisione
all’intimidazione. Alcuni giornalisti si immedesimano al punto
da intimare all’Unione di farsi sentire, obbligando Diliberto a
recedere dal faccia a faccia con Berlusconi. Leggetevi
l’editoriale di Lucia Annunziata sulla Stampa del 6 marzo:
strepitoso.
Per questo noi di Rinascita abbiamo voluto
dedicare molte pagine di questo numero all’informazione, dai
grandi contenitori televisivi che ci affogano in una realtà
inesistente, alle lotte per accaparrarsi una testata, ai
giornalisti embedded che raccontano la guerra senza vederla. È
un fenomeno grave, che s’è acuito nell’era berlusconiana, ma che
c’è sempre stato nelle democrazie incompiute. |