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Il grande contributo dato dai comunisti Italiani
ai dodici tavoli programmatici dell’Unione si palesa anche dai
contenuti che ne sono venuti fuori. Non sempre è stato facile
portare avanti le nostre ragioni, alcune volte si è arrivati
allo scontro con i nostri alleati - come al tavolo tecnico sulla
politica estera - il più delle volte, invece, si è giunti a
compromessi politici accettabili. Restano, in ogni modo, tutte
in piedi le priorità programmatiche del Pdci, che costituiscono
la nostra spina dorsale per il prossimo, auspicabile, governo di
centro-sinistra. Sulle cose da fare, l’obiettivo del Partito,
per i prossimi cinque anni, vale a dire da dopo le elezioni in
poi, sarà quello di stare con il fiato sul collo degli alleati,
nell’intento di lavorare a spostare il baricentro della
coalizione il più a sinistra possibile, consci del fatto che le
posizioni dei settori moderati dell’Unione sono, ad oggi,
maggiormente rappresentati e più forti di prima: la logica dei
numeri e la mancanza di volontà unitaria della sinistra,
purtroppo, lo testimoniano.
Una volta al governo, quindi, quali saranno i
punti fermi su cui i Comunisti Italiani non rinunceranno a far
sentire la loro voce ? Innanzitutto, il tema della pace e della
guerra, sul cui argomento non concordiamo con le posizioni di
programma assunte dall’Unione. Dall’Iraq bisogna ritirarsi
immediatamente, senza tentennamenti di sorta e senza alcuna
indecisione. L’Italia ha contributo a martoriare quel Paese, a
militarizzarlo e a renderlo, di fatto, sempre più territorio di
battaglie e di scontri. Urge il ritiro senza se e senza ma. Il
lavoro, inoltre, sarà costantemente al centro delle nostre
attenzioni. Sono troppe, infatti, le brutture legislative fatte
in materia ed è tanta l’attesa che i lavoratori ed i giovani
italiani ripongono nell’Unione. Pur apprezzando l’impianto
generale a cui si è arrivati nel programma del centro-sinistra,
le priorità del Pdci sono ben più marcate rispetto a quelle
degli altri partiti: l’abolizione della legge 30, la
reintroduzione di un meccanismo automatico di indicizzazione dei
salari e delle pensioni, la rappresentanza sindacale dei
lavoratori e l’aumento delle pensioni, con un ritorno al sistema
retributivo o con un sistema che valorizzi i contributi versati.
Per la scuola, invece, l’intento sarà quello di
cancellare la controriforma Moratti, riaffermando il principio
universale di un vero diritto allo studio, ripristinando le
leggi per il tempo pieno, per quello prolungato, per l’orario
minimo a 30 ore settimanali e il progressivo elevamento
dell’obbligo scolastico fino a 18 anni. Per quanto concerne
l’immigrazione, il Pdci reclamerà l’abrogazione della Bossi-Fini
e la chiusura dei Centri di permanenza territoriali. Sul
delicato tema dell’informazione e della comunicazione, la
priorità è quella di mettere mano, in maniera seria e
definitiva, alla questione del conflitto di interessi -
garantendo adeguatamente le nostre Istituzioni - la difesa del
servizio pubblico - impedendo la privatizzazione della Rai - e
la pluralità delle informazioni. Sul fronte dei diritti civili,
essenziali sarà il riconoscimento legislativo per le cosiddette
Unioni di fatto. Sempre di più sono le persone, etero o
omosessuali, che, di fatto, vivono in questo regime e compito
dello Stato è quello di tutelarle adeguatamente. Determinato,
infine, sarà il ruolo del Partito in materia di cultura, ridando
dignità al settore, considerandolo finalmente una risorsa e non
uno spreco. A tal fine il Pdci si impegna a rimpinguare il Fondo
Unico per lo Spettacolo, continuamente taglieggiato in tutti
questi anni dal governo. Sono queste le cose su cui il Partito
sarà chiamato a lavorare per ottenere il massimo consenso
elettorale. |