Verso il voto:
Intervista al segretario del PdCI, Oliviero Diliberto
 

A Sinistra
con l
'Unione

 

di Gianni Montesano

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 9 dicembre 2005

 

“Ripartiamo tutti insieme per portare i comunisti in Parlamento”. Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto affronta  il mancato accordo per la lista arcobaleno ricostruendo le fasi politiche della vicenda, rilancia la proposta strategica della confederazione della sinistra e si sofferma sul dibattito interno al partito. Un dibattito rappresentato in modo fuorviante da alcune ricostruzioni giornalistiche. Diliberto sottolinea la responsabilità dei Verdi nell’aver rifiutato la proposta di una lista unitaria della sinistra.

Una ricostruzione che svela alcuni interessanti retroscena della discussione con gli “amici ambientalisti”, un racconto fatto “senza alcuna intenzione polemica ma semplicemente per ristabilire la verità dei fatti” di quello che poteva essere  un “primo concreto passo in avanti  verso la riaggregazione della sinistra”, a maggior ragione nella delicata fase di costruzione del programma dell’Unione.

Iniziamo dallo scenario  politico. La lista Arcobaleno è saltata, ma anche il dibattito sul programma dell’Unione non è semplice. Cosa succede?

Credo che occorra fare un  passo indietro prima di ripercorrere la cronaca di questi ultimi giorni. Per fare questo intendo partire dalle questioni programmatiche. Ci stiamo avvicinando ad una delicata costruzione del programma del centrosinistra nell’auspicio che si riesca a battere Berlusconi e a vincere le elezioni politiche della prossima primavera. Sul programma esiste un grande rischio di arretramento rispetto  alla bozza che fu elaborata la scorsa estate perché vi è una spinta delle componenti moderate. Le contraddizioni stanno emergendo in moltissimi campi. Innanzitutto in politica estera. Sulla vicenda del ritiro delle truppe italiane dall’Iraq siamo passati progressivamente dal “ritiro immediato”  - che era la formulazione condivisa da tutto il centrosinistra - ad un “ritiro graduale e concordato con le autorità irachene”. Quest’ultima formulazione è chiaramente inaccettabile perché introduce una posizione di subalternità rispetto ad interessi terzi (quelli del governo statunitense in primo luogo). Questa modifica della prospettiva su cui affrontare il ritiro ci ha portato alla  rottura al tavolo programmatico della politica internazionale. Sulla politica estera la situazione non è facile, ma serie difficoltà permangono anche su molte altre aree tematiche che sono oggetto di discussione. Sui temi del lavoro e della lotta al precariato assistiamo a pericolosi cedimenti. Emerge il tentativo di  fare assumere a tutta la coalizione un approccio da “licenziamento facile” insieme a forti resistenze contro l’abrogazione della legge 30, che per noi, invece, è tema dirimente. E così anche sui temi della scuola pubblica, della laicità dello Stato, della sanità e così via. Insomma  ci stiano avviando verso la costruzione di un programma dall’impronta fortemente moderata e questo pone il problema del peso della sinistra all’interno dello schieramento. E’ un problema che riguarda i rapporti di forza all’interno dell’alleanza. Se la sinistra sarà divisa, frammentata, sarà molto più difficile far passare le nostre proposte, i nostri contenuti. Noi non mettiamo  e non metteremo in discussione la nostra presenza nell’Unione, ma vorremmo che al suo interno ci fosse un bilanciamento a sinistra sui contenuti programmatici per contenere le spinte dei moderati e per far avanzare le proposte a favore dei lavoratori e dei ceti deboli. E’ dall’esigenze di avere più sinistra che nasce la proposta strategica, che noi ribadiamo, di aggregare le forze di sinistra.

Il tema della riaggregazione della sinistra  è una costante dei tuoi ragionamenti. Resta ancora valida dopo il fallimento della lista arcobaleno?

Assolutamente sì. Su questa proposta abbiamo fatto due congressi. È una proposta che nasce dall’esigenza profonda di far fare una salto di qualità alla sinistra italiana lasciandoci alle spalle vecchi rancori e personalismi. E’ un proposta di carattere strategico che abbiamo avanzato in perfetta solitudine cinque anni fa e che, da oltre un anno, è divenuta oggetto di dibattito politico fra ampi settori della sinistra italiana. Il fallimento della lista Arcobaleno non è la sconfitta del nostro progetto che, anzi, rilanciamo. Attorno a questa proposta si sono aggregati ampi settori della sinistra della CGIL, parte dei cosiddetti girotondi, figure storiche del Manifesto. Tutti questi soggetti si sono ritrovati, dall’inizio dell’anno, nella Camera di Consultazione della sinistra promossa da Asor Rosa, un eccezionale esperimento di confronto politico che  nasce, a sua volta, sulla base del lavoro svolto dal Forum per l’alternativa  programmatica di governo guidato da Giampaolo Patta, che ha operato lo scorso anno definendo una comune piattaforma di lavoro. La Camera di consultazione era, in larga misura, favorevole a trovare “forme di rappresentanza unitaria”, ossia a  trovare un modo per formare un aggregato elettorale di quanti già avevano una piattaforma politica comune - noi la chiamiamo confederazione, altri la possono chiamare in altri modi, ma la sostanza è la stessa. Sarebbe stato un primo, concreto passo in avanti verso una nuova unità della sinistra. D’altronde, in merito alle convergenze programmatiche, basta pensare che oggi noi, i Verdi, Rifondazione e quella che si definisce la “sinistra ds”, tanto per stare ai soggetti politici presenti in Parlamento, siamo d’accordo praticamente quasi su tutto, alle Camere votiamo quasi sempre allo stesso modo su pace, lavoro, diritti, democrazia; insomma sulla gran parte dei provvedimenti che giungono in discussione.

Rifondazione, tuttavia, ha più volte rifiutato di discutere la nostra proposta di riaggregazione a sinistra.

Rifondazione ha manifestato la sua totale indisponibilità a seguire questo percorso. Noi continuiamo a rivolgerci a quel partito, ai suo militanti e dirigenti, invitandoli a riflettere sull’importanza di una ricomposizione a sinistra. Al momento non possiamo  che registrare la scelta negativa, ma noi insisteremo.

Torniamo all’Arcobaleno. Sembrava che la partecipazione dei Verdi alla lista unitaria fosse acquisita, e invece, man mano, si sono ritratti. Cosa è successo che ha prodotto l’impossibilità di una lista arcobaleno?

Dalla convergenza su un progetto comune di riunificazione della sinistra è nata, da  tempo, l’ipotesi di una “lista arcobaleno” che mettesse insieme i soggetti di cui ho parlato prima (sinistra sindacale, associazionismo, intellettualità), noi e i Verdi. Pensavamo che gli ambientalisti si sentissero parte della sinistra italiana. E qui veniamo alla cronaca dei fatti. Sabato 19 novembre, all’assemblea pubblica della Camera di Consultazione, ho rilanciato la proposta, ma il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio l’ha fatta completamente cadere nel vuoto, nei fatti si è detto indisponibile. Dopo l’assemblea pubblica abbiamo fatto un ultimo tentativo  in forma riservata. Mercoledì 23 ci siamo incontrati a Montecitorio io, il nostro capogruppo alla Camera Pino Sgobio, Pecoraro Scanio, Paolo Cento e il senatore verde Stefano Boco. Abbiamo riconfermato la nostra disponibilità a trattare “a tutto campo”, ma sono stati i Verdi a dirci che erano loro ad avere l’esigenza di presentare “il sole che ride”, il loro simbolo. Lo dico senza alcuna intenzione polemica nei confronti dell’amico Pecoraio, ma semplicemente per ristabilire la verità dei fatti. Tutto il resto è menzogna. Spudorata.

Veniamo al dibattito interno. Sabato 26 esce sul “Corriere della Sera” un’intervista del presidente Armando Cossutta che invita a togliere la falce e martello pur di dare vita alla lista arcobaleno e dice che il comunismo è finito.

La Direzione nazionale si è riunita martedì 29 ed ha ribadito la piena fiducia al presidente Armando Cossutta, che è il presidente di tutti noi e che gode della fiducia del  partito. Il presidente Cossutta ha ampiamente chiarito, sia sullo stesso “Corriere della Sera” che su “Repubblica”, il senso delle sue parole, precisando la frase sul comunismo e riconoscendo una certa discrepanza temporale della sua intervista rispetto ai tempi della trattativa con i Verdi.

Qualche giornale ha dipinto una discussione a tinte forti.

Abbiamo discusso molto. Abbiamo discusso in modo maturo, libero. E’ immaturo un partito imbalsamato, incapace di avere al suo interno opinioni diverse da portare, poi, a sintesi. Noi non siamo una sorta di caserma. E alcune ricostruzioni giornalistiche del nostro dibattito, forse  anche  favorite da qualche sciocca ed autolesionistica versione di esso uscita dal nostro interno, sono del tutto fuorvianti. Nessun processo, nessuna resa dei conti. Anche perché, rispetto alla storia grande e  terribile del comunismo nel mondo, se ci fossimo comportati così saremmo passati dalla tragedia alla farsa. Ed io, invece, ho i piedi saldamente piantati per terra. Sono, anzi, di un esasperato pragmatismo - e qualcuno me lo rimprovera – sono nemico dell’ideologismo (che è cosa diversa, anzi opposta rispetto all’ideologia); mi ritengo alieno da qualunque fumisteria identitaria, da qualunque deriva settaria o isolazionista. Sono, e resterò, semplicemente un comunista italiano. Abbiamo difeso il partito. Adesso  ripartiamo tutti insieme: con chi ci starà. L’obiettivo è quello di portare nel 2006 il maggior numero possibile di comunisti nel Parlamento italiano. Buon lavoro a tutti.



Verso il voto
Comunisti italiani, ora avanti tutta
di Pino Sgobio
da "La Rinascita della Sinistra"

L'UNIONE
Noi e il programma dell’Unione
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DIREZIONE NAZIONALE
del 29 novembre 2005
Comunicato