No alla controriforma Moratti

La lotta di
docenti e studenti.
Lotta per la democrazia

 

di Piergiorgio Bergonzi

Da "La Rinascita della Sinistra"
del 4 novembre 2005

 

Martedì, venticinque ottobre. Un gruppo di parlamentari di Alleanza Nazionale provocatoriamente schierato all’ingresso del Parlamento si rivolge a migliaia di studenti con gesti irripetibili, con un atteggiamento che richiama quello di tipo fascista. Di fronte, piazza Montecitorio gremita di studenti e ricercatori universitari, moltissimi, motivatissimi, determinati, pacifici, espressione di una lotta diffusa in centinaia di scuole ed università (come da anni non accadeva) in difesa e per l’affermazione di un diritto inalienabile: quello alla scuola e al sapere per tutti. Lì a rappresentare la Costituzione italiana certamente più che i parlamentari di Alleanza nazionale.

La Moratti fa ancor peggio, se possibile. Dice che gli studenti, e quindi anche i rettori delle università (che pure si oppongono alla sua legge), non hanno capito. E invece, purtroppo, hanno capito benissimo. Come avevano ben capito, i genitori e gli insegnanti che in moltissime città d’Italia manifestavano per la qualità e il tempo pieno della scuola dell’obbligo.

Tutti hanno capito che la destra vuole riportarci indietro di un secolo negando il diritto di istruzione per tutti. La mobilitazione di massa di oggi è stata motivata da due provvedimenti che vanno proprio in tale direzione. Il primo che, in attuazione della legge 53 (controriforma Moratti), vuole sancire definitivamente l’abbassamento dell’obbligo di istruzione, la canalizzazione precoce di ragazzini tredicenni al mondo del lavoro consentendo l’accesso ad una istruzione qualificata solo a ristrette elites privilegiate. Il secondo, relativo alla docenza universitaria. Esso umilia l’università italiana negandole fondi indispensabili, gettando il fondamentale patrimonio di conoscenze di cinquantamila ricercatori. Esso contribuirà a dequalificare il sistema universitario compromettendone, nel contempo, la democrazia.

Si tratta di due provvedimenti legislativi finalizzati a sovvertire, contro la Costituzione, l’intero sistema scolastico ed universitario italiano. Essi ripristineranno, quando compiutamente realizzati, una discriminazione classista che riduce e nega il diritto di istruzione, la “conditio sine qua non” per creare la società della destra: senza sviluppo, senza diritti, ademocratica.

Dunque nella mobilitazione di oggi stanno le mille ragioni per sconfiggere questa sciagurata destra e per abrogare il suo progetto. Nel contempo tale lotta indica una strada molto impegnativa per un futuro governo dell’Unione. Quella di individuare nel diritto alla scuola e al sapere, come in quello al lavoro, una priorità politica assoluta e di far proprio un fondamentale obiettivo strategico: elevare il livello di istruzione nel nostro Paese nella consapevolezza che ciò costituisce presupposto per il lavoro, per lo sviluppo, per la democrazia, per i diritti e il futuro di ogni persona, per realizzare la società dell’uguaglianza. E’ conseguente l’impegno programmatico da assumere nei confronti dell’intera società: elevare l’obbligo di istruzione gratuito fino a 18 e subito a 16 anni di età, realizzare le riforme necessarie nella scuola e insieme alla scuola per il conseguimento di tale obiettivo, stanziare le risorse indispensabili portando al 6% del Pil i fondi per scuola università e ricerca. Così si potrà affermare il diritto al sapere e alla scuola per tutti e far sì che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, possano raggiungere i gradi più alti degli studi”. Come prescrive la Costituzione.



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