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Martedì, venticinque ottobre. Un gruppo di
parlamentari di Alleanza Nazionale provocatoriamente schierato
all’ingresso del Parlamento si rivolge a migliaia di studenti
con gesti irripetibili, con un atteggiamento che richiama quello
di tipo fascista. Di fronte, piazza Montecitorio gremita di
studenti e ricercatori universitari, moltissimi, motivatissimi,
determinati, pacifici, espressione di una lotta diffusa in
centinaia di scuole ed università (come da anni non accadeva) in
difesa e per l’affermazione di un diritto inalienabile: quello
alla scuola e al sapere per tutti. Lì a rappresentare la
Costituzione italiana certamente più che i parlamentari di
Alleanza nazionale.
La Moratti fa ancor peggio, se possibile. Dice
che gli studenti, e quindi anche i rettori delle università (che
pure si oppongono alla sua legge), non hanno capito. E invece,
purtroppo, hanno capito benissimo. Come avevano ben capito, i
genitori e gli insegnanti che in moltissime città d’Italia
manifestavano per la qualità e il tempo pieno della scuola
dell’obbligo.
Tutti hanno capito che la destra vuole riportarci
indietro di un secolo negando il diritto di istruzione per
tutti. La mobilitazione di massa di oggi è stata motivata da due
provvedimenti che vanno proprio in tale direzione. Il primo che,
in attuazione della legge 53 (controriforma Moratti), vuole
sancire definitivamente l’abbassamento dell’obbligo di
istruzione, la canalizzazione precoce di ragazzini tredicenni al
mondo del lavoro consentendo l’accesso ad una istruzione
qualificata solo a ristrette elites privilegiate. Il secondo,
relativo alla docenza universitaria. Esso umilia l’università
italiana negandole fondi indispensabili, gettando il
fondamentale patrimonio di conoscenze di cinquantamila
ricercatori. Esso contribuirà a dequalificare il sistema
universitario compromettendone, nel contempo, la democrazia.
Si tratta di due provvedimenti legislativi
finalizzati a sovvertire, contro la Costituzione, l’intero
sistema scolastico ed universitario italiano. Essi
ripristineranno, quando compiutamente realizzati, una
discriminazione classista che riduce e nega il diritto di
istruzione, la “conditio sine qua non” per creare la società
della destra: senza sviluppo, senza diritti, ademocratica.
Dunque nella mobilitazione di oggi stanno le
mille ragioni per sconfiggere questa sciagurata destra e per
abrogare il suo progetto. Nel contempo tale lotta indica una
strada molto impegnativa per un futuro governo dell’Unione.
Quella di individuare nel diritto alla scuola e al sapere, come
in quello al lavoro, una priorità politica assoluta e di far
proprio un fondamentale obiettivo strategico: elevare il livello
di istruzione nel nostro Paese nella consapevolezza che ciò
costituisce presupposto per il lavoro, per lo sviluppo, per la
democrazia, per i diritti e il futuro di ogni persona, per
realizzare la società dell’uguaglianza. E’ conseguente l’impegno
programmatico da assumere nei confronti dell’intera società:
elevare l’obbligo di istruzione gratuito fino a 18 e subito a 16
anni di età, realizzare le riforme necessarie nella scuola e
insieme alla scuola per il conseguimento di tale obiettivo,
stanziare le risorse indispensabili portando al 6% del Pil i
fondi per scuola università e ricerca. Così si potrà affermare
il diritto al sapere e alla scuola per tutti e far sì che “i
capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, possano
raggiungere i gradi più alti degli studi”. Come prescrive la
Costituzione. |